In una fase delicata per il territorio come la soppressione della Comunità Montana, la priorità non è inventare nuove formule, ma non perdere ciò che già esisteva. Ci sono momenti nei quali il dibattito istituzionale deve fare un passo indietro rispetto al desiderio di miglioramento e uno in avanti verso il realismo. Il confronto nato attorno all’ipotesi di una nuova “Comunità dell’Elba” muove da un’esigenza comprensibile e cioè, rafforzare il coordinamento sovracomunale e dotare l’Isola di strumenti più incisivi rispetto al passato. Si tratta in effetti, di una proposta che sul piano teorico contiene elementi migliorativi. Questo, nessuno può negarlo. Non solo, ma è anche corretto riconoscere che l’idea di un Ente rinnovato e potenzialmente più efficace sia stata valutata con attenzione, proprio perché animata dall’intento di ottenere di più rispetto a quanto garantiva la precedente Comunità Montana. Ma qui si impone una domanda semplice e concreta: oggi, qual è l’obiettivo prioritario?
Prima il quadro, poi i dettagli
Quando si realizza un dipinto, non si parte dai particolari. Prima si costruisce l’ambiente, si definisce lo sfondo, si stabilisce l’equilibrio generale. Solo dopo si aggiungono i dettagli, i colori più delicati, i fiori che completano l’opera. L’Elba oggi ha bisogno dello sfondo. Ha bisogno, con urgenza, di non perdere definitivamente la posizione che aveva, ma di recuperare almeno una struttura istituzionale sufficiente e coerente con la sua realtà territoriale, come lo era la Comunità Montana prima della sua soppressione. Migliorare è legittimo; innovare è auspicabile. Ma senza una base riconosciuta, ogni progetto anche il più desiderato, rischia di restare sospeso.
La realtà geografica non è cambiata
L’Isola mantiene una conformazione morfologica evidente: una larga parte del territorio non è urbanizzata né stabilmente insediabile. Quando si richiama il dato di oltre i tre quarti di superficie non abitabile, è bene precisare che non si tratta esclusivamente di “montagna” in senso altimetrico rigido. Questa percentuale comprende anche aree collinari, boschive e di macchia mediterranea che si sviluppano su pendii marcati e rilievi continui, fino al massiccio del Monte Capanne che, come è noto, supera i mille metri. Non è quindi una questione di etichetta, ma di struttura territoriale. La popolazione, infatti, si concentra in una porzione limitata dell’Isola, mentre la restante parte è caratterizzata da un’orografia che richiede strumenti di gestione adeguati. Questa realtà non è mutata e non muta con il nome dell’Ente.
La conseguente densità abitativa
L’elemento della densità abitativa emerge con ancora maggiore evidenza osservando proprio, la distribuzione della popolazione. Dei circa 32.000 abitanti stabili dell’Elba, la quasi totalità vive concentrata in un quarto del territorio. Sono appena 56 i chilometri quadrati che possono essere considerati effettivamente abitabili. In queste aree la densità è circa 570 abitanti per chilometro quadrato; mentre durante 6 mesi della stagione turistica, si arriva mediamente a circa 840 con punte di ben’altri numeri. Si tratta quindi, di valori nettamente superiori ai circa 160 abitanti per chilometro quadrato, registrati mediamente in Toscana. La conformazione montuosa dell’Isola, dunque, non incide soltanto sul paesaggio, ma condiziona in modo diretto anche la distribuzione degli abitanti, comprimendo popolazione e attività in spazi limitati.
Una scelta di responsabilità
Rientrando nel tema dell’ Ente in questione, a questo punto non si tratta di rinunciare al futuro, ma di non compromettere il presente. Mantenere le posizioni non è conservatorismo, è strategia. Prima si mette in sicurezza ciò che è realisticamente ottenibile. Poi, su quella base consolidata, si potrà passare ad ampliamenti, evoluzioni, nuove formule organizzative con maggiore forza e con il consenso dell’intera comunità elbana, se sarà nel suo interesse. L’Elba oggi ha bisogno di una struttura riconosciuta e sufficiente, almeno quanto lo era prima.
Una base comune per tutti
Al di là delle sensibilità politiche e delle diverse impostazioni culturali, esiste un punto che può unire: nessun territorio cresce se arretra sul piano delle tutele e degli strumenti istituzionali. Le opinioni possono divergere sulle forme, sui nomi, sulle architetture future, ma è difficile non concordare sulla priorità di non perdere ciò che era già stato riconosciuto. In che modo? Prima si consolidano le fondamenta, poi si costruisce sopra. Senza una base stabile, anche il progetto più ambizioso rischia di restare incompiuto. Per questo la scelta più razionale, oggi, non è tra passato e futuro ma tra certezza e incertezza.
Risorse finanziarie
Una volta costituito un nuovo Ente, approvato lo statuto, nominati gli organi e definito il perimetro delle competenze, su quali basi questo potrebbe operare concretamente? Da quali canali istituzionali potrebbe attingere le risorse necessarie per svolgere le funzioni che si propone? Perché la differenza tra un organismo riconosciuto dall’ordinamento e una semplice forma associativa non sta tanto nel diritto di esistere, quanto nella possibilità di accedere a finanziamenti e strumenti operativi. Ed è qui che tornano le considerazioni già svolte: senza un riconoscimento istituzionale e senza canali finanziari certi, il rischio è che l’iniziativa resti un progetto formalmente legittimo ma sostanzialmente privo degli strumenti necessari per incidere davvero sul territorio. Non si tratta dunque di difendere un’etichetta né di opporsi a priori a una proposta innovativa, ma di valutare con realismo ciò che accadrebbe in assenza delle risorse economiche indispensabili a rendere il nuovo Ente realmente efficace.
Le innovazioni non si escludono
Riconfermare e mettere in sicurezza uno strumento già previsto dall’ordinamento, cioè la Comunità Montana, non significa non poterla migliorare. L’esperienza insegna che quando si rinuncia alla difesa delle posizioni che ci appartengono, difficilmente in seguito, si recuperano. Se dunque l’interesse dell’Elba è il risultato e non la bandiera, allora sarebbe più semplice e coerente argomentare davanti alla Commissione incaricata la montanità insita nella natura dell’Isola, come è già avvenuto con successo in altre Comunità, piuttosto che iniziare da capo l’istituzione di un nuovo Ente. Si tratta della consolidata logica che non appartiene ad una parte politica, ma alla prudenziale scelta delle decisioni.
Alberto Zei






