Vorrei lasciare anch’io la mia testimonianza, come non residente ma proprietaria di una casa a Portoferraio che mi è tanto cara.
Anche mia madre e mia zia, di ottant’anni e ottantaquattro anni, che vengono qui due volte l’anno per trascorrere qualche giorno di vacanza nella casa che abbiamo in via della Campana, si sono innamorate del Grigolo.
Per loro è diventato il posto più bello del mondo dove stare. Per questo mi auguro con tutto il cuore che venga riaperto e che torni a essere fruibile ogni giorno.
Ma insieme a questo desiderio sento anche il bisogno di dire un’altra cosa, con sincerità: ogni volta che torno a Portoferraio la trovo peggiore.
Più sporca, più trascurata, più abbandonata. Ed è un dolore vero, perché Portoferraio, per bellezza, storia e fascino, è forse la città più straordinaria dell’Isola d’Elba. Eppure è anche una di quelle tenute peggio. Questo è inaccettabile.
La responsabilità non è soltanto dell’amministrazione comunale, anche se certo chi amministra ha doveri precisi. La verità è che il degrado dipende anche da tanti cittadini, da come vengono tenuti gli spazi, da una sciatteria diffusa, da una mancanza di rispetto che colpisce profondamente chi questa città la ama davvero.
Ci sono strade e scorci che dovrebbero essere bellissimi e che invece trasmettono un senso di abbandono mortificante. È un peccato enorme, perché Portoferraio meriterebbe cura, orgoglio, decoro e attenzione quotidiana. Amare una città non significa soltanto parlarne bene. Significa rispettarla, tenerla pulita, difenderne la dignità, pretendere che sia valorizzata e fare la propria parte perché questo accada.
Io spero davvero che Portoferraio ritrovi la cura che merita.
Perché è troppo bella per essere lasciata.
Patrizia Petini






