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Degrado dei Cimiteri ferajesi e l'irrisolto problema dei colombi

Scritto da  Agnese Nannini Giovedì, 29 Ottobre 2026 10:02

Mi sono recata spesso in visita ad altri cimiteri isolani, ma non ho mai notato tanta incuria e tanto sudiciume, soprattutto alle porte delle festività dei morti. Mi sarei aspettata in questi giorni che qualche volontario in squadra, visto che i cimiteri sono affidati alle varie confraternite ( eccetto la parte Comunale), provvedesse o per lo meno ci fosse un “addetto o custode” che si occupa della “gestione” della struttura, come era da quando ero piccola, la mia famiglia mi portava al cimitero per avvicinare i figli ad una evidenza del trapasso purtroppo (non c’era il bigottismo di oggi di non portare i figli in questi luoghi per non traumatizzarli e farli vivere tra giochi e balocchi, la realtà è diversa, pensando che la morte non esiste) e specialmente durante le festività dei morti dove i cimiteri si popolavano di persone, vive!

 

Sorvolo sull’indecenza e il degrado della parte storica e monumentale del cimitero della Misericordia (Neri) già lamentato da qualcuno sulla stampa circa le deiezioni dei piccioni e non mi sembra ci sono stati miglioramenti da quelle segnalazioni...
Adesso mi pare giunto il tempo di far presente anche quello del Santissimo Sacramento dove i corridoi già partendo dalla cappella interna, le limitrofe e le superiori zone, ospitano piccioni e loro cadaveri maleodoranti oltre a diverse quantità di escrementi vecchi e nuovi, che si accumulano ogni giorno, come documentato nelle allegate foto.

 

Il DPR 285/90 disporrebbe che la manutenzione, ordine e vigilanza nei cimiteri del Sindaco, e teoricamente la Asl, dovrebbe controllare il funzionamento dei cimiteri e proporre al Sindaco gli interventi e i provvedimenti da adottare più opportuni, specie per la tutela della salute pubblica.

 

Ho notato che in alcuni colombari, loculi e alcune aree del cimitero, sono state poste delle reti per evitare che i piccioni vadano a introdursi, ma c’è sempre qualcuno che cerca di fare angoli nella rete in modo che i pennuti possono nuovamente rioccupare quegli spazi (se fossero le tombe dei loro cari forse non lo farebbero, ma visto come si comportano, evidentemente dei propri familiari non importava nulla né quando erano in vita, né da morti) o lasciano aperte finestre e porte.

 

Viene da sorridere quando tra i corridoi si leggono moniti di non lasciare per terra lumini con la cera e piante perché verrebbero buttate, al contrario si preferisce tenere e non pulire il guano dei piccioni che imbrattano oltre luci, marmi e fiori anche scope e cassettiere da non potersi toccare. Si vede ed evidentemente chiaro, che non si provvede!

 

Eppure prima non c’era tutto questo degrado e piccioni dentro i corridoi del cimitero dei Bianchi non se ne vedevano...Poi qualcuno poco informato credo volutamente, ha fatto circolare la voce che i piccioni sono protetti e quindi non si devono toccare.. ed infatti sono troppe le persone che oggi ci circondano attribuendo ad animali dei diritti incuranti del benessere e della salute pubblica per eventuali malattie. Forse il problema è nato quando nel 2013 il commissario Janez Potočnik asserì che i piccioni sono considerati fauna selvatica e quindi rientrano a pieno titolo nella Direttiva uccelli e che quindi sono tutelati? E’ probabile. Certamente i piccioni, rientrano nella Direttiva uccelli, ma il piccione - Columba livia è nell’allegato II - parte A ma tra le specie cacciabili, non è nell’allegato I dove rientrano invece specie per cui sono previste misure speciali di conservazione per quanto riguarda l’habitat, per garantire la sopravvivenza e la riproduzione di dette specie nella loro area di distribuzione per instaurare un regime generale di protezione di tutte le specie di uccelli di cui all’articolo 1, che comprenda in particolare il divieto:

a) di ucciderli o di catturarli deliberatamente con qualsiasi metodo;

b) di distruggere o di danneggiare deliberatamente i nidi e le uova e di asportare i nidi;

c) di raccogliere le uova nell’ambiente naturale e di detenerle anche vuote;

d) di disturbarli deliberatamente in particolare durante il periodo di riproduzione e di dipendenza quando ciò abbia conseguenze significative in considerazione degli obiettivi della presente direttiva;

e) di detenere gli uccelli delle specie di cui sono vietate la caccia e la cattura.

Nell’allegato I tra i Columbiformes sono elencati solo Columba palumbus azorica, Columba trocaz Columba bollii e Columba junoniae. Non c’è traccia alcuna del Columba livia, per la Direttiva prevede delle norme per cui anche se cacciabili, non bisogna arrivare all’estinzione.

 

Ma veniamo all’aspetto legato al nostro problema. La direttiva uccelli, all’art 9, dice esplicitamente che gli stati membri possono derogare agli articoli 5 e 8 : nell’interesse della salute e della sicurezza pubblica, nell’interesse della sicurezza aerea, per prevenire gravi danni alle colture, al bestiame, ai boschi, alla pesca e alle acque, per la protezione della flora e della fauna.
Il colombo selvatico – columba livia, è sempre stata specie cacciabile dall’uomo e di problematica definizione sia per la quasi estinzione delle forme locali, sia per la diffusione delle forme domestiche rinselvatichite.

 

Come si sa il colombo è da sempre stato allevato dall’uomo da secoli, sia come viaggiatore postale, sia come forma di allevamento e altri motivi utilitaristici.
In conseguenza a tutto ciò, il colombo o piccione selvatico – columba livia, è oggi presente in tre entità differenti: a) colombo selvatico originale b) le diverse razza domestiche ed allevate mantenute in tale stato c)le numerose popolazioni di colombi rinselvatichiti più o meno reintrodotte o ibridati anche con forme domestiche sfuggite al controllo umano, ma sempre di colombo - columba livia si tratta. In genere si indica sp. Pl, quando non si indica o si mette sp pl, significa “tutte le forme”. Quindi è inutile inventarsi e distinguere tra selvatico o domestico, tra terricolo e urbano, tra piccione di città e di campagna, tra forma domestica e no...sempre di columba livia si tratta indicata in allegato II e non in allegato I e sempre specie derogabile per motivi sanitari, che in caso di mancanza, le autorità competenti rincorro sempre nell’omissione di atti d’ufficio.
Per le forme “domestiche”, visto che ultimamente si è diffusa questa nomenclatura, vi sono già diverse regioni che si stanno adeguando con piani di controllo nelle città e nelle campagne (ricordo che i piccioni mietono raccolti al pari dei cinghiali e contaminano anche derrate alimentari..).

 

Pare quindi chiaro che qualcuno a Portoferraio o qualche “animalista”, non conoscendo la Direttiva Uccelli, non se la legge e volutamente la reinterpreta a suo piacimento, contravvenendo a precisi obblighi normativi quando si parla di interesse alla salute e alla sicurezza pubblica, e l’obbligo principale a livello amministrativo, o per chi gestisce i cimiteri, è pulire per prevenire problemi igienico sanitari e fare in modo che gli animali non entrino.

 

Dobbiamo infatti ricordare che i piccioni possono trasmettere all’uomo alcune infezioni, soprattutto attraverso l’inalazione di polvere di guano secco: la psittacosi (Chlamydia psittaci) e la criptococcosi (un fungo che vive anche negli escrementi di uccelli). Nei nidi vivono inoltre parassiti come la zecca del piccione. Non c’è da scherzarci è accertato che i piccioni trasmettano più di 50 malattie attraverso deiezioni e piume come la Salmonellosi, Tubercolosi, Candidosi, Encefalite Influenza aviaria , Infezione da Escherichia coli...rappresentano pertanto un serio problema per la salute umana che né Sindaco né Asl possono minimizzare, avendo già fatto presente che non sono specie “particolarmente protette dall’all 1 della Direttiva Uccelli”, ma specie anche cacciabili.

 

Ovviamente, siccome il rischio c’è, i locali andrebbero sanificati da ditta specializzata con mascherine, guanti e tute, ma dopo, dovrebbe essere fatta una spesa seria intanto per mettere delle porte che si auto-chiudono (a scatto lento) in modo che non possano essere lasciate volutamente aperte da chi ama questo degrado, visto che il piccione è specie rustica che riesce a trovare con facilità altri luoghi dove poter stare non c’è necessità che stia in un cimitero come in nessun altro edificio a contatto con l’uomo, inoltre andrebbero controllati tutti i lucernari perché nella parte nuova sono accovacciati sui bordi interni della cupola con altri che vorrebbero entrare dall’esterno, infine dovrebbero essere acquistate le reti anti-uccello da mettere anche alle finestre per poi lasciarle aperte e anche gli anfiteatri dovrebbero essere chiusi con reti sagomate ad arco con profilati di alluminio e porte con rete.
E’ una spesa, da fare a step con progettualità annuali per la messa in sicurezza, ma che risolve il problema per sempre.

 

Inoltre i pavimenti sono sporchi in tutti i corridoi e prima, per lo meno fino al 2012, non erano in queste condizioni, mai spazzati e mai lavati...basterebbe semplicemente un po' di acqua e varichina e farsi un corridoio alla volta, con volontari (di cui le confraternite gestori, dispongono) o assumendo una persona anche part time, o tramite ditta appaltata con verifica del lavoro svolto.

 

Nessuno pretende lo sterminio dei piccioni, ma la messa in sicurezza dei luoghi e credo che il problema sia di indiscussa sicurezza per la salute delle persone. Non è decisamente il caso di continuare a fare orecchie da mercante, visto che bene o male è un luogo dove entrano esseri viventi che si possono ammalare.

 

Agnese Nannini

 

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Ultima modifica il Giovedì, 29 Ottobre 2026 10:17