Guardate queste immagini. Si riferiscono a una serata di pochi giorni fa sull’isola di Giannutri e mettono davanti agli occhi una realtà amara: a voi sembra normale?
Calano le tenebre in un’oasi incontaminata, un parco marino protetto dove il buio e il silenzio dovrebbero essere custodi delle stelle e dell'armonia naturale.
All'improvviso, invece, la notte viene squarciata da un fascio di luminarie artificiali. Purtroppo, l'idea stessa dell'«andar per mare» si è completamente sgretolata nell'ultimo ventennio. Ci siamo dimenticati una verità fondamentale: il mare non è di tutti nel senso di un bene da consumare a proprio piacimento. Chi lo vive ha il dovere morale di rispettarlo, di muoversi nella sua armonia in punta di piedi, con la stessa discrezione ed educazione che si userebbero entrando nella casa di un estraneo.
Sia chiaro: la mia non è una crociata contro la singola imbarcazione o contro lo skipper, libero di addobbare la propria barca come un albero di Natale se così gli piace. Ognuno è libero di esprimersi e di utilizzare accessori, luci o musica, ma a patto di comprendere che il luogo e il contesto esigono rispetto. Giannutri è una perla dell'Arcipelago Toscano, un patrimonio unico al mondo, e questo valore inestimabile va tutelato senza se e senza ma.
In un ecosistema così delicato, abbaglianti luci artificiali e il ronzio molesto di un generatore non dovrebbero essere più ammessi né tollerati. Tutto questo non ha nulla di normale: è un atto grottesco, una sconsideratezza che stona come un rutto in chiesa. Purtroppo, in terra come in mare, continuiamo ad assistere alle scorribande dei barbari moderni nell'indifferenza generale. Serve una presa di coscienza immediata: servono regole chiare, stringenti, e soprattutto serve qualcuno che le faccia rispettare davvero.
Marco Cesareo
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