Prima dei quattro Rioni, prima dei carri, dei costumi, delle cantine aperte e di quelle giornate in cui Capoliveri si trasforma e torna a vivere una storia antica, c’è stato un sogno.
Un ricordo diventato idea.
Un’idea diventata festa.
Era il 1996 quando Michelangelo Venturini riportò a Capoliveri la Festa dell’Uva. Ma la storia comincia molto prima, nei ricordi di quando era bambino e a Portoferraio vedeva sfilare anche il “carro” capoliverese.
Quella festa gli era rimasta dentro. E un giorno, quel ricordo è tornato a bussare alla porta.
A poche ore dall’edizione 2026, trent’anni dopo, siamo andati a trovarlo nel suo atelier, nel cuore del paese.
Abbiamo acceso una telecamera e gli abbiamo chiesto di tornare indietro nel tempo, fino a quel momento in cui tutto ebbe inizio.
Sarà lui, con le sue parole e i suoi ricordi, a raccontarci come è nata la Festa dell’Uva che oggi conosciamo.
E non chiedetegli a quale Rione appartiene.
Per Michelangelo, il Rione più grande è sempre stato uno solo: Capoliveri.






