Un giovane perito industriale giunto a Rio Marina da pochi giorni dalla miniera di Cogne in Valle d’Aosta, vide un operaio che aperta "la borgetta del convio", dava una sorsata a una bottiglia di vino.
Subito intimò al minatore di rimettere la bottiglia "nel barachin e riprendere il lavoro. L’interlocutore li per li non capì, e si chiese: “Che cosa sarà ‘sto barachin?”.
Quindi, con aria interrogativa fissò il capo servizio che specificò: “Insomma, rimetta la bottiglia nella schiscetta, o come diavolo chiamate voi quel cestino!”.
Il nostro uomo, a quel punto, si chinò prese la borgetta e la scaravento ai piedi di quel capetto.
Questo, indignato, andò dal segretario della Commissione interna e gli disse: “Senta Mercantelli, un suo compagno mi ha gettato il barachin ai piedi e…”.
Ennio non gli lasciò finire la frase, e lo interruppe: “No, non è stato un mio compagno, perché se fosse stato un mio compagno la borgetta non te la gettava ai piedi, ma te la tirava addosso”.
Ennio Mercantelli è stato un dirigente del Sindacato minatori della Cgil e militante del PCI che fino all’ultimo si è battuto per la difesa delle miniere dell’Elba e dei lavoratori.
Di questa risma erano fatti una buona parte dei minatori elbani. D’altra parte Ennio proveniva da una famiglia di antifascisti che dovettero scappare da Rio Marina dopo che la squadraccia fascista aveva bastonato Guido minacciato gli altri.
Gli uomini, compreso mio nonno Lorenzo (marito di Ninetta Mercantelli) si rifugiarono in Francia lasciando a Genova le mogli e i figli ancora piccoli.
Lorenzo M.
(Nella foto Ennio Mercantelli e Sergio Cignoni durante una manifestazione sindacale)






