Con il trattato di Londra del 29 maggio 1557 tra Filippo II re di Spagna e il principe Jacopo Appiani VI del principato di Piombino e poi col trattato di Firenze del 3 luglio 1557 tra Filippo II e Cosimo I de’ Medici , quando è governatore e commissario di Cosmopoli Domenico di Jacopo Attavanti, di tutta l’Elba che nel 1548 l’imperatore Carlo V ha “posta nella mani e sotto l’amministrazione“ di Cosimo, solo Portoferraio e due miglia di terra intorno restano al duca mediceo concessi dal re spagnolo in feudo. Il restante territorio torna a far parte dello stato del principato di Piombino ad eccezione di Longone che è incluso nel nuovo stato dei Presìdi sorto col trattato di Londra. Solo da allora Cosimo diventa Serenissimo padrone e signore di Cosmopoli.
Portoferraio con due miglia di territorio intorno sono divenute feudo del principe Cosimo e la popolazione sua suddita.
Dopo l’anno 1557 Cosimo, per l’amministrazione della città di Cosmopoli, divenuta suo feudo, separa la funzione di Commissario da quella di Governatore che fin dal 1548 è l’unica figura istituzionale al governo militare e civile: non più nella stessa persona ma in due persone distinte. Dopo l’Attavanti, il governo della giustizia civile e criminale è scisso da quello militare e diviene di competenza del commissario, restando quello dell’armi al governatore. Lo si apprende dal governatore di Portoferraio Vincenzo Coresi del Bruno che elenca una lunga serie di commissari che si sono succeduti all’Attavanti “… all’Attavanti succedette nel Commissariato di Portoferraio l’anno 1559 Baldinaccio Martellini, consecutivamente nel 1563 Pandolfo Benvenuti nel 1564 Gio Battista di Pietro Venturi, nel 1566 Gio Battista d’Alamanno Medici e nel 1569 Lunetto Attavanti, nel 1572 fu commissario Vincenzo di Simona del Benino comandante delle Fortezze e Presidio il conte Lionello di Cristofano degl’Oddi Perugino e nel 1573 successe nel Commissariato Bernardo di Lutozzo Nasi, al tempo del quale furono posti i termini divisati della giurisdizione di S.A. da quella di Sua Eccellenza il Sig. re di Piombino … Nel 1578 fu commissario Domenico di Guido Mellini e Generale dell’Armi Francesco di Alessandro Barbolani de’ Conti da Montauto..”
(Lettera del Governatore Giovanni Vincenzo Coresi del Bruno 3 novembre 1738. ”Negozi di Governo di Livorno e di Portoferraio 1704-1738” Inserto n°28 anno 1738 ; ”fogli riguardanti e contenenti l’indipendenza che hanno i Governi e Tribunali di Livorno e Portoferraio da ogni altro, fuori che dalla Segreteria di Guerra”. Archivio Mediceo, Filza 1807.Archivio di stato di Firenze)
Il 1574, essendo commissario di Cosmopoli Barnardo di Lutozzo Nasi è anno importante per l’amministrazione della giustizia civile e criminale in Portoferraio perché in questo anno sono concessi da Cosimo alla città gli Statuti col titolo “Statuti et Ordini del Serenissimo Gran Duca di Toscana Nostro Signore concernenti la forma del Governo et reggimento della terra di Portoferraio nell’isola dell’Elba”.
Da questo anno la giustizia civile e criminale, che è stata fino ad allora amministrata seguendo soltanto il corpo di leggi fiorentine del principato mediceo, viene amministrata dal commissario pro tempore seguendo norme e regole contenute negli Statuti.
Queste norme riguardano sia le procedure civili che penali (criminali).
Le sentenze sia civili che criminali diventano esecutive solo dopo approvazione di Cosimo.
Dopo cinque anni di applicazione degli statuti, nell’agosto 1579, in aggiunta agli esistenti, sono concessi dal Serenissimo signore e padrone gli “Statuti Nuovi” che si aprono con la seguente dizione “Deo Optimo Maximo auxiliate addizione et nuovi statuti fatti questo dì XIX di Agosto 1579 con partecipazione del Serenissimo Granduca di Toscana Nostro Clementissimo Signore dal molto Magnifico et Eccellente Consiglio et Pratica Secreta di S. A. S. per la terra di Portoferraio et sua iurisdizione”.
Se la prima stesura degli Statuti, quella del 1574, è concessa da Sua Altezza senza sentire i sudditi la seconda stesura, quella del 1579, gli “Statuti Nuovi”, è concessa in ausilio da Sua Altezza Reale dopo aver sentito il parere espresso dagli abitanti sui capitoli degli Statuti già concessi e ciò “per utile et benefizio loro”: i sudditi.
Lo si apprende da carta di archivio, una lettera che, Paolo Vinta, membro e segretario della Pratica Segreta, da Firenze scrive al commissario pro tempore di Portoferraio, Domenico Mellini in carica nel 1579.
“Al Magnifico Commissario di Portoferraio
Mellini Mio Carissimo. Portoferraio
Magnifico mio Carissimo
Alli giorni passati doppo che havemmo visto et considerato , quanto li huomini di codesta terra disegnarono per utile et benefizio loro si ordinasse per via di Statuti,riferimmo a S.A. il parer loro sopra ciascun capitolo.et quello benignamente et approvò i capi in questa inclusi et comandò si distendissmo et osservassino nel modo che stanno.Però alla ricevuta di questa li farai pubblicar e bandir ne luoghi soliti, procurando che si leghino et accomodino nel luogo loro nel volume et libro degli statuti di codesta Terra a’ causa siano ( ) et si possino sempre veder et legger da qualunque persona che ne hara di bisogno. Exegui co’ la tua solita diligentia et adviso della ricevuta et del seguito et sta sano
Da Fiorenza nel Ducato Palazzo il dì xxiii et Agosto 1579
Il Consiglio et Pratica Secreta del Gran Duca di Toscana
Paolo Vinta secretario”
(Archivio storico comune Portoferraio)
Marcello Camici
Nell'immagine di copertina - Anno 1574. Statuti di Portoferraio. PRIMA PAGINA (“Statuti del comune di Firenze e dei comuni soggetti, 620-649” Classe XII Portoferraio. Archivio stato Firenze)






