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L’Isola d’Elba tra montanità e diritti negati

Scritto da  Alberto Zei Lunedì, 16 Febbraio 2026 09:49


“La montagna dell’Elba non si misura solo in metri d’altitudine, ma nella necessità degli uomini di raccogliersi dove la natura concede spazio”

A Roma arrivano spesso le notizie dell’Isola d’Elba, talvolta come eco lontana, talvolta come segnale chiaro di questioni che meritano attenzione. È da qui che nasce la riflessione sulla montanità elbana: non come voce esterna che parla dell’Isola, ma come osservazione attenta di ciò che gli stessi elbani discutono e vivono ogni giorno. Perché quando un tema riguarda il futuro del territorio, farlo emergere anche fuori dall’Isola può diventare un modo per rafforzarne le ragioni. La classificazione montana dell’Elba non è una questione di prestigio, ma di coerenza tra realtà geografica e norme esistenti. Le leggi nazionali sulla montagna, dalla legge n. 991 del 1952 alla legge n. 97 del 1994, individuano criteri oggettivi come altitudine, pendenza del territorio, frammentazione degli insediamenti e difficoltà di accesso. L’Isola d’Elba presenta tutti questi elementi: il Monte Capanne supera i mille metri e domina un sistema collinare complesso che, rapportato alla dimensione insulare, rappresenta una struttura orografica significativa.

 

 

L’ impervietà dell’Elba
Chi percorre l’Isola lo sa bene. I Comuni non formano una continuità urbana pianeggiante, ma sono separati da macchia mediterranea impervia, dorsali collinari e tratti di viabilità tortuosa. Non è solo una descrizione paesaggistica: è una condizione territoriale che la normativa ha sempre riconosciuto come tipica delle aree montane e svantaggiate. Queste caratteristiche non emergono oggi per la prima volta. Durante le analisi legate alla gestione faunistica e al problema dei cinghiali ancora aperto, l’orografia e l’impervietà dell’Elba sono state richiamate più volte alla luce della legge n. 157 del 1992 e delle normative regionali toscane in materia ambientale. In quelle circostanze il territorio è stato considerato complesso, difficile da gestire e bisognoso di strumenti specifici. Ignorare oggi gli stessi elementi quando si parla di montanità, rischia di creare una contraddizione evidente. La normativa regionale toscana, attraverso il riordino delle Comunità montane e la trasformazione in unioni di Comuni, ha modificato l’assetto istituzionale ma non la natura geografica dell’Isola. Le leggi cambiano gli strumenti amministrativi, non le montagne né l’organizzazione reale del territorio.

Il futuro dell’ Elba
E proprio qui si apre la questione più delicata: l’Elba non chiede privilegi, ma il riconoscimento di una condizione che la legge stessa ha già individuato in territori con caratteristiche analoghe. Le politiche nazionali e regionali per la montagna prevedono fondi e strumenti destinati alla tutela ambientale, alla viabilità secondaria, alla prevenzione del dissesto idrogeologico e allo sviluppo delle aree interne. Non si tratta di opportunità astratte: sono risorse pensate per territori dove la conformazione fisica rende più complessa la gestione quotidiana. Rinunciare a questa classificazione significa di perdere occasioni e risorse dedicate che potrebbero contribuire concretamente al futuro dell’Isola. Anche la Costituzione con l’articolo 44, rappresenta il quadro generale che invita a favorire le zone montane e svantaggiate ma il vero cuore della questione sta nell’applicazione coerente delle leggi ordinarie e regionali già esistenti. Perché la montanità dell’Elba non nasce da una suggestione, ma da una realtà concreta che chi vive e osserva l’Isola, conosce bene.

Oltre i mille metri
Forse è proprio questo il punto che oggi emerge con più forza: la montagna elbana non è soltanto una vetta che supera i mille metri, ma il modo stesso in cui i suoi Comuni si relazionano, si isolano e si collegano tra loro. Ignorare questa evidenza significa non prescindere dall’esperienza quotidiana di chi percorre l’Isola, ma anche dai principi normativi che regolano le politiche per i territori montani. Per questo la questione riguarda anche i cittadini. Non come rivendicazione polemica, ma come consapevolezza collettiva. La montanità dell’Elba non è una nostalgia del passato: è una realtà concreta che supera i mille metri di altitudine e che continua a influenzare la vita dei suoi Comuni. Se esiste una possibilità di riaffermare questa identità territoriale attraverso le leggi esistenti, allora è un’occasione che non dovrebbe sfuggire.

 

 

Un Isola per tre quarti montana Il territorio elbano non è costituito da pianure trascurate o di spazi potenzialmente urbanizzabili, ma di una realtà morfologica che definisce l’Isola come Comunità a prevalente carattere montano. La vita umana infatti, si concentra inevitabilmente nelle poche conche pianeggianti e nelle fasce coltivate, mentre la parte dominante del territorio resta, per natura e conformazione, estranea alla crescita insediativa. E perché questo? Perché l’Elba non presenta semplicemente vaste aree poco abitate, ma una quota territoriale che, nella sua sostanza geografica, è pienamente inabitabile; infatti oltre tre quarti dell’Isola, circa il 76%, sono occupati da rilievi montani, versanti collinari e tratti costieri in altitudine dove la presenza demografica non può svilupparsi. L’ Elba non sta chiedendo trattamenti speciali ma di essere riconosciuta per ciò che è sempre stata: una Comunità montana insulare, con caratteristiche uniche che meritano attenzione e strumenti adeguati. E forse proprio questo è il momento in cui l’eco delle notizie che arrivano dall’Isola può trasformarsi in un dibattito più ampio, capace di unire consapevolezza locale e responsabilità istituzionale.

 

Alberto Zei

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