Vivo all’Isola d’Elba da quando sono nato e sinceramente non ricordo un’estate complicata come quella del 2026 per quanto riguarda i collegamenti marittimi. Non scrivo da turista che pretende di scegliere il traghetto all’ultimo momento. Scrivo da residente e da lavoratore.
Per la mia attività devo spesso raggiungere clienti in Toscana e, proprio conoscendo perfettamente i problemi dell’estate elbana, da tempo ho fatto una scelta precisa: quando posso lascio l’automobile a casa e mi muovo con un mezzo a due ruote.
Lo faccio anche per un motivo molto semplice: una moto occupa una frazione dello spazio di un'automobile sul garage di un traghetto e dovrebbe permettermi maggiore flessibilità negli spostamenti. Eppure quest'estate neppure questo sembra essere sufficiente.
Abito a Rio Marina e durante luglio, e adesso anche in agosto, ogni volta che cerco di prenotare il rientro da Piombino con Toremar la situazione sembra ripetersi: le corse negli orari che permetterebbero una normale giornata di lavoro risultano indisponibili e molto spesso l'unica soluzione proposta è quella delle 20:40. Più o meno la stessa situazione su Portoferraio.
Il risultato è paradossale.
Posso terminare un intervento da un cliente alle 16 o alle 17 e trovarmi comunque costretto ad aspettare ore a Piombino semplicemente per tornare a casa, inoltre vorrei sottolineare un particolare: non pretendo di arrivare al porto senza prenotazione. Quando so che devo andare sulla terraferma acquisto normalmente il biglietto almeno due giorni prima della partenza.
Ma evidentemente non basta più.
Il 22 giugno il sindacato Unarma Toscana ha denunciato una situazione ancora più incredibile: Carabinieri in servizio all'Elba costretti ad attendere al porto di Piombino perché, durante l'alta stagione, non trovavano spazio per rientrare sull'isola. Il sindacato ha chiesto che sulle navi venga mantenuta una minima disponibilità per i mezzi delle forze dell'ordine e di soccorso.
Se perfino chi deve rientrare sull'isola per garantire un servizio pubblico essenziale può restare a terra, forse qualche domanda è legittimo porsela.
Il 7 agosto Elbareport ha raccontato che la petizione dedicata ai trasporti pubblici dell'Elba ha già superato le 1.600 firme. Nell'intervista pubblicata dal giornale viene sollevato esplicitamente il problema della mancanza di una quota di posti destinata ai residenti, soprattutto per motivi sanitari, di studio e di lavoro.
La questione, quindi, va ben oltre il singolo traghetto pieno. Toremar non è semplicemente una compagnia che collega una destinazione turistica. Svolge un servizio di continuità territoriale regolato da un contratto con la Regione Toscana, attualmente prorogato fino al 31 dicembre 2026. È la stessa Regione a definire questi collegamenti come necessari a garantire la mobilità dei cittadini dell'Arcipelago.
Ed è proprio qui che nasce la contraddizione.
Per un turista il traghetto rappresenta l'inizio o la fine di una vacanza.
Per noi è una strada.
È la strada che utilizziamo per andare dal medico, raggiungere un ospedale, frequentare l'università, prendere un treno, andare a lavorare o, come nel mio caso, raggiungere un cliente.
Nessuno pretende un traghetto personale né tantomeno di avere sempre l'orario preferito. Sappiamo perfettamente cosa significa vivere su un'isola e conosciamo altrettanto bene i problemi dell'alta stagione.
Ma una cosa è non trovare posto occasionalmente in un lunedì di agosto. Un'altra è scoprire sistematicamente che, anche prenotando con anticipo e viaggiando con una moto, il residente deve organizzare la propria giornata sulla base di ciò che rimane disponibile dopo che la capacità delle navi è stata assorbita dal traffico turistico.
E Rio Marina paga questa situazione ancora più pesantemente.
Qui non abbiamo la scelta disponibile a Portoferraio fra più operatori. Sulla linea diretta con Piombino dipendiamo sostanzialmente da Toremar. Quando quella linea è piena, ridotta o non offre un orario compatibile, l'alternativa significa andare a Portoferraio, attraversando mezza isola, con ulteriore tempo, carburante e traffico.
Per questo credo che Toremar e soprattutto la Regione Toscana debbano rispondere ad alcune domande molto semplici.
Perché non viene garantita su ogni corsa una piccola quota di capacità destinata ai residenti?
Perché non prevedere una riserva specifica per chi deve spostarsi per lavoro, sanità o altre necessità documentabili?
E perché un motociclo, che occupa pochissimo spazio rispetto a un'automobile, deve incontrare praticamente le stesse difficoltà di prenotazione nei periodi di massimo afflusso?
Non chiedo privilegi.
Chiedo continuità territoriale. «A cosa serve la continuità territoriale se garantisce il numero delle corse e una tariffa agevolata, ma non garantisce al residente la possibilità concreta di utilizzarle quando deve recarsi sul continente ?» Perché, a fronte di circa 16-17 milioni di euro all'anno di risorse pubbliche destinate alla continuità territoriale, non viene riservata su ogni corsa estiva una quota minima della capacità veicoli a residenti e lavoratori, liberandola eventualmente alla vendita ordinaria poche ore prima della partenza se inutilizzata?
Perché essere residenti su un'isola comporta inevitabilmente qualche disagio, e noi elbani lo sappiamo bene.
Ma non dovrebbe significare diventare ospiti a casa nostra ogni volta che arriva l'estate.






