Seppur amandola visceralmente, ho sempre pensato che la tassonomia, con il suo rigido latino e le sue regole severe, fosse una materia fredda, ma credo di essermi sempre sbagliato. Oggi so che questa scienza può diventare un potente farmaco contro la nostalgia, uno strumento perfetto per rendere eterno chi abbiamo amato e stimato.
Per chi come me vive con gli occhi costantemente rivolti alla terra, alle dune, alla gariga ed alla macchia mediterranea, l’Isola d’Elba non è semplicemente una casa: è uno scrigno inesauribile di segreti naturali che aspettano solo di essere scoperti e decifrati. Ma la storia che stavolta racconto va ben oltre i confini della mera entomologia. È una storia in cui la scienza si intreccia in modo indissolubile con una profonda, fraterna e intramontabile amicizia.
Pochi giorni fa, la prestigiosa rivista internazionale Scientific Reports (del gruppo Nature) ha pubblicato una monumentale revisione tassonomica dei coleotteri del genere Pachypus. Si tratta di un lavoro di enorme portata, coordinato dal grande entomologo tedesco Dirk Ahrens, che ha rivoluzionato lo studio di questi scarabeidi attraverso tecniche d'avanguardia come la "museomics", arrivando a sequenziare persino il DNA di reperti storici risalenti a quasi duecento anni fa.
Le analisi genomiche su centinaia di geni hanno rivelato che sotto il nome di vecchie specie si nascondevano in realtà entità distinte e isolate (le cosiddette “specie criptiche”). E proprio qui, nel cuore di questa complessa architettura genetica, brilla una nuova gemma esclusiva della nostra isola: il Pachypus franginii.
Per capire da dove nasce questo nome, faccio un salto indietro nel tempo, fino al giugno del 2010, nella splendida cornice di Norsi. Chi ha conosciuto Giuliano Frangini sa bene quale fosse la forza della sua curiosità e della sua fame di conoscenza. Giuliano era un naturalista elbano straordinario, un uomo guidato da una passione pura, limpida, instancabile.
Quel giorno a Norsi, muovendosi sul campo con l'intuito e l'attenzione che lo contraddistinguevano, Giuliano notò un piccolo e insolito coleottero che se ne stava “a testa in giù” su un piccolo filo d’erba ai bordi della macchia mediterranea. Capì subito che c'era qualcosa di speciale in quell'insetto e, con l'entusiasmo travolgente che lo caratterizzava, me lo volle far vedere immediatamente, mostrandomi la foto che aveva magistralmente scattato. Fui molto sorpreso da quel suo ritrovamento, perché era la prima volta in vita mia che vedevo quell’organismo. La mattina dopo tornammo a cercarlo, ma senza successo. Ormai però conoscevamo l’ambiente che frequentava e nei giorni successivi ne trovammo alcuni esemplari sempre “a testa in giù”.
Con Giuliano condividevamo tutto: ore di cammino, giornate intere di ricerche sulle varie isole dell’Arcipelago, passioni, scoperte e discussioni accese sulla meravigliosa natura di questi territori e quando Giuliano è scomparso, alcuni anni fa, ha lasciato un vuoto immenso nella mia vita e nella comunità scientifica elbana. Ma avevo giurato a me stesso che il suo nome e il suo contributo non sarebbero finiti nell'oblio e che il suo nome doveva restare in qualche modo per sempre legato alla natura della sua isola.
Negli ultimi anni, ho collaborato attivamente allo studio che ha prodotto questo importante paper scientifico, raccogliendo e fornendo ad Ahrens ed al suo gruppo di ricerca i campioni di riferimento (i cosiddetti tipi e paratipi) che provenivano prevalentemente proprio da Norsi. Ho capito subito che avevo tra le mani l'occasione della mia vita per onorare la memoria di Giuliano.
Spinto dall'immensa amicizia che mi legava a lui, ho preso coraggio e ho chiesto formalmente al primo autore, Dirk Ahrens, di fare un'eccezione alla classica nomenclatura e di dedicare interamente la nuova specie endemica dell'Elba a Giuliano Frangini. Volevo che il suo nome fosse scritto in latino, per sempre, sui registri della zoologia mondiale.
Dirk e l'intero team internazionale hanno accolto la mia proposta con un rispetto e una sensibilità che mi hanno profondamente onorato e commosso. Nel testo ufficiale della pubblicazione, alla voce "Etymology" (Etimologia), sono state incise queste parole che per me significano tutto: "The new species is named in memory of Giuliano Frangini, the naturalist who discovered the population at the type locality and provided the first specimens available to us".
Da un punto di vista scientifico, il Pachypus franginii rappresenta un tassello cruciale per la comprensione della biodiversità del Mediterraneo. Fino ad oggi, i confini tra le popolazioni di questo genere erano confusi. Grazie al microscopio e alla genomica, gli autori hanno dimostrato che l'insetto trovato da Giuliano si differenzia nettamente dalle specie della Sardegna, della Corsica e della terraferma italiana.
È un endemismo puntiforme: vive qui, e solo qui.
I campioni che io e Giuliano abbiamo raccolto sono ora custoditi permanentemente nei cassetti scientifici dello ZFMK (Zoological Research Museum Alexander Koenig) di Bonn ed alcuni andranno a far parte della collezione custodita al Natlab presso il Forte Inglese di Portoferraio.
Questa pubblicazione lancia un messaggio potentissimo: la grande scienza internazionale dei supercomputer e del sequenziamento genetico ha ancora un disperato bisogno degli occhi attenti, della passione e dei piedi punti dalle spine dei naturalisti di campo. Senza lo sguardo curioso di Giuliano, questo frammento di vita sarebbe rimasto invisibile.
Da oggi, l'Isola d'Elba ha un piccolo, antichissimo custode in più tra che vigilerà per sempre ai margini della nostra macchia mediterranea. Ed io, ogni volta che guarderò quel piccolo coleottero “a testa in giù”, saprò che il nome del mio amico Giuliano è diventato eterno, esattamente come la terra che ha tanto amato, studiato e protetto con dedizione per tutta la vita.
Foto: Giuliano Frangini (giugno 2010)
Il riferimento allo studio:
Ahrens, D. et al 2026. Integrative taxonomy of cryptic Pachypus chafers using museomics, morphometrics, barcoding, and genomic DNA analysis (Coleoptera: Scarabaeidae: Pachypodinae). Scientific Reports, 16:15710. https://doi.org/10.1038/s41598-026-47761-7
Leonardo Forbicioni
Presidente World Biodiversity Association
Curatore e responsabile NatLab Portoferraio






