Immagino già che, lassù, tu stia sorridendo fiero con quel mezzo ghigno che conoscevamo bene, mentre racconti a tutti i santi del paradiso la cerimonia del tuo funerale. Ti vedo pensare: “Boia, hai visto quanta gente…?”.
Babbo, la tua è un’assenza che pesa e un sorriso che resta, perché tu eri fatto così: capace di guidare, di organizzare, di far funzionare tutto e di farlo sempre con il cuore.
La tua assenza è via via dolorosamente presente.
È una presenza nuova, silenziosa, che riempie le stanze e i pensieri, che accompagna ogni gesto quotidiano. E mentre il vuoto si fa più nitido, si fa altrettanto nitida la gratitudine.
Ho ascoltato parole che hanno raccontato l’uomo che sei stato: l’impegno instancabile nel sociale, la professionalità attenta e scrupolosa, la dedizione concreta di chi non si tira indietro; le vite incrociate e cambiate dal tuo coraggio, le decisioni prese senza esitazione quando c’era bisogno di agire; la capacità di tenere insieme le persone, di far funzionare le cose, di unire fermezza e umanità. E poi lo sport, le tue “bimbe” allenate con passione, la tua Juventus seguita con entusiasmo fedele, le serate in cui il tuo spirito compagnone sapeva far sorridere tutti.
Accanto al riconoscimento pubblico, si è fatta strada anche una dimensione più raccolta e silenziosa: l’affetto autentico che molte persone hanno nutrito per te. In tanti ti hanno accompagnato nell’ultimo saluto con una partecipazione composta e profonda, condividendo un dolore che sentivamo come nostro e cogliendo, in quella presenza discreta, la misura del bene che hai seminato negli anni.
Ho ascoltato parole che hanno fatto emergere con chiarezza una gratitudine che non ha bisogno di enfasi.
Grazie per l’uomo che sei stato nel mondo.
Ciò che hai donato fuori casa nasceva dallo stesso amore con cui hai cresciuto la tua famiglia. Spesso il tuo impegno ti ha portato lontano, ha chiesto tempo ed energie che avrebbero potuto essere nostre. Ma noi abbiamo sempre saputo che quella dedizione era parte della tua verità più profonda. E ne siamo stati fieri. Perché era lo stesso senso di responsabilità, la stessa idea di giustizia e di bene che ci hai insegnato ogni giorno.
In quel mondo però, tu eri anche il mio babbo.
Eri la mia presenza costante, la mia forza. Anche con le tue brontolate, il tuo modo un po’ burbero e insieme ironico, che oggi immaginiamo ancora risponderci con una battuta, eri il mio babbo. Oggi, che ho più di cinquant’anni, come quando ne avevo dieci, trenta e dopo essere diventata madre, io resto figlia.
Eri il padre orgoglioso di Alessandro, che nel suo cammino porta e porterà il segno del tuo esempio.
Eri un nonno amatissimo, punto fermo e spalla sicura per Alessio e Francesco, capace di essere guida con dolcezza e fermezza insieme.
Eri l’amore di Paola, il compagno di una vita: il dolore di mamma è profondo, ma lo è altrettanto la forza che nasce dai vostri ricordi e da un legame che continua oltre.
La tua assenza è presente, come lo è tutto ciò che ci hai lasciato: l’esempio, i valori, l’amore.
E dentro questo silenzio che ora ci accompagna, resta una parola semplice e immensa: grazie, babbo.
Ciao, super babbo.
Elena






