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Mare sempre più caldo, l’Elba registra il dato record: +4,95 °C sopra la media storica

Scritto da  Redazione Greenreport Martedì, 06 Ottobre 2026 12:11

I dati dell’estate 2026 nel nuovo rapporto Greenpeace.

A leggere il calendario l’estate è terminata, ma al Mediterraneo servirà ancora molto tempo per smaltire il calore in eccesso accumulato. Il 30 settembre la temperatura media del bacino occidentale era ancora pari a 25,1 °C, ovvero 2,4 °C sopra la norma: un valore che sarebbe superiore alla media persino al culmine di agosto, come osservano dal Laboratorio di Monitoraggio e Modellistica Ambientale per lo sviluppo sostenibile (Lamma). Un’enorme riserva di energia pronta a interagire con l’aria più fredda e le perturbazioni autunnali, aumentando la probabilità di fenomeni meteorologici violenti fino ai cosiddetti “uragani mediterranei”.

 

Dal mese di giugno la temperatura superficiale del Mediterraneo occidentale è rimasta quasi sempre oltre il novantesimo percentile rispetto alla climatologia 1982-2015. In altre parole, ha raggiunto valori che nel periodo di riferimento venivano superati soltanto nel 10% dei giorni.

 

Il caldo è proseguito anche nell’ultima settimana di settembre, con temperature comprese tra 25 e 27 °C su gran parte del settore occidentale e anomalie generalmente pari a 2-3 °C, salite fino a 4-5 °C tra il Mar Ligure, la Corsica e la Sardegna. Condizioni che rallentano il raffreddamento stagionale, alimentano i fenomeni atmosferici più intensi e prolungano lo stress subito dagli ecosistemi marini.

 

La nuova analisi diffusa oggi da Greenpeace, dopo le anticipazioni di fine luglio, restituisce la stessa tendenza ma da un diverso punto d’osservazione. I dati riguardano sei delle quattordici aree marine coinvolte nel progetto Mare Caldo: l’Isola d’Elba e le Aree marine protette di Portofino, Miramare, Isole Tremiti, Plemmirio e Ustica, selezionate per rappresentare differenti settori dei mari italiani.

 

Da maggio in poi, in tutte le aree esaminate si sono verificate diverse ondate di calore marine. Le temperature superficiali dell’estate 2026 sono state mediamente superiori di circa 1 °C rispetto a quelle dell’estate precedente, con eventi particolarmente intensi e persistenti tra giugno e agosto.

 

Il dato più alto arriva dall’Isola d’Elba, dove un’ondata di calore durata 68 giorni ha spinto la temperatura superficiale fino a 4,95 °C oltre la media storica. Picchi molto elevati sono stati registrati anche nell’Area marina protetta di Miramare, con +4,63 °C, a Ustica con +4,54 °C e a Portofino con +4,36 °C.

 

«L’estate che abbiamo appena vissuto è stata una “cartolina dal futuro”: abbiamo sperimentato in una stagione ciò che potremo vivere ripetutamente tra una ventina di anni», commenta Antonello Pasini, fisico climatologo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). Il calore immagazzinato dal mare, infatti, non resta confinato sotto la superficie: passa nell’atmosfera sotto forma di umidità ed energia.

 

Che c’entra la temperatura del mare coi temporali? La risposta la fornisce la fisica. Un mare più caldo rilascia più vapore acqueo nell’atmosfera. La fisica ci spiega che per ogni +1°C di aumento della temperatura, l'atmosfera può contenere circa il +7% di umidità in più (Legge di Clausius-Clapeyron). Tuttavia, in condizioni molto umide e instabili – come quelle che si verificano spesso in estate o durante intrusioni di aria fredda – si osserva un aumento ancora maggiore, fino al +10-14% per grado, soprattutto nei primi 2 km dell'atmosfera (effetto "super Clausius-Clapeyron").

 

«L’acqua che evapora alimenta la formazione delle nubi e della pioggia, mentre l’energia trasferita in atmosfera contribuisce a far diventare più violenti i fenomeni meteorologici», spiega Pasini. Tra le possibili conseguenze indica supercelle temporalesche, venti molto forti, trombe d’aria o marine, tornado e uragani mediterranei: fenomeni che saranno più probabili durante l’autunno, quando il mare ancora caldo amplificherà il contrasto con le masse d’aria più fredde provenienti dalle latitudini settentrionali.

 

Il calore sta intanto lasciando ferite anche sui fondali. Nelle scorse settimane i sub di Greenpeace hanno documentato nell’Area marina protetta di Ustica estesi fenomeni di necrosi, sbiancamento e mortalità a carico di diverse specie, ricondotti probabilmente alle temperature estreme raggiunte durante l’estate.

 

«Un mare che si riscalda è un problema per la biodiversità, per il clima e anche per noi sulla terraferma», afferma Valentina Di Miccoli della campagna mare di Greenpeace Italia. Tra le risposte necessarie indica la protezione degli ecosistemi attraverso le aree marine protette e una drastica riduzione delle emissioni di gas serra. Da quando ha avviato il progetto Mare Caldo nel 2019, Greenpeace non aveva mai osservato impatti tanto evidenti fino a 40 metri di profondità.

 

Redazione Greenreport

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Ultima modifica il Martedì, 06 Ottobre 2026 12:29