"Allora lo facciamo questo concerto all'Elba? Non sei quello che ha lavorato con Liberovici sul Pietro Gori?".
Ero al tempo stesso doppiamente sbalordito e lusingato; Francesco Guccini lo aveva appena terminato un concerto isolano, quello "speciale", di cui ha scritto così bene con la sua infinita sensibilità Gisella, quello che era echeggiato tra le mura di Forte San Giacomo.
Ma il "Maestrone" si riferiva a vicende di più di dieci anni prima: la nostra ricerca sull'anarchico "pericoloso e gentile", che aveva letto, e le vicissitudini di uno spettacolo per la Festa dell'Unità ferajese, fissato e rimandato più volte per infinite cause, e poi dimenticato, ma non da lui.
Mi stava davanti stanchissimo "sudato mézzo", eppure aveva risposto paziente alle molte domande formulate dai colleghi, in una stanzetta (mi par di ricordare) improvvisata come sala stampa.
Ero lì come corrispondente dell'Unità, che all'epoca vendeva centinaia di migliaia di copie, giornale scritto e comandato da "bolscevichi" sì, ma senza anello al naso, molto esigenti per la qualità del narrato, perché se non eri almeno "bravino" neanche una "pisciatina" di dieci righe ti passavano.
Scrissi del concerto e del "popol misto" di ristretti e liberi cercando di non indulgere troppo sul sentimento, per evitare una tirata d'orecchie telefonica fiorentina, la solita "O Hemingway, che cazzo hai scritto?"
Dovevano passare pochi giorni prima di riceverne un'altra di sorpresa, che si sostanziò in un piccolo foglio delle dimensioni di una cartolina scritta a mano con una grafia minuta e fitta ma chiarissima. La firma era quella di Francesco Guccini.
In un primo momento avevo pensato di usare quella immagine a corredo di questo articolo o quanto meno riportarne il testo.
Idea scartata, troppo a rischio narcisistico e pochissimo gucciniana.
Vi basti e avanzi sapere che oltre ad una critica molto benevola conteneva un non formale ringraziamento, un "grazie" che avvertii quasi fisicamente.
Pensai che i grandi si scorgono nelle piccole cose, il gigante della sua canzone-manifesto "Libera nos Domine", che trovava il tempo di scrivere al cronista di remota campagna (anzi Isola), un gesto unico, nonostante che di "personaggi" ne abbia incrociati un buon numero soprattutto come giornalista.
Non ho mai ricevuto targhe, medaglie, pubblici riconoscimenti (che peraltro da orso spresenzialista non avrei neanche gradito).
Quel cartoncino lo considero il mio esclusivo titolo onorifico.
Lo lascerò a qualcuno dei miei nipoti, magari - se vorranno ascoltare - raccontando loro chi era (chi è e sarà) Francesco Guccini.
sergio






