Nella mattinata di sabato, dopo le mareggiate dei giorni scorsi, passeggiando insieme ad altri amici naturalisti su una delle spiagge elbane, ho notato tra i resti di Posidonia e legni portati dal mare quello che a prima vista sembrava un comune granchietto.
Piccolo, tondeggiante, con zampe tozze e corte ed una colorazione mimetica tra il bruno e l’arancio: nulla di insolito, almeno così mi è sembrato ad una prima fugace osservazione.
Ma ho il vizio (o la sana abitudine) di non fermarmi mai al primo sguardo e di voler sempre cercare di capire con certezza cosa ho osservato.
Infatti, solo un esame più attento ha rivelato la sorpresa: si trattava di un esemplare di Planes minutus (Linnaeus, 1758), noto anche come Granchio di Colombo o Granchio delle alghe pelagiche. Non è un abitante fisso dei nostri fondali o scogli, ma un vero nomade dell’oceano aperto.
Questa piccola specie conduce una vita senza dimora fissa.
Infatti, non a caso, il sostantivo “planes” in latino significa “vagabondo”.
Abile nuotatore ma con scarsa resistenza, il Granchio di Colombo trascorre l’esistenza aggrappato a substrati galleggianti: matasse di Sargassi, detriti, tronchi alla deriva o – soprattutto – il carapace delle tartarughe marine, in particolare della tartaruga comune (Caretta caretta).
Diventa un epibionte, un “ospite” che vive in simbiosi facoltativa con la tartaruga: si nasconde spesso nella zona tra la sua coda ed il carapace, nutrendosi di particelle di cibo, di altri organismi attaccati al rettile o persino dei suoi escrementi, contribuendo in cambio a una sorta di “pulizia” del guscio.
È una relazione che mi ha subito affascinato: il granchio viaggia per migliaia di chilometri seguendo le correnti e le migrazioni delle tartarughe. Un cittadino del mondo che non sceglie mai davvero la propria destinazione, la propria casa. Il mare decide per lui.
Trovarlo qui da noi, probabilmente staccatosi dal suo “mezzo di trasporto” dopo una tempesta o avvicinatosi alla costa con detriti galleggianti, è un piccolo promemoria di quanto il nostro mare sia connesso al grande oceano e di quanto tutto sia interconnesso su questo pianeta. Un piccolo viaggiatore silenzioso che ci ricorda la meravigliosa, instancabile mobilità della vita marina.
Chissà da dove è arrivato questo autostoppista a dieci zampe… e chissà dove sarebbe andato, se il destino non lo avesse depositato sulla spiaggia elbana.
La prossima volta che vedrete detriti galleggianti o una tartaruga in difficoltà, guardate bene. Potrebbe esserci un viaggiatore invisibile che sogna la prossima onda…
Leonardo Forbicioni
World Biodiversity Association

Nelle immagini:
Foto di Planes minutus (Leonardo Forbicioni)
Mappa di distribuzione di Planus minutus tratta da: https://www.gbif.org/species/5972970