Il Gabbiano corso (Ichthyaetus audouinii) è definito da alcuni “il gabbiano più raro del mondo”. A me non piace molto questa definizione da marketing, mi basta sapere che è un endemismo mediterraneo e che la sua popolazione, in assoluto, e in confronto a quella di altri gabbiani, è talmente esigua da essere meritevole di assoluta protezione e di un continuo monitoraggio. L’onore e l’onere di ospitare, quindi di proteggere, questa specie unica al mondo sono anche italiani, toscani ed elbani.
Ormai da settimane sto osservando e studiando alcune coppie di questo autentico nomade del mare, durante un’osservazione ho potuto assistere ad una cosa che conoscevo ma non avevo mai visto così bene e in modo così completo: la cerimonia di pacificazione.
Un rumore improvviso ha fatto sobbalzare la coppia che sto osservando. Dormivano. Si alzano in piedi, i colli tesi, il piumaggio aderente pronto ad esplodere in un volo di allontanamento! Ma no, non è il momento di fuggire. I due gabbiani, scambiatosi un segnale per me invisibile. Iniziano la cerimonia di pacificazione.
È una danza, quella cui sto assistendo e fissando nella macchina fotografica! Maschio e femmina, lui un po’ più robusto e potente, lei più esile e più… bella! Persino per gli occhi di un umano! Camminano affiancati, a passi misurati e lenti, tutt’altro che casuali. Gli sguardi bassi e i becchi rivolti all’esterno. Il messaggio implicito è chiaro: “non sono un pericolo per te!” Poi lei accelera, lui rallenta, lei le si pone davanti. Ancora, le teste girate verso l’esterno. Mi ricordano ballerini di valzer lento. Le si abbassa sulle zampe, alza il collo e allunga la testa verso l’alto emettendo un verso miagolante. Lui punta il becco verso il basso gonfiando il collo. Qualche secondo e dal becco del maschio esce un pesce. La cerimonia di pacificazione è al suo culmine, la coppia ha smaltito il nervosismo e si è consolidata.
Riporto, mentalmente, indietro il film di quel che ho visto e ricordo la luce! I gabbiani corsi hanno il dorso grigio perla, luminoso, il becco rosso scuro che al sole sembra un ramo di corallo lavorato, il petto ha una sfumatura di grigio appena percettibile che ritengo una specie di miracolo cromatico. La vedi solo in determinate condizioni di luce! Anche per questo ho deciso che questa primavera mi sarei dedicato all’osservazione di questo fantastico gabbiano.
Ne avrei da raccontare, ad esempio, sull’incredibile tecnica di pesca; niente a che fare con quella del “cugino fortunato” (il Gastone dei gabbiani di grossa taglia), niente furti, accattonaggio o aggressione, ma una pesca fatta vibrando fino a rendersi invisibile, a trasformarsi in un riflesso!
Ma adesso di mi fermo e continuo a sognare di trovare nuovamente un loro nido, qua all’Elba e, magari, dei pulcini. Su quest’isola che di certo non è mia, visto che resterà anche quando io sarò passato, ma di sicuro è di questi esseri splendenti che, forse ormai scoraggiati (perché dargli torto?), ci insegnano che la pace si costruisce con l’attenzione, la cura e il dono. Non con la forza e le minacce.
Giorgio Paesani – ornitologo