Ha pianto miseria per anni lamentando l’impossibilità di investimenti in manutenzione e innovazione in tutte le ormai innumerevoli emergenze che affliggono il Comune, solo per citarne una il dissesto idrogeologico del territorio comunale evidenziato dalle alluvioni del 2025. Dopo aver abbandonato per dichiarata incapacità il progetto della ciclopista elbana restituendo addirittura i 2 terzi del primo consistente finanziamento regionale e dopo aver trascurato scientemente, probabilmente per pura ignoranza della materia, la proposta reiterata per anni da varie Associazioni per la redazione di un credibile Piano del Verde che avrebbe potuto vedere la luce in tempi brevi e a costi estremamente contenuti, il Noce e la sua improbabile e inadeguata giunta (al termine), in un solo giro di valzer, ribaltano la narrazione da clochard con la quale ci hanno fracassato finora e voilà, il rospo diventa principe, il Comune con le pezze al culo diventa un rubizzo benestante che, come ogni neomilionario smanioso di sottolineare il suo status, decide di concedersi la casa nuova, più grande, più fresca, più confortevole che pria.
Tutto il resto scompare, tutto viene oscurato dall’ultimo delirio del primo cittadino: dalla manutenzione dell’edilizia pubblica via via fino alla navetta che serviva i residenti nella parte alta della città. Gli abitanti del centro storico attoniti vedono andarsene una ad una le ultime strutture che hanno consentito alle sempre più precarie attività economiche di sopravvivere a stento nei mesi invernali.
Abbagliato forse dall’idea elementare che a nuovi muri corrispondano nuove efficienze l’uomo solo al comando delle ruote panoramiche e dei droni pubblicitari ringrazia tutti i dipendenti per i risultati raggiunti e dichiara che “sono stati anni segnati da un lavoro silenzioso e invisibile”. Escludendo per palesi motivi che sia stata formulata come autoironica la frase appare più come un’involontaria ma liberatoria ammissione che fino ad ora non si è fatto altro che pesare distrattamente il fumo tentando di venderlo come succulento arrosto.
“La strada è segnata” dice il nostro rimembrando malamente gli aratri che tracciavano i solchi un secolo fa, intendendo che, avendo già risolto tutte le criticità territoriali, ambientali e sociali grazie al lavoro invisibile l’unica cosa che resta da fare per non assumere stabilmente l’aspetto forse marziale ma un po’ statico del corpo morto è trasferire gli uffici in una nuova grande e fresca casa. L’augurio che possiamo fare a noi stessi è che anche questo ultimo lavoro rimanga nei prossimi anni “silenzioso e invisibile” almeno quel tanto che basta per lasciare la Sede Comunale dove è stata finora.
Briganteemezzo






