Qualche pensiero sparso rispetto alla mia prima mattina in data mercoledì 10 giugno, di monitoraggio delle spiagge alla ricerca delle tracce di Caretta caretta nell'ambito del progetto Tartawatchers di Legambiente Arcipelago Toscano.
Non so se esista a questo nostro mondo qualcosa di più bello del frequentare una spiaggia all'alba. La mente è chiara e lo sciabordio delle onde sulla battigia produce una certa meravigliosa calma interiore.
Succedono tante cose in questa passeggiata. Luce, riflessi, odori, piccoli tesori del mare che si mescolano al dispiacere di vedere questi ecosistemi così maltrattati e scontati.
Ci sono più mozziconi e (micro)plastiche che conchiglie ahimè. Mai che mi capitasse di trovare oggetti "preziosi". Che poi: quanto può essere preziosa una bottiglia che contiene l'acqua che placa la nostra sete? Che sia di plastica o vetro. Perché siamo così sbadati? Possibile che non ci rendiamo conto del valore delle cose che noi stessi creiamo? Come siamo arrivati a pensare che consumare non significhi anche consumare prima di tutto noi stessi, la nostra salute, il nostro benessere infondo?
E niente, sono dispiaciuta. Sono demoralizzata quando arrivo in un punto in cui la sabbia è stata raggruppata in una montagnola per coprire alla meglio i resti di un fuoco d'artificio. Un fuoco d'artificio... In spiaggia... Ma come siamo arrivati a essere così ciechi? Com'è possibile stupirci della situazione che c'è al mondo se siamo così irresponsabili già nel nostro piccolo? Perché non vedo manifestazioni per questo, mentre vedo movimentazioni incredibili solo per certe grandi cause? Dove sono gli abitanti di quest'isola che portano a casa il pane grazie a questi ecosistemi? Mah.
Quindi raccolgo alla bell'e meglio, quello che riesco. Di più non posso fare. La mente si rabbuia, guardo l'orizzonte per ritrovare la calma e una prospettiva più ampia. Magari tra milioni di anni tutto questo non avrà più il senso che gli do io ora. Magari le mie finte crocks rilasciano anche nanoparticelle di microplastica in mare. Orrore. Me le levo subito.
A ridarmi serenità è il movimento imperterrito delle onde che lambiscono i miei piedi e la riva. Anche io, come loro, posso continuare a scegliere di tenere un propositivo atteggiamento di testarda serenità nonostante tutto: una saldezza e una determinazione interiore che non è tesa ad attaccare il mondo o ad attaccarsi alla rabbia, ma che vede alla fine una sacchetto di spazzatura in meno dispersa sulla spiaggia. Una goccia in mezzo al mare, ma pur sempre una goccia.
Martina Brusaferro
guida ambientale escursionistica
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