Riceviamo e pubblichiamo:
Giovedì 3 settembre ho condotto per lavoro un fantastico tour kayak con 6 clienti da Margidore verso Capo Stella.
Giornata favolosa, tutto perfetto. Senonché sentiamo provenire dagli scogli un guaito e vediamo una cagnolina che quando a sua volta ci vede… comincia a piangere guaendo fortissimo!
Così attracchiamo alla meglio a una baietta lì vicino. Vado a cercarla tra gli scogli vicini dove l’abbiamo vista. Lei cerca di venirci incontro, felice e speranzosa di aver visto umani, come il suo padrone. Col guinzaglio s’incastra pure e quindi mi avvicino e vedo che è buonissima, la disincastro, lei scodinzola. La prendo in braccio ma non riesco a portarla tra gli scogli, allora pian piano e con calma, assieme andiamo verso i kayak.
Ha la medaglietta al collo, oltre che il guinzaglio. Si chiama Cosetta.
Cosetta è sollevata di averci incontrati ma non vuole bere e non si fida troppo di noi. Ha il comportamento tipico di chi, per puro terrore, si rende più possibile tenero e amabile, sperando di ispirare un senso ti tenerezza in chi ti ha salvato, ma potenzialmente potrebbe anche decidere di farti arrosto. Scodinzola e piange. Piange e scodinzola.
Chiamiamo il suo padrone, che era felicissimo e in dieci minuti ha organizzato un gommoncino per venire a riprenderla (perché via terra sarebbe stato impossibile).
Dal padrone al telefono scopriamo che Cosetta ha trascorso la notte fuori, scappata ed impaurita, è finita sugli scogli ed è rimasta lì intrappolata, già un miracolo che sia illesa.
Cosetta sente la voce del padrone al telefono e scodinzola anche nell’anima. L’ANIMAle d’altronde cos’è se non tutto anima?
Sicché si organizza il salvataggio. Cosetta oramai non ha più nulla da perdere, si fa mettere in kayak buona buona perché appena a largo sente la voce del suo padrone, che la conosce bene e per telefono mi dice: “Per tornare da me si farebbe mettere ovunque, vedrai”. Così è stato.
Mentre la trasporto tra le gambe dico a quelle sue dolci orecchie penzolanti: “Via Cosetta, andiamo. E’ finita la disavventura, sei quasi tra le braccia del tuo amato padrone”. E’ stordita e forse impaurita, trema, scodinzola, le orecchie hanno l’atteggiamento di quelle di un cane bagnato.
E’ salva. Il padrone si commuove, non ha dormito la notte per la preoccupazione. Vuole offrirci da bere a tutti. Ma noi siamo a posto così, già felici nel partecipare alla questa gioia.
Fine.
Ma sapete perché Cosetta ha avuto sta disavventura?
Perché è rimasta sconvolta e terrorizzata dai fuochi d’artificio della sera prima a Lacona.
Fuochi d’artificio.
All’isola d’Elba. L’isola in cui ha sede il Parco Nazionale Arcipelago Toscano. L’isola della biodiversità e bla bla bla…
Tutto sulla carta.
(Una tragedia dei nostri tempi è proprio questa)
Fuochi d’artificio. Metà dei pulli che abbiamo così faticosamente salvato da mille pericoli con le associazioni sul territorio, saranno morti d’infarto, nei loro nidi. Tutto per uno spettacolo di soldi che saltano in aria e poi vanno ad inquinare pure questo bistrattatissimo mare. Come se ce ne fosse ulteriormente bisogno.
Nel 2026, in questo contesto naturalistico, in questo preziosissimo patrimonio continuamente sfruttato e piegato a logiche di turismo bieco e miope, ancora non si riesce a fare capire alla politica locale che i fuochi d’artificio sono come la corazzata Potëmkin (cit.): ...completate voi la frase.
Così come lo sono le ruspe che distruggono e mortificano le spiagge per renderle carine ai turisti, che poi ci buttano i mozziconi e dimenticano un sacco di plastiche. Così come le luci di qualsiasi genere in spiaggia di notte. Così come la musica amplificata in spiaggia a qualsiasi decibel, di giorno e di notte. Così come yacht e imbarcazioni di ogni volume che ancorano a pochi metri da riva, sulla posidonia oceanica, distruggendo metodicamente un altro ecosistema delicatissimo. Così come gli ombrelloni piantati, cani e la nostra stessa presenza sulla spiaggia. La lista sarebbe ancora lunga.
Sono talebana?
No.
Conosco la spiaggia e comprendo che è un ecosistema fragilissimo.
Pertanto la spiaggia andrebbe quantomeno divisa: la parte destinata a noi. E la parte di spiaggia libera.
Libera da NOI.
Non è una punizione. Non è una colpa la nostra esistenza. Sarebbe un ri-conoscere un perimetro, un confine sacro e invalicabile.
Perché quello che stiamo continuando a perpetrare è rivenderci l’ANIMA dell’isola appunto, darla per scontata, mercificarla a semplice uso e consumo e a detrazione del nostro reale benessere peraltro.
I fuochi d’artificio sono DISumani. soprattutto su un’isola, boicottateli sempre, grazie. Sono soldi spesi malissimo.
Martina Brusaferro
Guida Ambientale Escursionistica








