Il 25 ottobre si è tenuta la 35esima edizione della “Medio Maratón Valencia Trinidad Alfonso Zurich”, 21,097 Km, una delle mezze maratone più veloci del calendario podistico internazionale e che per questo attira da tutto il mondo atleti di élite e campionissimi.
E’ alla mezza maratona di Valencia che si sono stabiliti il record mondiale femminile sulla distanza: dall’Etiope Latesenbet Gidey (1 ora, 2 minuti e 56 secondi) e alla quale ha partecipato anche il primatista mondiale maschile, l’etiope Yomif Kejelcha (56 minuti e 51 secondi quest’anno a Buenos Aires) e che aveva fatto il suo primo record mondiale proprio a Valencia nel 2024 (57 minuti e 30 secondi).
E questa corsa, Etiqueta Oro Label Race della World Athletics e Mejor Medio Maratón de España per la Real Federación Española de Atletismo, mancava nel palmares dell’inossidabile atleta elbano Aldo Allori (in arte Irolla) ce ha deciso di volare in Spagna per affrontare un percorso leggendario. Aldo si è trovato in mezzo a 29.500 atleti provenienti da 128 Paesi del mondo e a correre in una gara velocissima, dalla quale è uscita ancora una volta la migliore prestazione stagionale della mezza maratona: i 58 minuti e 3 secondi del vincitore, burundese/spagnolo Rodrigue Kwizera (58 minuti e 3 secondi), che ha stabilito il nuovo record europeo, anche se non omologato per motivi burocratici legati all’iter della concessione della cittadinanza spagnola. Tra le donne, la kenyana Sheila Chepkirui si è aggiudicata la vittoria con il tempo di 1 ora, 3 minuti e 51 secondi, il miglior tempo al mondo quest'anno e il settimo di sempre.
Ma all’Allori non piacciono le cose facili. I partecipanti erano così tanti che gli organizzatori li hanno fatti partire per fasce di performance sportiva a15 minuti un gruppone dall’altro-: «Per un errore sui miei tempi fatto dagli organizzatori – spiega Aldo – sono dovuto partire con l’ultima griglia, forse non credevano ai miei tempi su questa distanza. Ho 76 anni… mettiamolo in fondo, si sono detti».
Irolla si è trovato ad aspettare per due ore il suo turno di partenza e racconta: «Ho fatto una fatica tremenda, ho dovuto sorpassare migliaia di persone e alla fine ne ho messe alle mie spalle 25.000, non male, considerando che sono partito dietro a tutti. Corsa stupenda, corsa con il cuore, sicuro di potercela fare anche in questa situazione inaspettata, di poter fare un grande tempo, anche se una partenza così mi ha sicuramente penalizzato».
Ad aspettare Aldo al traguardo c’era la sua nipotina Ada che gridava: «Animo nonno, animo!» e il nonno maratoneta si è commosso: «Anche se mi sono trattenuto, l’emozione mi ha fatto scendere delle lacrime».
Ma Aldo, dopo aver tagliato il traguardo e dopo aver fatto lo slalom tra atleti numerosi quanto la popolazione dell’Isola d’Elba, non si aspettava la clamorosa sorpresa finale. Mentre lo speaker leggeva i vincitori assoluti e di categoria, una sfilza di nomi stranieri nonostante la massiccia partecipazione di runner italiani, l’unico italiano ad essere arrivato primo di categoria nella mitica Medio Maratón Valencia Trinidad Alfonso Zurich era proprio il mito col baffo bianco del podismo elbano, diventato ormai un caso di longevità atletica a livello europeo.
Aldo non nasconde la sua soddisfazione: «Ho avuto la conferma che nei Master 75 sono uno dei più forti in circolazione. Ringrazio la mia famiglia per tutto quello che fanno per me e la mia società, l’Atletica Amaranto Livorno, che mi sostiene e, infine, il mio amico Andrea».
Il maratoneta-pittore marinese conclude come sempre con un pensiero che lega la corsa, che è fatica e libertà, a quel che succede nel mondo e sul quale rimugina mentre corre e sorpassa in gara o si allena nella nostra verde isola. Questa volta il suo pensiero è andato ai giovani che protestano e a quanti governano il mondo e quella canticchiata per le strade di Valencia era una vecchia canzone del 1967 dei Giganti che annunciava un’altra ribellione contro guerra e ingiustizie: «Mettete dei fiori nei vostri cannoni, perché non vogliamo mai nel cielo molecole malate, ma note musicali che formino gli accordi per una ballata di pace, di pace, di pace».
Mentre pensa già a nuove imprese e record, Irolla conclude: «Grazie, perché la vita è una cosa vera, e nessuno deve toglierla».
Umberto Mazzantini






