Nel settecento, l’ospedale della Misericordia di Portoferraio, che dal cinquecento opera assistenza e ricovero agli infermi, versa in situazione economica non buona.
Uno stato di indebitamento finanziario sorge ed inizia nei primi anni del settecento in seguito all’ingrandimento dell’immobile dell’ospedale per tener separati gli uomini dalle donne.
Lo si apprende da carta di archivio del 1728 relativa a corrispondenza tra il Pievano e il Rettore del Carmine di Portoferraio “..Resta adesso ch’io risponda a VS Ill.ma sopra gli scudi 50 che del provento de’ letti di scudi 250 S.A.R. si accontentò di accordare in sussidio dello Spedale di S. Cristino et a ciò io rispondo che detto Spedale è per certo necessitato di tale sussidio almeno per qualche anno ancora, poiché con la speranza di questo assegnamento intraprese fabbrica et accrescimento di Spedale, per tenervi separati gli uomini dalle donne, crebbe letti e masserizie di che si è indebitato e venendoli levato ora questo sussidio di scudi 50 non so come potrebbe supplire”.
(Archivio Mediceo. Filza 1807. ”Negozi di Livorno e di Portoferraio 1704-1738”. Inserto n° 12.”1728 .Accomodamento sopra le differenze insorte tra il Piovano e il Rettore del Carmine di Portoferraio” - Archivio di stato Firenze)
Lo stato di indebitamento finanziario così iniziato continua per tutto il secolo diciottesimo ampliandosi per una evidente mala gestione amministrativa come risulta dalla relazione fatta dal conte Vincenzo degli Alberti nel 1766.
In questo anno il conte degli Alberti arriva a Portoferraio inviato dal granduca per fare una relazione sulla situazione di questo suo dominìo ferraiese. Il conte si sofferma per qualche mese.
La relazione è manoscritta, è conservata nella biblioteca del comune di Portoferraio e porta il titolo “Relazione di Portoferraio fatta a Sua Altezza Reale dal conte Vincenzo degli Alberti suo Consigliere di Stato”.
Il conte Alberti, umilissimo servitore e suddito, si ferma a parlare della confraternita della misericordia e dell’ospedale annesso che “ha l’obbligo di ricevere gli infermi e di mantenere i miserabili che si ritrovano carcerati per delitti criminali”. Di questo spedale fa un dettagliato resoconto economico dicendo che le uscite superano le entrate.
Alberti relaziona al granduca in modo dettagliato lo stato di indebitamento economico allegando la “Memoria sopra la Chiesa et Ospedale della Misericordia di Portoferraio“ (NOTA N. 6) firmata da Ippoliti segretario: entrate pari a lire 936.9.10 e le uscite pari a lire 1676,0.
Termina con le testuali parole “l’entrata è minore della uscita di lire 739.9.10 l’anno” fissando così in modo preciso l’entità di indebitamento finanziario. (Foto di copertina)
Concorre a far sì che l’entrata sia minore dell’uscita il fatto che molti sono i debitori nei confronti dei quali l’ospedale vanta credito, debitori insolventi.
E’ lo stesso Alberti che lo fa sapere nel suo manoscritto dove fissa la cifra esatta totale che tutti i debitori debbono pagare all’ospedale in lire 2935.15.1
Un intero resoconto a questo riguardo dedicato dal titolo “Spoglio de Debitori dell’Ospedale della Misericordia a tutto Ottobre 1765”.

Aggiunge poi che questa situazione di insolvenza aggrava le finanze dell’ospedale che deve sostenere spese fisse e obblighi annui tutte dal conte documentate nel capitolo “Spese fisse dell’Ospedale della reverenda Misericordia e suoi obblighi annui”.

Si tratta di mala gestione amministrativa dell’ospedale.
E’ lo stesso Alberti a dirlo “cinque stanze che sempre si sono tenute e si tengono occupate in servizio del nostro Ospedale cioè una stanza per i Fisici una detta per comodo del Cappellano la notte e tre dette per comodo dello Spedaliere Domenico Giusti delle quali cinque stanze non si è mai ricavata pigione alcuna perché dagli Uffiziali pro tempore della Chiesa, incautamente, non si è impostata mai la partita di debito dell’Ospedale, come dovevasi fare. Uno stanzone a palco fabbricato dai fratelli della Misericordia, dove esitono presentemente dieci letti in servizio dei poveri ammalati, del baleno si è mai ricevuta pigione alcuna per l’istesse ragioni che sopra.
Altro stanzone al secondo piano fabbricato anch’esso dai fratello della Misericordia per servirsene ad uso dell’Ospedale delle donne, come altre volte è servito, e del quale non si è mai ricavato niente di pigione per le ragioni sopradette”.
(“Relazione di Portoferraio fatta a Sua Altezza Reale dal conte Vincenzo degli Alberti suo Consigliere di Stato” Vincenzo degli Alberti. Manoscritto 1766. Biblioteca comune Portoferraio)

Dopo il 1766 lo stato di indebitamento finanziario sarà tale che non consente più di poter andare avanti.
Marcello Camici
Foto di copertina - 1766. Ospedale della Misericordia. Stato economico. Manoscritto “Relazione di Portoferraio fatta a Sua Altezza Reale dal conte Vincenzo degli Alberti suo Consigliere di Stato” Vincenzo degli Alberti. Biblioteca comunale di Portoferraio.
Foto 2 - 1766. Ospedale della Misericordia. “Spoglio de Debitori dell’Ospedale della Misericordia a tutto Ottobre 1765”. Manoscritto “Relazione di Portoferraio fatta a Sua Altezza Reale dal conte Vincenzo degli Alberti suo Consigliere di Stato”. Vincenzo degli Alberti. Biblioteca comunale di Portoferraio.
Foto 3 - 1766. Ospedale della Misericordia. “Spese fisse dell’Ospedale della reverenda Misericordia e suoi obblighi annui”. Manoscritto “Relazione di Portoferraio fatta a Sua Altezza Reale dal conte Vincenzo degli Alberti suo Consigliere di Stato” Vincenzo degli Alberti. Biblioteca comunale di Portoferraio.
Foto 4 - 1766. Ospedale della Misericordia. Mala gestione amministrativa. Manoscritto “Relazione di Portoferraio fatta a Sua Altezza Reale dal conte Vincenzo degli Alberti suo Consigliere di Stato” Vincenzo degli Alberti. Biblioteca comunale di Portoferraio.






