Scorrendo il contenuto del vasto archivio dei documenti lasciati da Sergio Spina, si nota la grande varietà di argomenti trattati, da progetti di imbarcazioni, a ricerche storiche, da raccolte fotografiche, a rilievi di antichi velieri.
Sergio è stato sempre curioso e desideroso di approfondire quel che osservava, mettendo spesso in atto originali strumenti di indagine e ricorrendo a molteplici fonti di informazione dirette.
Come esempio di questo approccio, si può prendere il suo lavoro di ricerca e documentazione sulla realizzazione di barche di legno col metodo del “mezzogarbo”: è uno studio presentato sia ad un congresso a Carloforte, sia è stato pubblicato su “Navis” nr. 4 (Atti del I° Convegno nazionale, Museo della Marineria, Cesenatico 4-5 Aprile 2008) e presenta alcuni aspetti originali che meritano un approfondimento. Inoltre, è un importante contributo per chiarire e far conoscere un antico metodo costruttivo che contiene alcuni aspetti coperti dalla discrezione professionale dei mastri d’ascia che l’usavano.
Ricordiamo brevemente il significato del metodo costruttivo di barche con l’uso del mezzogarbo. Questa tecnica si applicava a barche in legno, fino a circa 10 m, con struttura tradizionale composta da chiglia longitudinale con dritto di poppa e ruota di prua, costole trasversali a spaziatura uniforme (ordinate, divise in madieri e staminali), rivestimento in tavole inchiodate. L’uso del mezzogarbo consentiva al mastro d’ascia di ricavare la forma specifica delle varie ordinate utilizzando come dima, cioè come profilo di guida, la sagoma della sola mezza ordinata centrale (la sezione maestra dell’imbarcazione). Tale dima, il mezzo garbo appunto, veniva posizionata sul piano di tracciatura e, con traslazioni e rotazioni opportune, diverse per ogni ordinata, consentiva di tracciare il contorno delle varie ordinate.
I vari posizionamenti della dima, in relazione all’ordinata che si stava tracciando, erano stabiliti da strumenti ausiliari: la tavoletta di riduzione della piana dei madieri, per definire la larghezza del fondo della barca, la tavoletta di riduzione del traboccamento, la tavoletta di riduzione stellatura poppa, la tavoletta di riduzione stellatura prua.

Determinazione grafica delle riduzioni da applicare alle varie ordinate tramite le tavolette
In pratica, il mastro d’ascia, si limitava a definire la forma della sezione centrale della barca e poi, senza un piano di costruzione (quello che oggi chiamiamo “disegno di progetto”) definiva, con il mezzogarbo, la forma delle varie ordinate, consentendo prima la realizzazione dell’ossatura della barca e poi il regolare rivestimento con le tavole. Questa antica metodologia costruttiva era diffusa in tutto il mediterraneo, talvolta con modalità esecutive e con nomenclatura delle parti differenti, ma sostanzialmente applicando la medesima tecnica.

Spiegazione del metodo di tracciatura delle varie ordinate col mezzogarbo e le tavolette di riduzione
A proposito del metodo del mezzogarbo, Sergio si è posto due domande:
- Se si costruisce una barca, seguendo i piani di costruzione di un progetto moderno, si perviene al medesimo risultato ottenuto applicando invece il metodo del mezzogarbo?
- Con quali criteri geometrici o matematici sono definite le scale (graduazioni) degli strumenti ausiliari usati per il posizionamento del mezzogarbo?
Lo studio di Sergio è avvenuto in parallelo alla realizzazione, a Catania, col metodo del mezzogarbo, di una barca, la Nassarola Santa Lucia, di 9 m da parte del mastro d’ascia Giuseppe Grasso. Le varie fasi della costruzione erano seguite in cantiere da un esperto, C.Ammatuna, amico di Sergio, che gli forniva sia documentazione fotografica dei lavori in corso, sia i rilievi degli strumenti impiegati (mezzogarbo e strumenti ausiliari).
Sergio, utilizzando moderni strumenti di disegno ha potuto così replicare a distanza, nel suo studio di Marciana Marina, sullo schermo del PC, con programmi CAD, il lavoro di tracciatura delle ordinate eseguito dal mastro d’ascia di Catania e produrre così il disegno costruttivo, moderno, della barca realizzata in Sicilia:
dimostrava così che il metodo del mezzogarbo e la progettazione moderna portavano allo stesso risultato!

Progetto “moderno” (piano di costruzione) della nassarola costruita col mezzogarbo
Per quanto riguarda invece il quesito di come erano state definite le “scale” (cioè, le indicazioni grafiche, riportate sulle tavolette ausiliarie, che consentono il posizionamento del mezzogarbo a seconda dell’ordinata considerata), Sergio ha dovuto compiere un’indagine laboriosa e procedere per tentativi. A sua disposizione
aveva l’accurato rilievo geometrico delle tavolette del Mastro d’ascia Grasso e conosceva le misure geometriche generali della barca da realizzare. Bisogna inoltre osservare che mastro Grasso usava le tavolette, ma lui stesso, probabilmente, non conosceva i criteri con cui erano state tracciate, in passato, le scale. Sergio, però, conosceva i criteri che altri mastri d’ascia seguivano o avevano seguito per arrivare a tracciare le “scale” desiderate. Si è dunque impegnato a definire ex-novo le scale delle tavolette usate nel caso specifico (la barca di Catania) seguendo vari criteri matematici e geometrici fino a che è riuscito, dopo molti tentativi, ad avere una ottima corrispondenza tra le suddivisioni delle tavolette di Grasso e le misure ottenute seguendo un particolare criterio di definizione, denominato “morione” (una figura geometrica che ricorda la forma di un antico elmo).
Pare che la laboriosa scoperta della corretta soluzione sia avvenuta di notte e che Sergio, felice ed emozionato, abbia immediatamente telefonato a Carlo Ammatuna, svegliandolo, e facendolo partecipe della Notizia.

Disegno della “Nassarola”, versione a remi
E.Strada, Presidente Associazione Sergio Spina, Marciana Marina
Nota: tutte le immagini riportate provengono dall’archivio dei documenti di Sergio Spina






