L’ordine dei cavalieri di Santo Stefano appena istituito nel 1562 trova sede nel convento dei frati francescani in Portoferraio e le galere dell’ordine nel porto di Cosmopoli.
La sede è poi spostata a Pisa da Cosimo I de’ Medici fondatore dell’ordine militare marittimo.
Il porto di Livorno diventa allora principale scalo delle galere stefaniane.
Ma il porto di Portoferraio con la sua darsena protetta e l’arsenale navale rimane mèta di approdo delle galere stefaniane durante i viaggi di corso d’istruzione per la crociera di guerra.
Scrive Cesare Ciano:
“Il quartier generale era a Pisa e nel vasariano palazzo della Caravana si svolgeva l’istruzione teorico pratica con un programma che comprendeva storia cosmografia, matematica, geometria, nautica, tiro a segno, strategia navale e terrestre. Ma i veri marinai si facevano in mare e non sui banchi della scuola, specie in un periodo nel quale l’esperienza era quasi tutto e la teoria serviva a ben poco ed a questo scopo essi dovevano completare l loro preparazione sulle navi della flotta stefaniana. Così nel maggio del 1563 Cosimo dotò l’Ordine di due galere onde servissero come navi scuola per i cavalieri….Ed all’uopo sulle navi debitamente armate e destinate alla crociere di guerra s’imbarcarono i cavalieri, di solito una quindicina per ogni galera, sotto gli ordini di un balì e senza autorità alcuna sull’equipaggio”
(CFr. pg 41 di “I primi medici e il mare.Note sulla politica marinara toscana da Cosimo I a Ferdinando I” Cesare Ciano.Pacini editore 1980. Pisa)
Ignazio Fabroni, pistoiese, cavaliere dell’ordine di S. Stefano nel seicento descrive la navigazione della galera stefaniana con disegni in cui l’imbarcazione è in giolito, cioè ferma all’ancora, oppure naviga al remo o alla vela o che ha dato fondo.

Il Fabroni è imbarcato per la crociera di istruzione nella primavera del 1664 come cavaliere sulla galera S. Cosimo della flotta granducale stefaniana dopo aver ottenuto la vestizione dell’abito “per giustizia”.
Con un abito bianco e davanti una croce rossa solca il mar Mediterraneo.
Ogni anno le galere escono dal porto di Livorno con il compito di svolgere il solito viaggio di corso annuale ,chiamato la “caravana”, per combattere e catturare le navi pirate barbaresche. E’ questa un’attività che le galere effettuavano durante la buona stagione di solito da maggio a settembre . Sia alla partenza che nel viaggio di ritorno verso Livorno una sosta obbligata delle galere è l’Elba, isola nella quale l’Ordine ha l’arsenale e può contare sull’ospitalità del Lazzeretto in caso di problemi sanitari.
Il 16 agosto del 1673 il Fabroni, imbarcato come cavaliere sulla galera di S. Cosimo, è fermo all’Elba e con un disegno descrive quello che vede. La data è scritta nella nota a piè del disegno “Veduta di Portoferraio. 16 agosto 1673.Del Gran Duca di Toscana”.
Il disegno è ricco di particolari della darsena con la Linguella e la sua torre, il padiglione delle galeazze con i due corpi dell’arsenale omonimo, il forte Stella, la porta a mare, i mulini a vento, parte del fronte di terra delle fortezze che prospetta sulla darsena.

Nella descrizione del porto il cavaliere i tiene a far sapere che appartiene al granduca di Toscana.
Durante questa sosta all’Elba il Fabroni lascia altri disegni del lazzeretto verso il quale mostra schiere di soldati che salgono per la quarantena. E’ attratto anche dalla gente del borgo e ritrae alcune figure femminili della Portoferraio del 1673: signore in gruppo intente a recitare il rosario, con in collo un neonato, sedute su una seggiola circondate da animali domestici, intente a fare la maglia.


Nel settecento, Maria Anton Francesco Roffia di San Miniato, è cavaliere del sacro ordine militare marittimo di Santo Stefano imbarcato su una delle galere stefanane.
Descrive la navigazione da Livorno verso levante e la sosta nella darsena di Portoferraio con i rischi ad essa connessa. La sosta a Portoferraio rischia infatti di far sempre perdere qualche marinaio dell’equipaggio che essendo portoferraiese una volta sbarcato non rientra. Corre inoltre voce che le donne del paese invochino il tempo cattivo col fine che più a lungo le galere stiano ferme in porto, e si è dato il caso che il tempo si è guastato.
Per questo consiglia di non entrare in Darsena e di dar fondo a largo quanto più possibile in modo da rendere più difficile lo sbarco a terra.
Questo lo tralcio riguardante la navigazione verso l’Elba in “Memorie et osservazioni notate dal Cav. Maria Anton Francesco Roffia Nelle diverse Navigazioni fatte da esso sopra le Galere di S. Stefano dall’anno 1701 fino al 1718 comprese le quattro spedizioni in Levante” integralmente trascritto:
“…Aperto il canale di Piombino, si facci tutta la diligenza di non entrare in Portoferraio, se non per necessità poiché per passare a Levante, è difficile con i venti favorevoli al Cammino montare il capo S Bennato, né in Portoferraio vi è abbondanza di provisione alcuna, e tutto ciò che si compra si leva dall’assegnamento alla piazza, né altro vi è che una buona zavorra alla spiaggia di fuori, fra il Falcone e il forte S. Giovanni e poi siccome sopra le galere vi è una quantità di marinai del paese, oltre il risico di lasciarvene sempre qualcheduno, che sceso a terra troverà mai quell’ora di rassegnarsi a bordo, corre voce che le donne del paese abbino superstizioni per far venire il tempo cattivo a fine che o le galere, o le lor genti stiano qual più con esse e del fatto si è dato più e più volte il caso che entrati in detto porto, subito si è guastato, et è stato necessario passarsi delle settimane e farvi anche in una certa occasione alcuni giorni di contumacia. Ma se la necessità obbligasse l’andarvi non s’entri in Darsina, e si dia fondo più largo che si può tanto, che il pruese (cima che va dalla prua a terra) sia in terra, e si giri la prua al vento, essendovi buon fondo, e tenitore, e così la gente avrà meno comodo d’andar nel paese”.
Marcello Camici
Foto di copertina - Ignazio Fabroni. Galera in giolito. ”Album di ricordi di viaggi e di navigazione sulle galere toscane dall’anno 1664 all’anno 1667” conservato nel fondo Rossi-Cassigoli. Biblioteca nazionale centrale. Firenze.
Foto 2 - Ignazio Fabroni. Galera alla vela. Idem come sopra
Foto 3 - 1673. Ignazio Fabroni. “Veduta di Portoferraio 16 agosto 1673 Del Gran Duca di Toscana.” Idem come sopra
Foto 4 - Ignazio Fabroni. ”Donne di Portoferraio”. Idem come sopra
Foto 5 - Ignazio Fabroni. ”Donne di Portoferraio”. Idem come sopra






