Una trentina di volontari armati di pale, picconi, zappe, cazzuole e carrette hanno risposto all’appello di comunità parrocchiale marcianese, associazione Pedalta e CAI sottosezione Isola d'Elba, ai quali si è aggregata anche Legambiente Arcipelago Toscano, per ripristinare l’Area del Santuario della Madonna del Monte devastata da un recente nubifragio.
Al ritrovo alla Fortezza Pisana di Marciana le volontarie e i volontari sono arrivati alla spicciolata e, nonostante la pioggia, hanno risalito la magnifica (e un po’ trascurata) scalinata penitenziale contando le 14 cappelle che punteggiano la via crucis. Ma la fatica e il freddo non li avevano preparati al disastro che si sono trovati di fronte: la piazza di fronte all’ingresso al santuario ricoperta da un palmo di fango e sabbia, lo spiazzo della magnifica esedra travolto da una frana di terra e massi dovuta al cedimento di un grosso muro di sostegno, seccata la fontana dove marcianesi ed escursionisti si fermano a bere e a fare rifornimento di acqua fredda e ottima, l’area sul retro della chiesa invasa da una slavina di terra e acqua che era penetrata in parte anche nell’edificio. Una roba da non saper dove mettere le mani
Ma le volontarie e i volontari non si sono persi d’animo e – sotto la guida di Vincenzo Anselmi - metodicamente, palata di terra su palata, carretta dietro carretta, sasso su sasso, come formiche tenaci, hanno riallacciato la fontana, ripulito dietro la chiesa facendo ricomparire anche il marciapiede e ritrovando addirittura la vetrata policroma dedicata a San Cerbone che si credeva fosse stata rubata e che invece era stata nascosta da qualche vandalo.
Un gruppo di volontari soprattutto donne, ha riportato alla luce il granito della piazza, altri hanno liberato una scala in ferro che porta ai castagni completamente invasa dal fango, altri ancora hanno utilizzato la terra recuperata per rispianare il piazzale sterrato di fronte ai castagni secolari che erano già antichi quando Napoleone Bonaparte arrivò alla Madonna del Monte per incontrare la sua amante Maria Walewska e guardare la Corsica natia, lontana eppure così vicina.
Ma il lavoro certamente più “di fino” e faticoso lo ha fatto il gruppo di volontari che ha ricostruito il grande muro ceduto, mettendo con maestria uno sull’atro massi portentosi e grandi, insieme ad altri più piccoli, liberando una parte dell’esedra dalla frana e rimettendola in sicurezza.
Dopo una breve sosta con pranzo al sacco, un bicchiere di vino e caffè, tutte e tutti di nuovo al lavoro. Resta ancora da fare qualcosa, ma gran parte del lavoro è stato fatto grazie al miracolo del volontariato, grazie ad ore di lavoro gratuito di decine di persone di associazioni diverse, dalle opinioni politiche più disparate, credenti e non credenti, che si sono ritrovate per regalare una domenica, iniziata con la pioggia e finita con un vento freddo, al recupero di un patrimonio storico, culturale e ambientale, un bene comune inestimabile.
Volontarie e volontari ai quali dire semplicemente grazie, perché non vogliono e chiedono altro, ma ai quali le istituzioni, gli Enti pubblici che hanno competenza su quel patrimonio e su quel territorio hanno ora il dovere dare risposte di cura e tutela, con un progetto che metta in sicurezza e assicuri la manutenzione e il restauro di un gioello dell’Elba come la Madonna del Monte.
Umberto Mazzantini
uno dei volontari
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