I repubblicani si sono svegliati "sotto shock" dopo essere stati travolti dalla più grande ondata di sconfitte degli ultimi 50 anni. Nel giro di poco, la situazione si e' trasformata in rabbia e disperazione.
I Repubblicani alla Camera stanno già ora, attaccando duramente i loro leader, e il Senato si interroga di cosa potranno fare prima che i Democratici prendano il potere il prossimo anno.
Tra i Repubblicani non corre buon sangue e molti cominciano a dire: "Per favore fatevi da parte, che la nuova leadership possa intraprendere una direzione meno MAGA e più conservatrice". Comunque i leader di Camera e Senato si troveranno a guidare dei parlamentari delusi e molto arrabbiati. Inoltre, potrebbero avere un grosso problema a convincere le decine di parlamentari sconfitti a tornare per il mandato di fine legislatura.
Gli americani hanno punito Trump dove fa più male: il portafoglio. Gli elettori gli hanno attribuito i dazi, il costo della vita, la guerra in Iran e la maggior parte di essi ritengono che le sue politiche sono un danno per l'economia americana. Poi, le persone hanno avuto la percezione di un presidente più attento ai propri interessi che a quelli dell'America e un Congresso troppo docile ai suoi voleri.
Il vantaggio dei Democratici e prima di tutto istituzionale. Con entrambe le Camere avranno poteri d'inchiesta, sul bilancio e la capacità di bloccare l'agenda del presidente. Sarebbe, però, un errore leggere il voto come un plebiscito: molti elettori non amano i democratici, hanno votato contro Trump più che qualcuno.
E l'Europa? Chi spera in una svolta resta deluso. Sui dazi il presidente americano può agire senza il voto del Congresso. Su l'Ucraina, il Congresso democratico può stanziate aiuti militari ed economici, ma il presidente può porre il "veto".
Tuttavia, la lezione per noi europei e' che Washington resta un alleato volubile, con o senza maggioranza democratica.
Difesa comune, mercato unico e una maggiore diversificazione commerciale non sono più opzioni, ma priorità.






