Dopo aver partecipato all’incontro pubblico del 3 febbraio al Teatro De Laugier, tra cittadini, esercenti e Amministrazione Comunale di Portoferraio, il titolo più adatto sarebbe stato: “Centro storico: tra degrado, criticità e promesse”.
L’obiettivo dell’incontro avrebbe dovuto essere quello di definire un futuro concreto per il centro storico e una presa in carico condivisa da parte dell’Amministrazione, degli esercenti e dei cittadini. Un luogo che rappresenta uno dei più belli esempi di architettura e storia del Mediterraneo merita una visione chiara e responsabile.
Per oltre due ore si è parlato, anche attraverso numerose fotografie, di degrado e incuria: erba nelle scalinate, deterioramento del granito, comportamenti incivili, rifiuti lasciati fuori dalle abitazioni. Tuttavia, è mancata una vera discussione su come e da dove ripartire per restituire dignità, identità e vitalità al centro storico.
Il centro storico deve essere vissuto, soprattutto in inverno. Non può essere solo un luogo dove mangiare: le persone tornano dove trovano movimento, novità, iniziative.
Per passare dalle parole ai fatti, si potrebbe costituire un gruppo di lavoro temporaneo, formato dai promotori dell’iniziativa, con il coordinamento dell’Amministrazione Comunale, responsabile delle decisioni e della loro regolarità.
Si potrebbe, ad esempio, “adottare” vicoli e scalinate attraverso la collaborazione tra Comune, residenti, commercianti e associazioni, con interventi semplici: pulizia, fioriere, piccoli eventi, fino a valorizzare ogni anno il vicolo più curato.
Occorre inoltre investire sulla cultura e sugli incontri letterari, come dimostra l’esperienza di “Mare di Libri”, creare spazi e attività per i bambini, installare panchine e materiali informativi sulla storia della città, valorizzando mura, Forte Falcone e il patrimonio esistente.
Sarebbe utile anche riproporre piccole bancarelle di prodotti locali, artigianato e feste non invasive, capaci di sostenere le attività commerciali senza snaturare il contesto.
Limitarsi a chiedere solo maggiore pulizia significa condannare il centro storico all’immobilismo. Senza una visione più ampia, rischiamo di lasciare ai nostri figli e nipoti un insieme di case degradate e abbandonate.
Finora, anche nell’incontro di ieri, abbiamo ascoltato soprattutto promesse al condizionale: “vedremo”, “faremo”, “studieremo”. Parole che rischiano di tradursi in un semplice “diamoci una sistemata”, senza un vero progetto per il futuro.
Francesco Semeraro






