Il 31 Maggio 2023, alle ore 23:43, si concluse Siviglia – As Roma, la partita di calcio più lunga della storia. Pur riservando complimenti alle due compagini per l’immensa prova di resistenza, mi sento in dovere di ricordare che è ancora in atto, da ormai anni, un altro match, che sembra non voler trovare la rete conclusiva.
Il passaggio di pallone fra comune e provincia in merito a chi debba svolgere le proprie funzioni riguardo i problemi strutturali dei plessi delle scuole secondarie di secondo grado ha attraversato generazioni di studenti; ha visto cambiare professori, prèsidi, ordinamenti, organi di rappresentanza, ma nonostante questo siamo ancora qui a parlarne.
Facciamo un passo indietro.
Ieri mattina, come annunciato nei giorni precedenti, gli studenti dell’Isis Foresi, sono scesi in Piazza Cavour per manifestare e chiedere risposte riguardo la situazione, attraverso una protesta statica e pacifica: buona parte della comunità si è raccolta in cerchio a parlare ed esporre le proprie motivazioni, paure e richieste.
Va precisato che nessuno di loro ha rischiato di accumulare ulteriori assenze nel proprio monte orario poiché tutti e tre gli edifici - Salita Napoleone, Concia di Terra e Grigolo - sono stati dichiarati inagibili per la mattinata per tre motivazioni differenti: un guasto all’impianto idrico, uno all’impianto antincendio ed il mancato raggiungimento della temperatura minima.
La tempesta perfetta.
Con noi, professori, collaboratori scolastici e, soprattutto, le istituzioni: la dirigente Rando, gli assessori Manzi, Burelli, Femia ed il consigliere provinciale Solforetti.
Se da un lato la partecipazione diretta di figure centrali nell’impianto organizzativo del comune di Portoferraio in relazione alla provincia di Livorno ha rappresentato una possibilità di confronto fino ad ora inesplorata nelle proteste degli anni precedenti, in prima istanza si è avvertita la necessità di avviare una sorta di “operazione Ponzio Pilato”: uno scagionarsi da responsabilità, ignorando confini di operazione ben tracciati sul piano legale e ricercando soprattutto di scaricare il barile verso chi è in diretto contatto con apparati statali ben più importanti.
Ma, come si sa, in una coppia le cose si fanno sempre in due.
È emersa, di conseguenza, una totale rassegnazione all’individuazione di chi sia effettivamente l’incaricato principale per risolvere una situazione che ormai rasenta il tragicomico.
Parliamo di un plesso, quello di salita, in cui assistiamo giornalmente, da anni e nonostante pregresse lamentele diffuse, a muri impregnati di infiltrazioni, scale pericolose, porte e finestre in condizioni precarie. In questo caso almeno sulla carta, i doveri sono ben divisi: alla provincia la manutenzione ordinaria, mentre in quella straordinaria rientra anche il comune. Di fronte ad una così apparentemente limpida spartizione dei compiti a casa, sembra assurdo che le condizioni dell’edificio peggiorino sempre di più, nonostante le rassicurazioni su una presa di coscienza, una volontà di azione ed operazioni già in atto.
Facendo qualche passo in più, invece, incontriamo la vera e propria nube nera che minacciosa torreggia sul Foresi da tempo immemore: il magnifico tetto in eternit.
Qui le tinte della storia si fanno mitiche, inneggiando alla mistica figura del demanio, di cui ancora non si conoscono né le caratteristiche, né chi ne sia responsabile, né il suo ruolo, aggiungendo onde al mare di incertezza in cui si naviga a vista. Si tratta di un pericolo che non riguarda solo noi studenti, ma tutti coloro che transitano in quella zona, assumendo quindi rilevanza di sicurezza, specialmente adesso, con la recente riqualificazione del bar.
È innegabile che il confronto ci sia stato, ma è risultato agli occhi di tutti i presenti come vi sia una propensione al concentrarsi su “cosa dovrebbero fare gli altri”, piuttosto che al guardarsi dentro e ad accettare che, quantomeno in questo caso, sia necessario un movimento dal basso.
Non ha senso appellarsi a problematiche più alte, situazioni su cui non è possibile agire, ignorando, convenientemente, quali siano le metodologie da seguire, lasciando passare la convinzione inconcepibile che il comune, in sé, non possa fare realmente nulla, trascurando precedenti in cui situazioni analoghe furono risolte con urgenza e relativa semplicità: nel 2019, si ordinò l’immediata rimozione di alcune lastre di amianto sul tetto della sede della Lega navale, proprio al Grigolo, a spesa del comune con conseguente eventuale rimborso spese.
Non basta scendere a confrontarsi con la cittadinanza e fregiarsene, sostenendo di supportare una causa semplicemente attraverso la propria presenza, ignorando quanto questo sia il minimo per un ente pubblico, se poi non si garantiscono certezze e ci si rifugia dietro ad una spartizione di doveri di cui non si conosce la fonte: a quanto pare, in trent’anni, nessuno ha capito chi debba fare cosa.
Confidiamo che di questo si sia parlato nella breve pausa caffè avvenuta proprio nel bel mezzo della discussione, ma non vogliamo sparare sulla croce rossa né scadere nel truce, concentrandoci unicamente sull’argomentare ulteriormente la necessità e la validità della nostra posizione di studenti.
A lume del megafono sono giunte risposte più confuse che sicure, più rassegnate che combattive, fino a creare un vero e proprio accerchiamento in cui scambiare pareri e pensieri. È sicuramente corretto, come affermato durante il dialogo, dare priorità al riavvio rapido delle attività didattiche, ma è allo stesso tempo fondamentale guardare avanti e operare con lungimiranza, per fare in modo di non dover più scendere a reclamare il minimo sindacale: l’obiettivo dovrebbe essere evitare che le scuole non chiudano più, non che riaprano nell’immediato.
Ciò risulta ancora più importante se si considerano anche i pesanti tagli all’istruzione ed alle infrastrutture previsti per il biennio 2026 – 2028, pari ad oltre 500 milioni di euro: è necessaria rapidità, muoversi attraverso gare d’appalto, concorsi e la massima collaborazione fra Comune, Provincia e comunità cittadina, piuttosto che il vicendevole accusarsi.
Auspichiamo che questo incontro sia servito a qualcosa e, qualora così non fosse, ci faremo sentire in maniera ancora più diretta, coinvolgendo altri istituti colpiti dalla piaga della fatiscenza delle scuole.
Richiediamo il supporto della popolazione tutta, dei genitori, di chiunque sia minimamente interessato ad un’istruzione sicura e dignitosa.
È necessaria una comunicazione chiara su cosa si può fare, su cosa è realmente utile, per educare i cittadini alla consapevolezza di cosa avviene intorno a loro.
La comunità studentesca non solo non è morta, ma è presente e si oppone con fermezza all’atrofizzazione del confronto e della voglia di mettersi in gioco.
Quanto meno, se vi piace che continuino a pioverci in testa, insegnateci a schivare i soffitti.






