Venerdì 31 luglio 2026, alle ore 21:30, si terrà il settimo incontro della rassegna letteraria Autorə in Vantina, organizzata dal comune di Capoliveri, dalla libreria MardiLibri di Portoferraio e dalla Pro loco di Capoliveri.
Sarà ospite della rassegna Johnny L. Bertolio, autore e docente universitario di Letteratura italiana.
Bertolio parlerà della sua ultima pubblicazione, il saggio “L’ha scritto lei, ma… Perché a scuola non si studiano le autrici” (Tlon 2026), nel quale ripercorre, «ora con sconforto, ora con rabbia, ora con volontà di riscatto, anni e anni di letteratura italiana», proponendo una carrellata di opere e nomi di scrittrici che sono state tagliate fuori dalla storia letteraria del nostro paese.
Analizzando i mutamenti e le costanti della critica e della ricezione dei testi nei secoli, Bertolio indica l’Ottocento postunitario come momento di rottura e d’irrigidimento: è allora che la «mannaia» del canone cala a determinare d’ufficio chi è degno di rappresentare e trasmettere i valori patriottici e coloniali dell’Italia unita, innalzando un consesso di autori a dominante quasi esclusivamente maschile, quasi affermando implicitamente che «le scrittrici avrebbero anche potuto tacere senza per questo privare lettori e critici di opere imprescindibili».
Bertolio, in un contro-canto contro-canonico, ricorda allora innumerevoli autrici, note e meno note, come la poetessa «Compiuta detta pulzella […] vissuta nella seconda metà del Duecento», Gaspara Stampa, Tullia d’Aragona, Isabella Morra, Veronica Franco, le più di quattrocento poetesse affiliate all’Arcadia, le donne che nel Risorgimento «sono state protagoniste di un attivismo, anche letterario, senza precedenti», fino ad arrivare a figure più recenti quali Amalia Guglielminetti, o la
contemporanea Elena Ferrante.
Autrici, queste, quasi tutte coinvolte in polemiche spesso di natura extraletteraria, costantemente soggette a insinuazioni e a «pregiudizi misogini travestiti da omaggi»; nel migliore dei casi incasellate nell’etichetta di «letteratura femminile», più o meno velatamente intesa come «mala copia della letteratura maschile».
Più che fare un’analisi critica delle opere, Bertolio espone i vari modi nei quali è stata liquidata nel tempo la presenza letteraria delle donne in quanto tali; mostra come l’opera delle autrici prese ad esempio abbia ridisegnato «il paradigma letterario dell’amore, delle relazioni, dei sentimenti», ma anche come questa sia stata di necessità forzata a trattare quasi esclusivamente l’identità femminile.
Bertolio si propone di «decostruire» il canone letterario maschile a dominanza fiorentina, e questo lo fa perché sa bene, come scrive Maura Gancitano nella Prefazione, che la letteratura italiana è «sempre stata più vasta, più varia e più contraddittoria» di come viene raccontata, e che ogni epoca e cultura – così come ogni controcultura – tende inevitabilmente a escludere e a liquidare, in un modo o nell’altro, chi non contribuisce alla definizione e alla diffusione delle idee condivise.
«Ogni canone si presenta come ovvio», scrive ancora Gancitano, e «questa è sia la sua forza sia la sua violenza». Ed è così che ogni proposta antologica, ogni quadro possibile della situazione, saranno per loro stessa natura «mutili»; e nessun «controcanone» potrà mai sottrarsi all’impostazione del modello al quale si oppone, essendone in fin dei conti soltanto il riflesso, il segno invertito; essendo esso stesso, paradossalmente, autore di una «violenza» simile a quella che ha stabilito
nell’Ottocento il novero dei padri della letteratura: si parte sempre da un’idea, da presupposto, per vedere poi chi può rientrare nell’insieme.
«Il canone […] è per necessità ideologico, perché non mette sul piedistallo un certo nome solo per i meriti letterari, ma perché le relative opere sono state giudicate compatibili con i valori che si intendono trasmettere in una certa fase storica». Ciò vale anche per qualsiasi contocanone.
Se Bertolio, allora, si concentra sulle esclusioni “maggiori”, legate a stereotipi di genere (in questo caso, le donne), il campo d’esistenza delle esclusioni “minori”, inclassificabili e non identificabili, è inimmaginabile, probabilmente intrattabile.
Basti pensare alla situazione presente, nella quale, con la proliferazione metastatica delle pubblicazioni letterarie, la marginalizzazione e l’esclusione – se non la vera e propria sparizione, o autoannientamento – si configurano come le dimensioni proprie alla maggioranza degli autori, al di là di ogni appartenenza a gruppi specifici o categorie.
Angelo Airò Farulla,
per Autorə in Vantina






