L’iniziativa di Confindustria finalizzata alla presentazione del dossier dal titolo “sviluppo industriale e sviluppo economico dell’isola d’Elba e delle isole minori”, con i dati che riporta, mette in chiaro che è terminata una fase, come si dice è finita un’epoca.
Il passaggio della guerra decretò la fine dell’industria del ferro già in perdita ad inizio anni 900, ma sostenuta per ragioni politiche e belliche dallo stato. La successiva reindustrializzazione spontanea favorita dalla Cassa per il mezzogiorno svaporò dopo poco lasciando al più qualche capannone. Dalla metà degli anni cinquanta, sostenuto da qualità ambientali e paesaggistiche eccezionali prese avvio la lunga avventura del turismo. Cinquant'anni dopo il sistema era “maturo”, ma ha dimostrato ancora vitalità tanto da consentire una lunga stagione di permanenza. Una stagione senza strappi, di piccole oscillazioni, ma anche di lente consunzioni . E’ del tutto evidente però che quell’economia è arrivata ad un punto ove è necessaria una svolta. Perché le strutture turistico ricettive sono invecchiate e molto spesso non rispondono più agli standard consolidati dal settore su cui si gioca la competitività. Ma il problema è anche che genera occupazione a tempo determinato, tanto che Confindustria rileva che i contratti a termine rappresentano circa l’89% dei contratti di lavoro e che il reddito imponibile medio è di circa 8000 euro inferiore rispetto a quello del Comune di Firenze, che l’attività manifatturiera è ormai residuale. Ovviamente tutto questo si somma a fenomeni noti come l’invecchiamento della popolazione, lo scarso numero di nascite, cioè una latente crisi demografica.
Il quadro tratteggiato fa emergere che c’è poco tempo per intervenire, che il sistema politico deve assumere la responsabilità di individuare 2/3 progetti che siano funzionali all’apertura di una nuova fase.
A mio parere questi progetti sono:
a) adeguamento dell’aeroporto per garantire accessibilità rapida al di fuori della stagione tradizionale balneare, facile, che stimoli nuove forme di turismo.
b) revisione delle norme urbanistiche e paesaggistiche che impediscono l’adeguamento della ricettività; non si tratta di incrementare numero di camere, ma di adeguare i servizi di ricettività. Una camera, in un hotel 4 stelle a livello internazionale, ormai è al minimo 35 mq. e non possiamo offrire camere da 18/20 mq., ci vogliono servizi complementari come spa, palestre, e quanto altro.
c) dobbiamo realizzare un porto turistico adeguato alla domanda dei grandi yacht a Portoferraio, avendo come obiettivo di fare dell’isola un punto di riferimento non solo delle crociere estive, ma anche della manutenzione e dello stazionamento invernale dei medi/grandi yacht che non trovano infatti spazio per sostare nei porti del continente e qui, oltre la sosta, potrebbero trovare anche lo spazio per la manutenzione, il refitting.
Da questi tre interventi passa anche una riqualificazione della mano d’opera, una crescita dei salari perché alla specializzazione corrispondono salari crescenti, una continuità di presenze che ricade anche sul sistema commerciale, sulla ristorazione.
Infine si potrebbe pensare ad altre 2 opportunità: 1. un allevamento ittico certamente non per una produzione industriale spinta, ma per una produzione di qualità finalizzata alla commercializzazione dei prodotti all’interno del sistema isola e per quote restanti nei tradizionali circuiti commerciali, oltre immettere una quota in mare a fini di ripopolamento; 2. una rinnovata agricoltura biologica per soddisfare la domanda interna, ma anche per recapitare su i mercati l’immagine altamente qualitativa dell’isola. Sono opzioni che non necessitano obbligatoriamente di capitale pubblico a sostegno, se non facilitazioni per gli investimenti privati, ad eccezione dell’adeguamento dell’aeroporto (e si ha ragione di credere che anche Toscana Aeroporti sarebbe disponibile a farsi carico di un progetto pronto da realizzare), ad eccezione degli interventi agricoli perché occorre il superamento di norme generalizzate adatte a tutti i territori ma non a quelli particolari dell’isola per morfologia e storia, quindi occorrono finanziamenti in favore di giovani agricoltori.
Mauro Parigi






