L’allarme lanciato il 12 agosto da Emanuele Zendri sulle pagine di Greenreport.it riguardava l’ormeggio selvaggio nell’Area Marina Protetta del Regno di Nettuno, a Procida e da anni Legambiente Arcipelago Toscano denuncia episodi simili a Giannutri (e ora qualcuno vorrebbe aprire Pianosa e Montecristo al turismo nautico…). E’ stato come stappare il vaso di Pandora dell’utilizzo insostenibile delle aree marine protette italiane.
Intervistata da La Stampa la presidente del Parco Nazionale Arcipelago della Maddalena, Rosanna Giudice, ha denunciato l’assalto incontrollato e incontrollabile di imbarcazioni nel mare teoricamente protetto dal Parco, con una media di 2.500 natanti al giorno, ma che un controllo aereo ha portato fino a 6.500. «Sono come le cavallette», ha detto la Giudice.
La ONG Guardie Ambientali Sardegna fa il punto della situazione: «Il quadro che si prospetta in questi giorni d’agosto davanti ai nostri occhi non è più sostenibile. Il rischio reale, ormai sotto gli occhi di tutti, è che il nostro paradiso naturale, senza un sistema capillare di controlli e regole rigorosamente fatte rispettare, si trasformi irreversibilmente in un inferno. Non parliamo unicamente di un danno astratto, parliamo di un impatto ecologico diretto, il sovraffollamento nei nostri mari rischia di alterare persino la trasparenza e la composizione chimico-fisica dell'acqua, minacciando le sue incredibili sfumature che rendono le nostre cale celebri in tutto il mondo. Le immagini che rimbalzano sui giornali locali e sui social parlano chiaro, da est a nord, assistiamo a un vero e proprio assalto dal mare, centinaia di imbarcazioni, dai mega yacht al diporto commerciale e ai piccoli gommoni, stringono d'assedio calette delicate e vulnerabili».
L’associazione ambientalista sarda fa notare che «Si è venuto a creare un paradosso inaccettabile, mentre la via di terra viene giustamente tutelata attraverso contingentamenti, numeri chiusi e regolamenti comunali per proteggere gli arenili dal calpestio, la via di mare resta spesso una terra di nessuno, questo sbilanciamento rischia di vanificare ogni sforzo d'innovazione e conservazione finora fatto a terra. Sarebbe necessaria una presa di posizione forte, concreta e immediata attraverso tre assi prioritari, controlli mirati e Incrementare la vigilanza con la presenza di personale qualificato nelle aree marine protette e lungo le coste più fragili per prevenire ancoraggi selvaggi su praterie di Posidonia oceanica. Coerenza normativa tra terra e mare, unificare i criteri di tutela, l'accesso controllato a una spiaggia non può essere eluso semplicemente approdando a pochi metri dal bagnasciuga. Regolamentare la densità nautica massima consentita nelle baie più strette, imponendo sistemi di monitoraggio per le imbarcazioni e sanzioni severe per chi viola la flora e la fauna marina».
E per capire che, se esiste la volontà politica queste cose si possono fare, basta attraversare lo stretto braccio di mare che separa la Maddalena dalla Corsica e l’Arcipelago Toscano da Capo Corso.
Infatti, mentre nelle nostre aree marine protette si ignorano bellamente i vincoli e non si pagano nemmeno i ticket previsti per accedere nelle aree più delicate e protette, il Tribunal maritime de Marseille ha condannato in primo grado il comandante dello yacht di lusso Laurie I (37 metri) per ancoraggio all'interno di una prateria protetta di Posidonia oceanica, in zona vietata del Parc naturel marin du Cap Corse et de l'Agriate/Parcu naturale marino Capicorsu Agriate, un’area marina protetta che si estende lungo la parte settentrionale della Corsica e che potrebbe ospitare più volte l’Area marina protetta dell’Arcipelago Toscano che aspetta di essere istituita dal 1982 ma che viene spacciata ancira dall’Italia come la più grande area marina protetta del Mediterraneo.
Il capitano della Laurie I è stato inizialmente condannato a una multa di 90.000 euro, nonché al divieto di navigazione nelle acque francesi per tre anni, una cifra e un’interdizione impensabile in Italia, dove le multe per i megayacht ancorati nelle aree protette si fermano a poche migliaia di euro (a volte poche centinaia) e a una pacca sulle spalle al capitano che il giorno dopo è pronto ad ancorare, su ordine del suo ricco padrone, in un’altra zone marina esclusiva perché vietata ai comuni mortali.
Come spiegano al Parcu naturale marino Capicorsu Agriate, «I fatti risalgono al luglio 2025. Durante un'operazione di sorveglianza condotta nelle acque Parc naturel marin du Cap Corse et de l'Agriate, e grazie alla segnalazione di un osservatore, gli ispettori ambientali hanno constatato la presenza della Laurie I, un'imbarcazione di 37 metri battente bandiera maltese, in un'area in cui l'ancoraggio è vietato al fine di tutelare le praterie di Posidonia. Nonostante le normative vigenti, l'imbarcazione aveva gettato l'ancora in questo habitat marino particolarmente fragile. I funzionari del Parco hanno emesso una sanzione al comandante. Il caso è stato quindi trasmesso alle autorità giudiziarie, che hanno avviato un procedimento presso IL Tribunal maritime de Marseille. La decisione rappresenta uno dei primi risultati giudiziari rilevanti della politica di protezione dei fondali introdotta nell’area del Cap Corse e dell’Agriate a partire dal 2019. Le autorità francesi hanno progressivamente limitato l’ancoraggio delle grandi unità nelle zone occupate dalla Posidonia, perché l’ancora e soprattutto la catena, quando vengono trascinate sul fondo durante le rotazioni della barca, possono danneggiare porzioni considerevoli della prateria. Il caso del Laurie I manda quindi un messaggio piuttosto chiaro ai comandanti e ai diportisti che navigano lungo le coste francesi: la posizione in cui si getta l’ancora non è più soltanto una questione di buona pratica marinaresca. In alcune aree della Corsica e della Costa Azzurra ancorare nel punto sbagliato può trasformarsi in un reato e comportare conseguenze economiche molto pesanti. Per chi naviga in queste zone diventa quindi indispensabile controllare prima dell’ancoraggio le carte e le disposizioni locali, soprattutto perché le restrizioni possono cambiare in funzione della lunghezza dell’imbarcazione e dell’area interessata. Il precedente del Laurie I, con una sanzione da 90.000 euro e tre anni lontano dalle acque francesi, dimostra quanto seriamente la Francia abbia deciso di affrontare la protezione della Posidonia».
Fantascienza per l’Italia, dove la dittatura dei ricchi cafoni marittimi sembra essere la normalità estiva che trova molti entusiasti imitatori. E la normativa più ignorata e meno applicata (che però mantiene sanzioni ridicole rispetto a quelle francesi) sembra essere proprio la recentissima Legge - 07/05/2026 - n. 70 - Valorizzazione della risorsa mare che all’articolo 20 recita: «Protezione delle praterie di Posidonia oceanica tramite gestione dell’ancoraggio di tutti i natanti. 1. L’ancoraggio delle imbarcazioni non deve arrecare pregiudizio alla conservazione dell’ambiente marino e costiero, né determinare la distruzione, il deterioramento, l’alterazione o la frammentazione di habitat marini sensibili o protetti, inclusi gli habitat di specie vegetali marine protette, con particolare riferimento alle praterie di Posidonia oceanica. 2. Ai fini del presente articolo sono considerati habitat marini sensibili o protetti: a) gli habitat di interesse comunitario ai sensi della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992; b) gli habitat essenziali alla conservazione di specie protette o minacciate ai sensi della Convenzione sulla salvaguardia del mar Mediterraneo dall’inquinamento, adottata a Barcellona il 16 febbraio 1976, di cui alla legge 25 gennaio 1979, n. 30, e del Protocollo relativo alle zone particolarmente protette e alla diversità biologica nel Mediterraneo, di cui alla legge 27 maggio 1999, n. 175; c) gli habitat marini caratterizzati da elevata vulnerabilità fisica e biologica, quali le praterie di fanerogame marine e le biocostruzioni bentoniche, inclusi i popolamenti coralligeni».
Il confronto tra Francia e Italia è umiliante: da una parte si istituiscono in pochi mesi grandi Parchi Marini e li si proteggono con sorveglianza efficace e multe salatissime, dalla nostra parte ci sono Aree marine protette che, per stessa ammissione di chi le presiede, non sono protette e non sono in grado di proteggersi o aree marine protette come quella dell’Arcipelago Toscano che aspetta di essere istituita davvero dal 1982 - da 44 anni! – e dove, a differenza che in Corsica, non esistono guardiaparco dedicati alla protezione del mare tutelato dalla legge. Sull’efficacia delle inesistenti protezioni del Santuario dei Mammiferi Marini Pelagos, che comprende Maddalena, Corsica e Arcipelago Toscano, è meglio stendere un pietoso velo.
Il governo Meloni ha approvato una legge sul mare farraginosa e che liscia il pelo alle corporazioni ma che, come dimostrano le denunce pubbliche e la cronaca di questo agosto infuocato, non protegge assolutamente un mare sempre più in crisi ecologica e preso d’assalto da un turismo distruttivo.
Come non essere d’accordo con le Guardie Ambientali Sardegna quando concludono: “Difendere la Sardegna non significa rifiutare il turismo, ma pretendere che esso rispetti la terra e il mare che lo ospitano. Le risorse ambientali della nostra isola non sono infinite, senza interventi coraggiosi, la bellezza che oggi attira il mondo rischia di essere la prima vittima di questo stesso afflusso incontrollato. E’ il momento di agire prima che l'incanto delle nostre acque diventi solo un ricordo sfocato».
Umberto Mazzantini
da greenreport.it






