Care cittadine e cari cittadini,
autorità civili e militari,
ragazze e ragazzi,
compagne e compagni dell’ANPI,
oggi siamo qui, come ogni anno, per celebrare il 25 aprile: la festa della Liberazione, la festa della nostra democrazia, la festa di tutte e tutti coloro che hanno scelto la libertà invece della paura, la dignità invece della sottomissione, il coraggio invece dell’indifferenza.
Il 25 aprile non è soltanto una data del passato. È una radice viva. È il giorno in cui l’Italia ha ricominciato a respirare. È il giorno in cui donne e uomini comuni, operai, contadini, studenti, soldati, insegnanti, hanno deciso che il fascismo e la guerra non potevano essere il destino del nostro Paese.
Anche l’isola d’Elba ha dato il suo contributo alla Resistenza e alla Liberazione. Non siamo stati spettatori della storia: ne siamo stati parte. E proprio per questo, oggi, ricordare significa anche restituire nome e volto a chi ha pagato il prezzo più alto.
Voglio ricordare innanzitutto Giordano Piacentini, a cui è intitolata la nostra sezione. Non è soltanto un nome su una targa o su uno striscione: è una vita, una scelta, un esempio. Piacentini rappresenta quella generazione che non ha accettato l’ingiustizia come qualcosa di inevitabile. Ha scelto da che parte stare, e quella scelta ci parla ancora oggi. Ci dice che la libertà non nasce da sola: nasce dal coraggio di chi la difende.
Accanto a lui voglio ricordare anche Ilario Zambelli, elbano, uno dei tanti italiani strappati alla vita e alla dignità, ucciso alle Fosse Ardeatine. Le Fosse Ardeatine non sono soltanto un luogo della memoria: sono una ferita profonda nella coscienza del nostro Paese. Ricordare Ilario Zambelli oggi, qui, sull’isola in cui è nato, significa restituirgli ciò che la violenza gli ha tolto: il nome, la storia, l’appartenenza alla sua comunità.
Ma oggi voglio ricordare anche tutti gli elbani che hanno dato la vita per la libertà. Non soltanto i nomi che conosciamo, non soltanto quelli che sono stati studiati, ricordati, celebrati. Voglio ricordare soprattutto i dimenticati. Quelli di cui non sappiamo quasi nulla. Quelli di cui non è rimasta una fotografia, una storia scritta, un articolo di giornale. Quelli che sono rimasti in silenzio nella storia, a cui non è stato dato il giusto riconoscimento, e proprio per questo oggi nessuno conosce davvero il loro sacrificio.
Eppure anche loro hanno fatto la stessa scelta: hanno scelto la libertà. Hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte. Hanno scelto di rischiare tutto senza sapere se qualcuno un giorno li avrebbe ricordati. Oggi il nostro compito è proprio questo: dare voce anche a loro, a chi non ha avuto una lapide, a chi non ha avuto un riconoscimento, a chi è rimasto soltanto nella memoria di una famiglia o di un paese.
Quando pronunciamo questi nomi, quelli che conosciamo e anche quelli che non conosciamo, non stiamo guardando indietro con nostalgia. Stiamo guardando avanti con responsabilità. Perché la libertà che celebriamo oggi è la stessa libertà che dobbiamo difendere ogni giorno: nella Costituzione, nei diritti, nella pace, nella solidarietà tra le persone.
Quest’anno è imprescindibile ricordare una conquista fondamentale: il voto delle donne. Per la prima volta, dopo la Liberazione, milioni di donne italiane entrarono pienamente nella vita democratica del Paese. Non fu soltanto un diritto in più: fu una rivoluzione civile. Significò riconoscere finalmente che la democrazia non può esistere senza la partecipazione di tutte e di tutti. Quelle donne non hanno soltanto votato: hanno contribuito a costruire l’Italia repubblicana, hanno difeso la libertà, hanno reso più giusta la nostra società. Ricordarlo significa difendere ancora oggi il valore dell’uguaglianza e del rispetto.
E proprio parlando di partecipazione democratica, c’è un messaggio che arriva anche dall’oggi.
Ogni volta che le cittadine e i cittadini vengono chiamati a votare, si rinnova quel principio per cui tante e tanti hanno lottato: la sovranità appartiene al popolo.
Quando si sceglie di difendere la Costituzione Antifascista attraverso il voto, si compie un atto di responsabilità. Si tiene viva la democrazia.
E questo riguarda soprattutto i giovani. Perché il voto non è soltanto un diritto: è il modo più semplice e più forte per esserci, per contare, per non lasciare che siano sempre gli altri a decidere.
E in questo cammino si inserisce anche un passaggio fondamentale della nostra storia: gli 80 anni della Repubblica.
Una Repubblica nata dalla Resistenza, dalla scelta di un popolo che ha detto no alla dittatura e sì alla democrazia. Una Repubblica fondata sul lavoro, sui diritti, sulla dignità della persona.
Ricordarlo oggi non è una formalità. È un impegno. Perché quella scelta, fatta ottant’anni fa, chiede ancora di essere difesa, ogni giorno, con la partecipazione, con la responsabilità, con la cura della cosa pubblica.
E proprio per questo voglio dire una cosa semplice ma importante: noi abbiamo fiducia nei giovani. Non una fiducia astratta, ma una fiducia concreta. Perché la libertà non si difende solo con la memoria, si difende con il coraggio di chi viene dopo di noi.
Alle ragazze e ai ragazzi, ai giovani, voglio dire questo: la Resistenza non è soltanto una pagina di storia. È una responsabilità che passa di mano. È la difesa dei diritti, il rispetto delle persone, il rifiuto dell’odio, il coraggio di non restare in silenzio quando qualcuno viene discriminato, quando qualcuno viene umiliato, quando qualcuno viene escluso.
E oggi c’è un altro impegno che riguarda tutti noi: costruire la pace in un tempo in cui intorno a noi si parla sempre più di guerra. Non è un compito che riguarda solo i governi o i grandi della terra. Riguarda anche la nostra vita di tutti i giorni. Significa scegliere il rispetto invece dell’aggressività, il dialogo invece dell’insulto, la solidarietà invece dell’indifferenza. Significa difendere la dignità delle persone, anche nei gesti più semplici, anche nelle parole che usiamo ogni giorno.
La pace non si costruisce solo nei trattati: si costruisce nelle comunità, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle famiglie. E forse il modo più vero per onorare chi ha combattuto per la libertà è proprio questo: fare in modo che il loro sacrificio serva a costruire una società più giusta, più umana, più pacifica.
Noi dell’ANPI non custodiamo soltanto un ricordo. Custodiamo un impegno: difendere i valori per cui Giordano Piacentini, Ilario Zambelli e tanti altri hanno sacrificato la propria vita. Libertà, giustizia, pace, dignità della persona, rifiuto della guerra e di ogni forma di violenza e di odio.
Oggi, nel celebrare il 25 aprile, non celebriamo una vittoria contro qualcuno, ma una vittoria per tutti: la vittoria della libertà sulla dittatura, della democrazia sulla violenza, della speranza sulla paura.
E allora ricordiamo, con rispetto e gratitudine, chi non c’è più. Ma ricordiamo anche che il modo migliore per onorarli non è soltanto commuoversi: è continuare il loro cammino.
Viva la memoria di Giordano Piacentini.
Viva la memoria di Ilario Zambelli.
Viva tutti gli elbani che hanno dato la vita per la libertà, anche quelli di cui non conosciamo il nome.
Viva la Resistenza.
Viva la Costituzione Antifascista.
Viva il 25 aprile.
Viva l’Italia libera e democratica.
Andrea Cirica ANPI Isola d'Elba






