Prenderci cura di noi, prendendoci cura della nostra Elba. A volte ci concentriamo così tanto sulla nostra crescita personale, sul nostro benessere e sui nostri obiettivi individuali, che dimentichiamo una verità fondamentale: non possiamo essere davvero felici da soli. Siamo esseri sociali e la qualità della nostra vita dipende profondamente dalla qualità delle relazioni che ci circondano.
Oggi c'è una tendenza diffusa a considerare la società come una competizione, un luogo dove l'interesse egoistico e il bisogno di primeggiare sugli altri sembrano l'unica via per realizzarsi. Ma questo modello produce solo isolamento e diffidenza.
Esiste un'alternativa concreta ed è alla portata di ognuno di noi: scegliere di costruire, giorno dopo giorno, ambienti sociali capaci di offrire:
Supporto reale nei momenti di difficoltà quotidiana.
Sicurezza e fiducia, dove nessuno si sente invisibile o escluso.
Amicizia autentica, quella che si basa sulla stima e sul rispetto reciproco.
Questo tipo di comunità non nasce da sola e non si compra. Si costruisce quando decidiamo di fare un piccolo passo indietro con il nostro "io" per fare un passo avanti verso il "noi". Prenderci cura di noi stessi, in modo sano, significa anche offrire un pezzo del nostro tempo, delle nostre capacità e della nostra attenzione agli altri.
Ognuno di noi ha una ricchezza interiore da donare alla nostra Isola:
un'idea, una competenza, un'ora di ascolto, un gesto di cura per il territorio.
Quando contribuiamo al bene collettivo, non stiamo solo facendo un favore a qualcun altro: stiamo nutrendo l'ambiente in cui noi stessi e i nostri figli e nipoti viviamo. Facciamo un esperimento mentale e pratico: Proviamo a chiederci: cosa posso offrire oggi, anche di piccolissimo, per rendere la nostra comunità isolana un posto più unito e solidale?
Otello Bocchi






