C'è un rischio che dovremmo avere il coraggio di guardare in faccia: mentre discutiamo di come difendere il paesaggio, il cambiamento climatico lo sta già trasformando davanti ai nostri occhi.
Le estati sempre più lunghe e roventi, le siccità, gli incendi, le bombe d'acqua, le grandinate violente, i fiumi quasi in secca e lo scioglimento dei ghiacciai non sono più scenari lontani o previsioni per il futuro. Sono fenomeni con cui stiamo già facendo i conti e la Toscana non sarà immune.
Il paesaggio che conosciamo – quello degli oliveti, dei cipressi, delle colline coltivate, delle campagne – rischia di essere profondamente modificato dall'aumento delle temperature e dalla crescente scarsità d'acqua. Alcune specie e colture soffriranno sempre di più, altre potrebbero arretrare o scomparire da territori nei quali sono presenti da secoli.
Di fronte a tutto questo, però, continuiamo troppo spesso a discutere soltanto dei singoli effetti della crisi: l'agricoltore chiede acqua, il cittadino teme l'aumento delle bollette, un'associazione protesta contro un impianto, un'impresa chiede energia a basso costo. Problemi reali, certamente, ma affrontarli uno alla volta, senza guardare alle cause comuni, significa limitarsi a curare i sintomi mentre la malattia continua ad avanzare.
Anche la difesa del paesaggio deve essere affrontata con questa consapevolezza. È giusto discutere dove collocare gli impianti per le energie rinnovabili ed evitare i luoghi di maggiore pregio quando esistono alternative. Ma sarebbe un grave errore difendere il paesaggio da un impianto e non difenderlo dalla siccità, dagli incendi, dal dissesto idrogeologico, dalla perdita di biodiversità e dall'aumento delle temperature.
La vera domanda non è quindi se la transizione energetica cambierà il nostro territorio. La domanda è quanto cambierà il nostro territorio se non saremo capaci di realizzarla.
Per questo non possiamo permetterci né il negazionismo né il rinvio, né una propaganda che utilizza ogni difficoltà, ogni errore e ogni conflitto locale per concludere che non bisogna fare nulla.
La crisi climatica è già una crisi ambientale, economica, energetica e sociale. Riguarda la salute, l'agricoltura, il lavoro, il costo dell'energia, la competitività delle imprese e persino la sicurezza internazionale.
La transizione energetica, da sola, non basterà. Serviranno efficienza, risparmio, nuovi modelli produttivi e di consumo. Ma senza una rapida riduzione delle emissioni climalteranti, tutte le altre politiche rischiano di diventare soltanto tentativi sempre più costosi di adattarsi a un mondo che abbiamo lasciato deteriorare.
Il tempo della discussione astratta è finito. Il cambiamento climatico non è più qualcosa che potrebbe accadere: sta già accadendo. E la vera scelta che abbiamo davanti non è tra cambiare e non cambiare: è decidere se governare il cambiamento o subirlo.
Aspettiamo adesioni a questo appello aperto a tutti, persone, imprese, istituzioni, per affrontare con decisione le sfide che oggi ci pone la realtà: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Legambiente Livorno






