Entrare nella bottega di Santino significa fare un passo indietro nel tempo - un baluardo di resistenza artigiana in Centro Storico.
Tra vecchi macchinari, attrezzi consumati dal lavoro e scarpe realizzate per prova o per passione, sopravvive uno di quei mestieri che raccontano la storia di una comunità, di un mondo in cui gli oggetti venivano riparati e non semplicemente sostituiti.
Di fronte a realtà come questa nasce spontanea una domanda: come possiamo conservare nel futuro un patrimonio così prezioso di cultura, esperienza e identità?
Il sapere artigiano è molto più di una professione. È un patrimonio di conoscenze che si tramanda attraverso il lavoro quotidiano, i gesti, l'esperienza accumulata negli anni. Quando un mestiere scompare, non perdiamo soltanto un'attività economica: perdiamo una parte della nostra storia.
Nella vita di ciascuno di noi gli artigiani hanno rappresentato la soluzione di tanti piccoli problemi quotidiani. Ma oggi il loro ruolo assume anche un significato più ampio. Riparare invece di buttare, recuperare invece di sostituire, dare nuova vita agli oggetti significa mettere in pratica quei principi di sostenibilità che tanto spesso invochiamo.
Da sempre immagino la nostra società come una catena composta da molti anelli. Ognuno è indispensabile perché l'insieme possa funzionare. I calzolai, come tanti altri artigiani, sono uno di questi anelli: discreti, spesso poco visibili, ma essenziali.
Se vogliamo dare un futuro ai nostri centri storici e ai nostri piccoli borghi, la strada passa anche da qui.
Dobbiamo creare le condizioni perché questi mestieri possano continuare a vivere, affinché il sapere custodito da persone come Santino non venga disperso.
Perché conservare un artigiano significa conservare una parte della nostra comunità.
Gabriella Solari







