Un’anfora di terracotta nascosta nel terreno, a circa due metri di profondità, contenente decine, forse centinaia, di monete d’argento romane. È una scoperta avvenuta nell’autunno del 1901 nelle miniere di Rio Marina, durante i lavori di estrazione del ferro nel cantiere di Pozzo Fondi. Un ritrovamento fortuito che, a distanza di oltre un secolo, continua a raccontare una pagina poco conosciuta della storia antica dell’Isola d’Elba.
La vicenda è stata ricostruita in una pubblicazione scientifica del Ministero della Cultura, intitolata Il ripostiglio da Rio Marina (1901). III-I sec. a.C., uscita nel 2021 come supplemento del numero 60 del Bollettino di Numismatica – Materiali, nella collana Ripostigli del Museo Nazionale Romano.
Il volume è firmato da Simone Boccardi, Valentina Caffieri e Sara Guiati, che hanno affrontato la scoperta attraverso tre diversi contributi: l’analisi delle monete, lo studio dei documenti conservati nell’Archivio storico delle miniere dell’Isola d’Elba e la ricostruzione della storia mineraria del territorio riese.
A fornire le prime informazioni sul ritrovamento sono proprio i documenti d’archivio. Il 2 novembre 1901 il delegato governativo Pietro Fossen segnalò alla società mineraria «Elba» la scoperta, durante gli scavi a Pozzo Fondi, di una quantità rilevante di monete antiche e di altri oggetti di possibile interesse archeologico.
Le monete erano state trovate all’interno di un’anfora di terracotta, ma il contenitore venne rotto e gran parte del suo contenuto andò disperso. Gli operai riuscirono a consegnare alla Direzione delle miniere soltanto 44 esemplari. Le successive indagini non permisero di recuperare il resto: una parte delle monete risultò probabilmente sottratta o dispersa dagli stessi lavoratori che avevano partecipato agli scavi.
La documentazione ricostruita da Sara Guiati permette di seguire anche il percorso amministrativo dei reperti. Le 44 monete recuperate furono consegnate alle autorità e successivamente trasferite al Museo Nazionale Romano, dove entrarono nel Medagliere nel 1902. Nel 1915 il nucleo fu pubblicato per la prima volta da Furio Lenzi, nell’ambito di uno studio sui ritrovamenti monetali dell’Etruria marittima.
A distanza di oltre un secolo, l'analisi condotta da Simone Boccardi ha consentito di approfondire la composizione del tesoro. Le monete conservate sono prevalentemente denari d'argento romani e coprono un arco cronologico di circa due secoli, dalla fine del III secolo a.C. fino al 74 a.C.
Tra gli esemplari più antichi figura un denario databile tra il 206 e il 195 a.C., mentre particolarmente significativa è la presenza di monete coniate durante la guerra sociale, il conflitto combattuto tra Roma e gli alleati italici tra il 91 e l'87 a.C. Proprio queste emissioni costituiscono una componente rilevante del ripostiglio e offrono elementi utili per comprenderne la formazione.
Resta invece impossibile stabilire quante monete contenesse originariamente l'anfora. Attraverso il confronto con altri ritrovamenti dello stesso periodo, Boccardi ipotizza che il tesoro potesse comprendere tra i 200 e i 400 esemplari. Una stima, naturalmente, che non può essere verificata a causa della dispersione subita dal materiale al momento della scoperta.
Non meno interessante è il luogo del ritrovamento. Pozzo Fondi si trova nell'area mineraria sopra Rio Marina, in una zona da secoli interessata dall'estrazione del ferro. La presenza romana nel territorio riese è documentata da numerose testimonianze archeologiche e dalla stessa storia dello sfruttamento delle risorse minerarie dell'isola, conosciute fin dall'epoca etrusca.
Nel suo contributo, Valentina Caffieri ricostruisce proprio questo legame tra la storia delle miniere e le comunità che si sono sviluppate intorno ad esse. L'Elba, grazie alla ricchezza dei suoi giacimenti, rappresentò per secoli una risorsa strategica per i popoli che si affacciavano sul Tirreno. Le miniere di Rio, in particolare, furono tra le più importanti e longeve dell'isola.
La storia di Pozzo Fondi conserva altre tracce di questa frequentazione antica. Già nel Settecento alcuni studiosi avevano segnalato la presenza di gallerie e manufatti attribuiti all'epoca romana. Il ritrovamento del 1901 si inserisce quindi in un quadro più ampio di testimonianze che documentano l'antichità delle attività minerarie nel territorio.
La pubblicazione restituisce anche uno spaccato della Rio Marina di inizio Novecento. Nel 1901, anno della scoperta, dalle miniere dell'Elba furono estratte 182.959 tonnellate di minerale di ferro, destinate ai mercati italiani e stranieri, soprattutto a quello inglese. Nello stesso periodo il paese registrò una crescita demografica significativa, passando dai 4.121 residenti del 1901 ai 4.783 del censimento del 1911.
Un ritrovamento casuale, dunque, avvenuto mentre gli operai cercavano ferro nel sottosuolo e si imbatterono in una testimonianza di un passato molto più lontano. Le 44 monete sopravvissute alla dispersione sono oggi una preziosa fonte di conoscenza, mentre la documentazione mineraria ha permesso di recuperare la storia di una scoperta che rischiava di rimanere soltanto una breve annotazione negli archivi.
Il volume Il ripostiglio da Rio Marina (1901). III-I sec. a.C., di Simone Boccardi, Valentina Caffieri e Sara Guiati, è consultabile e leggibile online sul sito del Ministero della Cultura, a questo link







