Conobbi l’ingegner Fausto Carpinacci durante l’assolata mattina del 3 settembre 2006 alle Piane alla Sughera, sede di una necropoli megalitica alta sullo sfavillante mare del Seccheto. Tramite due amicizie comuni – i romani Ruggero Zucchi e Romano Bartoloni, da decenni villeggianti estivi al Poggio – mi recai al Seccheto di buon’ora; la falange del Poggio si unì così a quella di San Piero, che già attendeva nel polveroso piazzale della Greppa con Fausto Carpinacci, un entusiasta Roberto Bertelli ed altri appassionati di storia elbana. Dopo alcuni giorni, il 5 settembre, seguì un’altra memorabile gita: questa volta ai Sassi Ritti di San Piero, iconico – e all’epoca davvero semisconosciuto – sito megalitico con menhir rituali, certo collegati a remoti culti solari. Il Carpinacci, da buon padrone di casa, illustrava sapientemente le caratteristiche del luogo e della sua storia millenaria.
Un «sampierese» autentico, il Carpinacci, fondatore dell’associazione culturale «Le Macinelle»; a lui e al caro amico Gian Mario Gentini si debbono gli ecomusei «Vie del Granito» e «Vie dei Pastori». Fu lo stesso Carpinacci, nell’ottobre del 2007, ad incaricarmi di progettare graficamente i pannelli illustrativi da collocare lungo le «Vie del Granito»; ci trovavamo a San Piero, all’interno di una disastrata stanza dell’ex scuola elementare del paese – futura sede del museo mineralogico intitolato a Luigi Celleri – proprio per accordarci sul mio incarico. Ad un tratto irruppe nella stanza un alto signore, affannato ed entusiasta, con barba e capelli bianchissimi; veniva dal bosco, a giudicare dall’abbigliamento e dagli scarponi. «Fausto, non te l’immagini nemmeno cos’ho trovato al Tiratoio Basso!». Ci raccontò di aver rintracciato un’antica cava di granito in cui esistevano grossi blocchi perfettamente squadrati e lavorati; si trattava quasi sicuramente del sito in cui, alla metà del XII secolo, furono estratti i materiali per la costruzione della sottostante Pieve di San Giovanni Battista. Quell’uomo si chiamava Alberto Batignani.
Passavano gli anni, e intanto le escursioni esplorative nell’estremo Ovest isolano si susseguivano senza sosta; una per tutte, la «lunga marcia» di otto ore (3 aprile 2007) dal caprile dei Tre Cerri (San Piero) sino al caprile della Collìca (Pomonte), che il Carpinacci eseguì in compagnia di Alberto Batignani e Luigi Maroni con la finalità di documentare fotograficamente tutti i principali quartieri pastorali dell’Elba sud-occidentale. Poi feci altre gite «storiche» in sua compagnia, come quella alle colonne medievali di Cavoli assieme ad Egisto Gimelli (30 settembre 2007) e soprattutto quella, che sembrava non aver mai fine, alla scoperta di un enorme monolite protostorico nell’alta Valle all’Inferno, inospitale e precipite plaga rocciosa sopra il Seccheto (26 dicembre 2007); poi una lunga ricognizione delle «Vie del Granito» (1 giugno 2008) e infine la scoperta dei ruderi della chiesetta medievale di San Benedetto a Pedemonte (21 novembre 2009) assieme ad una squadra di esploratori, tutti elbani, da me diretta.
Fausto Carpinacci ha contribuito moltissimo agli studi storici dell’Elba sud-occidentale; il suo libro Terra del granito (2019) rimarrà una pietra miliare per la conoscenza delle antiche attività estrattive, come pure il saggio San Piero nel censimento del 1841 (2020), vero e proprio omaggio storico al suo paese natale, e numerosi articoli tra cui Le cave di granito antiche e I racconti di Evangelista, un’accorata testimonianza dell’anziano pastore Evangelista Barsaglini. Tutti segnali, in ogni caso, di una storia d’amore senza fine verso un’isola benedetta.
Silvestre Ferruzzi






