Ho letto anni fa sui giornali che flotte di pescherecci giapponesi vengono a pesca nel Mediterraneo. Pescano moltissimo perché sono navi molto grandi.
Qualcuno aveva proposto, non ricordo chi, di allargare il confine marittimo italiano includendo quello internazionale. Non so come è andata a finire. Una riserva marina francese di cui non ricordo il nome ha registrato un numero crescente di pesci tra cui la cernia.
I pescatori locali sono entusiasti della riserva perché hanno visto fuori dai confini dell'area protetta l'aumento di pesci, grazie alla tutela dell'area protetta. Bisogna coinvolgere nella tutela della biodiversità marina i grandi pescherecci industriali, convincendoli con progetti mirati studiati insieme al Parco nazionale dell'arcipelago, insieme ai piccoli pescherecci per sensibilizzare la grande industria della pesca di rispettare il ciclo biologico e di ridurre l'eccessiva pesca usando reti più piccole. Le reti industriali possono contenere dodici sottomarini.
Molto importante è evitare disastri ecologici come quello che è successo nel mare vicino alla Germania, dove hanno distrutto i gasdotti, a causa della guerra, che secondo me il metano che sta ancora fuoriuscendo sta decimando la fauna marina, mettendo in pericolo l'economia dei pescatori locali oltre che a inquinare l'aria.
Gli animali ci sono sempre stati e non hanno mai distrutto altre specie, perché l'ecologia è una scienza perfetta.
Un predatore non arriverà mai ad eliminare completamente le proprie prede, proprio per motivi di sopravvivenza della specie. C'è un equilibrio molto delicato tale specie, se interrotto può causare una crisi nella catena alimentare. Bisogna aggiungere che l'eccessiva pesca porta molto spreco, sono più i pesci che si buttano in discarica che quelli che si vendono.
Calogero