Abbiamo letto con profondo stupore la deliberazione della Giunta Comunale del Comune di Marciana n. 24 del 9 marzo 2026, avente ad oggetto le agevolazioni TARI per l’anno 2026.
Riteniamo che essa contenga una delle disposizioni più gravi che un’Amministrazione Comunale possa adottare nei confronti dei propri cittadini.
La delibera stabilisce infatti che siano esclusi dalle agevolazioni tributarie coloro che abbiano “contenziosi di qualsiasi genere” con il Comune, nonché coloro che risultino destinatari di una messa in mora per tributi o altre entrate patrimoniali.
Non si tratta semplicemente di una disciplina delle agevolazioni fiscali.
Si tratta dell’introduzione di un principio profondamente pericoloso.
Per la prima volta si afferma che il semplice fatto di esercitare il diritto di contestare l’operato dell’amministrazione possa comportare una conseguenza economica sfavorevole.
Non viene distinta la posizione di chi sia realmente debitore da quella del cittadino che abbia semplicemente deciso di rivolgersi ad un giudice per far verificare la legittimità di un provvedimento amministrativo.
Non viene distinta la posizione di chi abbia torto da quella di chi potrebbe ottenere piena ragione davanti al giudice.
Non viene distinto un credito definitivamente accertato da una pretesa ancora oggetto di contestazione.
È sufficiente avere un contenzioso.
È difficile non cogliere la portata di questa scelta.
La delibera finisce per attribuire all’esercizio di un diritto costituzionale una conseguenza sostanzialmente punitiva.
Il cittadino viene posto davanti ad un’alternativa che nessuna amministrazione democratica dovrebbe mai creare: accettare anche pretese che ritiene illegittime oppure esporsi al rischio di perdere benefici economici concessi agli altri contribuenti.
Questo non è il modo in cui una pubblica amministrazione dovrebbe rapportarsi alla propria comunità.
Le agevolazioni fiscali non possono trasformarsi in uno strumento di pressione nei confronti di chi esercita il diritto di difesa.
Non possono diventare il prezzo da pagare per aver avuto il coraggio di dire ad un Comune: “Ritengo che tu stia sbagliando e chiedo ad un giudice di verificarlo.”
Lo Stato di diritto si fonda su un principio opposto.
Chi esercita un diritto non può essere punito per averlo esercitato.
La Costituzione garantisce ad ogni cittadino il diritto di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e dei propri interessi legittimi.
Quel diritto appartiene ai cittadini, non è una concessione dell’Amministrazione Comunale.
La deliberazione appare quindi porre seri interrogativi sotto il profilo della sua compatibilità con gli articoli 3, 24 e 97 della Costituzione.
Essa sembra inoltre presentare evidenti profili di possibile illegittimità amministrativa per irragionevolezza, disparità di trattamento, difetto di proporzionalità e possibile sviamento della funzione pubblica.
Ci domandiamo se sia davvero compatibile con i principi fondamentali della Repubblica una deliberazione che considera elemento ostativo all’accesso ad un beneficio fiscale il semplice fatto di aver instaurato “contenziosi di qualsiasi genere” con il Comune.
Ci domandiamo se sia accettabile che un’amministrazione locale possa creare una distinzione tra cittadini “obbedienti”, che rinunciano a contestare qualsiasi pretesa, e cittadini che decidono invece di affidarsi ad un giudice.
Ci domandiamo se questo sia il modello di amministrazione pubblica che si intende consegnare alle future generazioni.
Una pubblica amministrazione deve convincere i cittadini della correttezza delle proprie decisioni attraverso la forza della legge, della trasparenza e della legalità.
Mai attraverso norme che rischiano di trasformare l’esercizio di un diritto costituzionale in una causa di esclusione da benefici pubblici.
Per queste ragioni chiediamo al Sindaco, alla Giunta Comunale e all’intero Consiglio Comunale di procedere all’immediato ritiro della deliberazione o, quanto meno, alla soppressione delle disposizioni che subordinano il riconoscimento delle agevolazioni all’assenza di contenziosi con il Comune.
Chiediamo inoltre che il Prefetto di Livorno, gli organi di controllo competenti e tutte le istituzioni preposte alla vigilanza sull’attività degli enti locali valutino attentamente la conformità di questa deliberazione ai principi costituzionali e alle norme che regolano l’azione amministrativa.
La democrazia si fonda sul diritto dei cittadini di poter contestare gli atti della pubblica amministrazione senza timore di subire ritorsioni, dirette o indirette.
Quando un’amministrazione collega la perdita di un beneficio al semplice esercizio del diritto di difesa, non è in discussione soltanto una delibera.
È in discussione il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.
Ed è un principio che nessuna comunità democratica dovrebbe accettare.
Un gruppo di cittadini del Comune di Marciana






