Vi scrivo in qualità di residente dell’isola di Capraia, vostro lettore e, per questioni lavorative, ormai anche per metà elbano da 2 anni a questa parte. Vorrei segnalare e, chiedere aiuto per una sua diffusione, un disservizio che si ripete con preoccupante frequenza (come già segnalate anche voi sulla vostra isola) e che, a mio avviso, merita attenzione pubblica: le mancate partenze delle navi.
In data odierna, 14 marzo 2026, l’unica nave di collegamento tra Capraia e Livorno non è partita, con la motivazione ufficiale delle avverse condizioni meteo. Tuttavia, le condizioni meteorologiche registrate sull’isola nella giornata di oggi non erano tali da giustificare la sospensione del servizio: il mare non era così agitato e, oltretutto, si trattava di mare da scirocco; un vento che effettivamente crea molto disagi sulla tratta elbana ma che, nella nostra tratta Capraia-Livorno invece desta raramente preoccupazione (a noi danno fastidio il libeccio e il grecale).
Allora come mai la nave non parte? Qui entra in gioco un altro fattore: l’unica nave della flotta Toremar che può navigare sulla nostra tratta é la Stelio Montomoli, ai lavori di manutenzione da pochi giorni; in sostituzione é stata richiamata l’ex Liburna, ora venduta e sotto Moby, con un equipaggio appunto Moby che non è abituato o preparato alla nostra tratta (molto più lunga di quella sarda-corsa che effettuano generalmente). Quindi che si fa? C’è scirocco e non si parte.
Ciò che rende questa situazione ancora più grave è il contesto in cui si inserisce: il collegamento marittimo con Capraia rientra nel servizio di continuità territoriale, finanziato dalla Regione Toscana con ingenti risorse pubbliche, nell’ambito di un contratto di servizio stipulato con Toremar S.p.A. (questa situazione temporanea con Moby é legittima? Hanno noleggiato la nave?) La continuità territoriale non è un servizio facoltativo: è una garanzia fondamentale per i cittadini residenti nelle isole minori, che dipendono dalla nave per l’accesso alle cure mediche, alle istituzioni, al lavoro e ai beni di prima necessità, contando anche che a Capraia il servizio prevede una sola nave al giorno.
Rimane aperta una domanda legittima: se il servizio viene sospeso sulla base di valutazioni discrezionali del comandante che non corrispondono alle condizioni effettive sul territorio, chi ne risponde? E la Regione Toscana, che eroga i fondi pubblici a Toremar ma poi si ritrova il servizio coperto da Moby, esercita una vigilanza adeguata sul rispetto degli obblighi contrattuali?
Auspico che questa lettera possa contribuire ad accendere un riflettore su una questione che riguarda non solo Capraia, ma tutte le comunità insulari della Toscana, troppo spesso lasciate sole di fronte all’isolamento.
Marco






