Frequento Marciana Marina da 47 anni e circa 13 anni fa dopo aver vissuto e lavorato in metropoli, città, piccoli paesi italiani e all’estero ho deciso di trasferirmi qua per amore del posto, di un indigeno, di un cane e nel nome di un’esistenza più amena.
Preambolo per poter affermare con cognizione di causa che qua la vita è più essenziale, non necessariamente più semplice ma senz’altro con bisogni ridimensionati rispetto ai condizionamenti dello stile metropolitano.
Servizi limitati, a volte scarsi ma molta tranquillità, natura meravigliosa, vita sana, criminalità pari a zero. Pensate che ancora in molti paesi non si chiude a chiave nemmeno il portone di casa e i bimbi giocano per strada, senza paura che qualcuno li travolga o li rapisca. Nemmeno i cinghiali mannari.
Eppure anche qua il cambiamento nei consumi, negli acquisti, nello stile di vita, globale, sta portando disagi inequivocabili, non solo per chi ci vive ma anche per chi ci viene in vacanza.
E l’affetto incondizionato che nutro per quest’isola meravigliosa non mi fa essere cieca o indulgente a prescindere.
Sono un’economista, imprenditrice e donna parecchio pragmatica perciò mai come quest’anno appare evidente quello che già era palese da anni (nonostante l’ubriacatura dei tempi da cicala del Covid), cioè la necessità di rivedere profondamente le politiche sul territorio ed apportare concretamente strategie di cambiamento reale e soprattutto visioni alternative a cui qua nessuno ha ancora pensato, indispensabili se l’isola vuole sopravvivere all’irreversibile mutamento globale.
E vi assicuro che queste visioni alternative di cui parlo esistono.
Come nelle aziende il titolare non è tenuto ad avere tutte le competenze del mondo ma deve trovarle esternamente, anche qua basterebbe volerle andare a cercare, trovare e soprattutto praticare. I soliti proclami o slogan triti e ritriti da campagna elettorale - che poi vengono accantonati il giorno successivo all’elezione - servono meno di zero.
Ma non basta che siano le sole istituzioni a doversi muovere meglio e più fattivamente. Anche noi cittadini dovremmo smetterla di aspettarci aiuti statali e/o dal cielo che non arriveranno e rimboccarci un po’ più le maniche.
Il futuro è incerto e complicato da talmente tanti fattori contingenti che continuare a credere di poter fare ciò che si è sempre fatto, più o meno nello stesso modo, è davvero da suicidi.
Brutalmente, il futuro affrontato così sarà un’ecatombe di attività che chiuderanno e non riapriranno, di residenti in difficoltà lavorativa e di conseguenza economica e sociale. Di emigrazione dei nostri giovani (e non solo) che dovranno entrare nell’arena del mondo, spesso impreparati e vulnerabili.
Nonostante le particolarità preziose di questa isola che offre ancora a chi li vuole cogliere doni inestimabili, di cui potrei parlare stare a parlare per ore, commercialmente ma anche sentimentalmente.
Ma i tempi sono quelli che sono e i media danno la stura a tutti i particolarismi soggettivi che l’essere umano ha.
Cioè, io ho un determinato gusto, una determinata sensibilità e determinate esigenze. Se però qualcosa non è di mio gusto, non è detto che lo sia per tutti, non può diventare universale ed oggettivo.
Ma se io posso urlare al mondo la mia insoddisfazione, per la legge dei grandi numeri e dei tempi contingenti troverò sempre centinaia di persone che la penseranno come me e che a loro volta inizieranno a berciare la loro insoddisfazione ed indignazione. Fallo oggi e fallo domani, diventa una cosa assodata, una legge universale, “una cosa che si sa”.
D’altronde le cose negative e il malcontento riscuotono un successo incredibile, vengono utilizzati da sempre cavalcandoli per creare mostri.
Oggigiorno coi media lo vediamo accadere continuamente e siamo in una situazione mondiale più che mai precaria in massima parte grazie a queste tattiche becere, oscene ma funzionali.
Personalmente trovo insopportabile l’atteggiamento denigratorio, pretenzioso, offensivo di sempre più turisti che saltuariamente o, peggio, abitualmente vengono qua.
Quest’anno perfino con parenti ed amici mi sono ritrovata immersa in discussioni che si fanno assurde e ridicole quando si pretende che l’isola offra a basso costo o gratuitamente servizi che ovunque vengono pagati senza batter ciglio, senza ritenerli esosi od estorsivi più di tanto.
Che si generalizzi solo perché i nostri propri gusti personali non vengono soddisfatti, magari al 100%.
Che si sputi veleno gratuito quando, in realtà, siamo sempre più incapaci di gustarci serenamente una vacanza a causa dei nostri problemi ed insoddisfazioni personali, pregressi e quotidiani.
Il fatto è che stiamo male fin da prima, perfino nei mitici territori nazionali ed internazionali considerati oasi di organizzazione e buone pratiche (illusione bella e buona) e forse nel venire qua ci illudiamo di attraversare gratuitamente una barriera spazio temporale, per arrivare in una bolla extraterritoriale paradisiaca in cui le leggi di tutti i giorni non valgono più così tanto, gli indigeni ci offrono collane di fiori tropicali e ci sventolano per attenuare il caldo più che tropicale e tutto è come sogniamo sia.
Ricordo a tutti che l’Elba è in territorio ITALIANO, è un’ISOLA e il Paradiso esiste solo per chi ci vuole credere.
Per questo le dinamiche fiscali, economiche, lavorative ecc. qua sono le stesse del continente ma allo stesso tempo rese più complicate ed onerose per motivi strutturali, geografici, economici, sociali, lavorativi e pure politici.
E questo è un DATO DI FATTO.
Sennò vivremmo davvero in un paradiso e ce ne sbatteremmo beatamente delle incessabili polemiche sterili.
Ripassino sui (soliti) temi più caldi:
- il caro traghetti
- il caro merci e servizi (in particolare di ristorazione, stabilimenti balneari, esercizi, ecc) specie in riferimento alla qualità dell’offerta
- i parcheggi a pagamento
- l’arretratezza e l’atteggiamento sfrontato ed irriconoscente degli elbani
- le strade dissestate, i sentieri polverosi e mal tenuti, le poche spiagge libere
- le tasse troppo alte, specie ai proprietari di seconda casa
- gli sconticini non applicati mai a sufficienza
- gli scontrini fiscali non fatti quando invece noi le tasse le paghiamo tutte (ahahaha)
- la confusione in paese dopo le 00.01
- la mancanza di vita nei paesi e le attrazioni un po’ démodé
- i cinghiali e i mufloni assassini
- i tempi andati che non ci sono più e che mai più torneranno
L’ elenco non è esaustivo ma vale tutto e il contrario di tutto.
Quest’isola a quanto pare scatena istinti primordiali, la ami e soprattutto la odi a tutto spiano. Perfino chi ci sta!
Anche quando le cose funzionano e incredibilmente sono perfino meglio di quelle che trovi in posti molto più attrezzati e strutturati. Anzi, forse, proprio per questo.
Potrei dilungarmi ancora ed obiettare ad ogni singola nota di biasimo, professionalmente o meno, ma so perfettamente che sarebbe ulteriore fiato sprecato.
Sotto questo post partiranno le solite affermazioni lapidarie (in primis: “i traghetti sono i più cari del globo terracqueo e punto, SI SA!”) alle quali rispondere con dati concreti, analisi e confronti numerici (fattibili perfino in pochi secondi da Chat GPT per chi vuole divertirsi) è perfino peggio.
Perché siamo in un’era in cui le percezioni e le stories contano più della Scienza e delle Competenze, in cui i social convincono le persone che le real experiences da locals sono quelle di plastica segnalate dagli influencers.
Perciò la chiudo qua facendo un’ultima riflessione, molto personale.
Quando vado a Careggi in ospedale per curarmi (perché qua fortunatamente l’ospedale c’è e funziona pure -rendiamo grazie al SSN- ma ahimè può prestare solo determinate cure) pago il traghetto o l’aereo o il treno o l’autobus, poi la benzina, i pedaggi autostradali, il tram, i taxi, la sistemazione, i servizi che scelgo, la tassa di soggiorno, la ristorazione e pure il parcheggio, quello ospedaliero compreso. A meno che non trovi posto col disco orario, magari però a due km di distanza dal padiglione fin dove devo arrancare.
Sono mie scelte personali, realistiche e commisurate alle mie necessità e/o possibilità, che faccio dopo essermi informata ed avere confrontato varie soluzioni e cercato con tutti i potenti mezzi tecnologici e non solo (a volte il semplice, buon vecchio passaparola delle persone comuni…) a disposizione.
Fortunatamente nessuno mi punta una pistola alla tempia mentre scelgo.
Potrei dire che a Firenze sono tutti ladri, che davvero è peggioratissima rispetto quando ci vivevo in pianta stabile e che tutto è impostato per essere una macchina mangia soldi ma, onestamente, non è così.
Dipende da dove andate, da quali scelte fate e da come volete vedere il bicchiere, se mezzo vuoto o mezzo pieno.
Ma ci vuole santa pazienza e parecchio, parecchio, sale in zucca.
Buona permanenza su quest’isola oppure no, ciaone, alla prossima ci si becca in Laos ma per quanto mi riguarda, non dove vi dicono di andare i social media.
A. Vannucci






