Apprendo dalla stampa che la Regione Toscana starebbe valutando di trasferire un certo numero di suini di Cinta senese sull'isola di Pianosa per proteggerli dal rischio della peste suina africana. La tutela della Cinta Senese, una razza autoctona di straordinario valore storico, culturale e genetico, è certamente un obiettivo condivisibile. La Regione Toscana fa bene a preoccuparsi della sua conservazione.
Credo però che la soluzione individuata sia sbagliata. Non perché non si debba salvare la Cinta Senese, ma perché Pianosa è il luogo meno adatto per farlo. Le ragioni sono semplici: Pianosa è un Parco Nazionale ed è un'isola. Ognuna di queste caratteristiche dovrebbe essere sufficiente a sconsigliare un'operazione di questo tipo. Le due caratteristiche combinate la rendono difficilmente giustificabile.
L'isola fa parte del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. I parchi nazionali, secondo gli standard internazionali della Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), riconosciuta dalle Nazioni Unite, e secondo la stessa legge italiana, hanno come finalità primaria la conservazione della biodiversità e degli ecosistemi naturali. La nostra normativa riconosce, anche il valore culturale dei paesaggi e delle attività tradizionali, motivo per cui molti parchi italiani ospitano anche pratiche agricole e pastorali storiche. Ma questo non significa che un Parco Nazionale possa diventare il luogo in cui trasferire specie o razze domestiche estranee alla storia naturale del territorio.
I Parchi Nazionali occupano meno del 5% del territorio italiano. Proprio per questo dovrebbero rappresentare solo il cuore della conservazione degli ecosistemi più integri del nostro Paese, quelle che in altri contesti ho definito le "arche della biodiversità", luoghi nei quali i processi naturali possano continuare a svolgersi con il minimo possibile di alterazioni. Dei luoghi in cui preserviamo la natura intatta a beneficio delle generazioni future, proprio come conserviamo i beni culturali più preziosi.
Relativamente al fattore parco, esiste un ulteriore aspetto che non dovrebbe essere trascurato. Il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano è stato inserito nella prestigiosa Green List della IUCN, il più importante riconoscimento internazionale per l'efficacia della gestione delle aree protette. Decisioni difficilmente conciliabili con gli obiettivi di conservazione di un parco nazionale potrebbero indebolire la credibilità scientifica e internazionale di questo importante riconoscimento. Sarebbe un danno notevolissimo, purtroppo.
Ma la ragione ancora più importante riguarda la natura stessa di Pianosa: è un'isola. Gli ecosistemi insulari sono tra i più vulnerabili del pianeta. Da anni mi occupo di biodiversità delle isole e nel 2023 ho anche organizzato, a Lipari, il Congresso Mondiale di Biologia delle Isole, al quale hanno partecipato oltre 400 studiosi provenienti da tutto il mondo. La ricerca scientifica è molto chiara su questo punto: le specie introdotte dall'uomo rappresentano una delle principali cause di perdita di biodiversità negli ecosistemi insulari e sono responsabili della maggior parte delle estinzioni documentate sulle isole negli ultimi secoli. La ragione è semplice. Le isole sono ecosistemi piccoli e isolati, nei quali molte specie si sono evolute in assenza di grandi mammiferi terrestri. Le popolazioni sono spesso poco numerose, ricche di endemismi e particolarmente vulnerabili alle introduzioni che portano effetti negativi anche difficilmente prevedibili. Per questo motivo, uno dei principi fondamentali della conservazione delle isole è evitare l'introduzione di nuove specie o di popolazioni che possano modificare gli equilibri ecologici.
Pianosa misura appena dieci chilometri quadrati. Introdurvi una popolazione di suini domestici significherebbe inserire un enorme fattore di degrado del delicato equilibrio dell’ecosistema insulare. Anche se potesse essere confinata in un recinto, ci saranno delle ricadute negative sugli ecosistemi e la biodiversità insulare. Tali alterazioni, anche collegate alla necessità di alimentarli nonché ai loro reflui, porteranno effetti negativi su habitat e specie. Inoltre, esiste sempre il rischio che qualche animale possa uscire. Nessuno oggi è in grado di prevederne con precisione l'entità, ma la storia della conservazione delle isole insegna che interventi di questo tipo hanno sempre determinato alterazioni profonde e talvolta irreversibili degli ecosistemi.
Salvare la Cinta senese è un obiettivo giusto e doveroso. Ma la conservazione di una razza domestica non dovrebbe essere perseguita mettendo a rischio la biodiversità naturale in uno degli ecosistemi naturali più delicati che abbiamo, una piccola isola. Sono convinto che le competenze scientifiche e tecniche oggi disponibili permettano di individuare soluzioni efficaci sul continente, in luoghi confinati e controllati, capaci di garantire la tutela della Cinta Senese senza compromettere il patrimonio naturale unico rappresentato da Pianosa.
Alessandro Chiarucci
da greenreport.it






