“Ofelia/Un’elbana alla corte dei Windsor” Persephone Edizioni è il romanzo che cinque anni fa dedicai a una donna nata al Cavo, il mio stesso paese, all’inizio del secolo scorso, che, pur di condizioni sociali modeste, grazie al coraggio, la determinazione, la curiosità intellettuale insite nel suo carattere, riuscì a imparare due lingue, conoscere il mondo e ricevere un importante riconoscimento. Oggi Ofelia si è meritata un posto nella “Enciclopedia delle donne” e quella che segue è la voce che la riguarda, curata dalla dott.ssa Raimonda Lobina, dopo la lettura del mio libro, del saggio “La duchessa” di Caroline Blackwood e il confronto con gli eredi, testimoni della vicenda
OFELIA BALENI
“…sono forte, tosta, come il ferro della mia isola”.
Ofelia Baleni nasce a Cavo, un piccolissimo paese della costa orientale dell’Isola d’Elba, il 14 dicembre 1914, seconda di cinque figli, Armando, Ofelia, Ilda, Bice, Natalina, e in una famiglia povera: il padre è minatore presso le miniere di Rio nell’Elba e Ofelia lo ricorda, da bimba, che tornava a casa la sera, “luccicante di polvere di ferro”. Abitano a un chilometro dal mare, all’Ombria, che, come dice il nome, è una zona di ombra diffusa. La mamma, affaccendata ad accudire i figli che via via nascono, ci tiene molto al nome Ofelia, raro in quegli anni e in quei luoghi, forse ne conosce il significato, “colei che assiste, colei che aiuta, soccorso, beneficio”, quasi un presagio della vita e del lavoro futuri.
Ofelia è bellissima e i famigliari sono così orgogliosi di lei che non si capacitano di avere una figlia così, nata in una realtà che bella non era soprattutto dal punto di vista sociale ed economico. Il padre infatti muore prematuramente e la madre si ritrova a soli 23 anni con 5 figli, ma per fortuna l’aiuto e la solidarietà dei parenti permettono alla famiglia di tirare avanti.
In particolare Antonio Baleni, zio paterno, non avendo figli, diventa come il padre adottivo di Ofelia, la quale va a vivere con la sua famiglia. L’isola, che ama profondamente, fin da subito le sta un po’ stretta. Certo, come le altre ragazze pensa all’amore e al matrimonio, ma le piace studiare, leggere, impara le lingue straniere da autodidatta e presto apre una sorta di scuola di ricamo per bambine e adolescenti, in alcuni locali attigui alla sua abitazione, una scuola che faceva ben promettere. Ofelia però aveva anche altre aspirazioni.
Scoppia la guerra con tutto quello che anche all’Isola ha significato in termini di feriti, morti, distruzione e resistenza da parte della popolazione. Alla fine del conflitto, con la voglia di ricominciare, Ofelia si trasferisce a Livorno, presso parenti, e trova lavoro in una fabbrica di confezioni di divise militari per gli americani. Tanto lavoro, pochi soldi, ma la possibilità di fuggire da una realtà diventata inevitabilmente stretta.
E ancora il destino vuole che incontri casualmente una borghese benestante, torinese, sposata con un conte inglese, che cerca una dama di compagnia: sarebbe a breve tornata sull’isola di Jersey dove il marito è governatore e cerca appunto una donna che l’accompagni. Ofelia ha studiato un po’ di inglese e di francese, coglie l’occasione e nel 1947 si trasferisce sull’isola di Jersey, nel canale della Manica, nonostante le perplessità e le contrarietà della famiglia. Svolge funzione di governante della grande casa, ma anche di assistente della contessa, un po’ sola su quell’isola così piccola e lontana dalla sua patria. Ofelia cerca di fare del suo meglio, ma vuole anche sfruttare la situazione per migliorare le sue conoscenze oltre che perfezionare l’inglese e il francese. Per esempio legge molto, soprattutto libri di Liala, che a quei tempi, per un certo pubblico, non erano affatto di basso livello. Ma Jersey è comunque una piccola isola, non molto diversa da quella che Ofelia si è lasciata alle spalle.
Nel 1953 un’altra occasione del destino: nel 1937 era stato celebrato il matrimonio fra Wallis Simpson, americana pluridivorziata e da un passato discusso, ed Edoardo Windsor, re Edoardo VIII dal Gennaio al Dicembre 1936: Edoardo ha abdicato proprio per amore di Wallis.
La coppia, dopo la parentesi tragica della guerra, si è trasferita a Parigi in una villa al Bois de Boulogne, lato Neuilly sur Seine, segnalata da un amico e concessa loro dal Comune di Parigi per un affitto simbolico. E nel 1953 Buckingham Palace, per conto di Wallis, pubblica sul “Times” un annuncio: la duchessa cerca una dama di compagnia. I requisiti sono numerosi. Ofelia, incoraggiata dalla contessa che ha capito la sua insofferenza, risponde, ma con poche speranze, come confida in una lettera di quei giorni alla famiglia. E invece viene scelta fra centinaia di aspiranti, come scrive Wallis Simpson alla zia Bessie, tratteggiando un profilo di Ofelia prezioso e realistico (la sua foto rivela intelligenza e fascino, infatti in futuro più di una volta Ofelia, durante i viaggi, verrà scambiata addirittura per Ingrid Bergman), come comunica la stessa Ofelia ai suoi famigliari, sempre in una lettera di quegli stessi giorni.
Si trovano così di fronte due donne dalla forte personalità, completamente diverse sotto tutti i punti di vista, ma che grazie alla loro intelligenza e indole riusciranno non solo ad entrare in sintonia, ma sotto un certo punto di vista riusciranno anche a trovare un’affinità elettiva molto profonda. Grazie soprattutto a Ofelia, capace di essere sé stessa, che porta dalla sua terra la tempra dei minatori unita al desiderio di conoscere. Nella casa lavora anche Gaston Georges Sanègre, maggiordomo degli Windsor, che la introduce e la corteggia.
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È il 1953 dunque quando Ofelia arriva a Parigi. In questi primi mesi la crisi fra i duchi è già in atto perché Wallis si sta allontanando sempre più da Edoardo che invece è totalmente dipendente da lei. Già in questi primi momenti la confidenza e l’intesa fra le due donne è immediata anche se Ofelia riesce comunque a difendere la sua sfera personale.
Ofelia vive intensamente quegli anni, sfruttando il più possibile tutte le opportunità che la casa (presso la dimora è presente una biblioteca ricca ed assortita che le permette di coltivare la lettura) e Parigi le offrono. Ad esempio è molto interessata alle attività svolte in quegli anni a Parigi dall’Abbé Pierre (Henri Antoine Grouès), che la coinvolgono profondamente. Il ‘68 parigino, le manifestazioni, la vedono attenta, curiosa, interessata: Ofelia si scontra tutti i giorni con i privilegi della società borghese.
Ofelia è una donna ormai cresciuta, matura, saggia e attenta a muoversi con cautela. Non ha perso il suo spirito critico e coglie sempre l’occasione, anche con i duchi, per esprimere il proprio pensiero che spesso è addirittura richiesto ed apprezzato. Sono anche mesi e anni di viaggi. Accompagna sempre la coppia, visita molti paesi e città e vive momenti di grande intensità culturale ed emotiva – ed è il caso di ricordare che pur rimanendo subalterni, Ofelia e Georges viaggiano sempre in prima classe.
Intanto l’attrazione reciproca fra il maggiordomo Georges, di quattro anni più giovane, e Ofelia si intensifica e i due si fidanzano, rendendo poi pubblica la loro relazione. I Duchi, soprattutto Edoardo, all’inizio sono un po’ perplessi, ma alla fine, per volontà soprattutto di Wallis, accettano l'unione, la favoriscono e si attivano perché il matrimonio abbia luogo nel migliore dei modi al Bois de Boulogne. Ofelia ha più di 40 anni. Per il matrimonio vengono dall’Isola d’Elba le sorelle Bice e Natalina, i nipoti Roberto e Manuelita e sono presenti anche i genitori di Georges. Il successivo viaggio di nozze si svolge sulla Costa Azzurra, ma con una fuga anche sull’amata Isola d'Elba a cui Georges rimarrà sempre molto legato. Ofelia ritrova il suo paese ancora molto segnato dalla guerra ma anche in fase di ricostruzione e i giorni in cui la coppia si ferma al paese sono spesi nei racconti di Parigi e del lavoro presso i duchi. Sono momenti di grande intensità emotiva e di grande partecipazione. Ofelia e Georges tornano poi a Parigi, riprendono il loro lavoro, ma sempre più colgono la crisi in cui piano piano si sta incamminando la coppia e soprattutto Wallis.
La fiducia dei duchi in Ofelia li porta a chiederle di suggerire dei nomi per del nuovo personale di cui necessitano ed è allora che Ofelia fa giungere a Parigi, al servizio dei duchi, prima suo nipote Roberto, figlio di suo fratello Armando, allora giovanissimo, ma successivamente anche sua sorella Natalina e sua nipote Manuelita, situazione che porterà Wallis ad esclamare: “Questa non è più famiglia Winsdor, ma famiglia Baleni”.
Ed è tale il legame instauratosi ormai fra Ofelia e i duchi che a un certo punto, su suggerimento della stessa Ofelia, questi sono interessati ad acquistare il castello della famiglia Tonietti, con un magnifico parco sul lungomare, proprio a Cavo, paese natale di Ofelia. Inizia la trattativa, vengono spedite delle foto, dei dati, viene anche ipotizzato il prezzo di 80 milioni di Lire, ma purtroppo la trattativa improvvisamente si interrompe per l’interferenza di gente del posto interessata all’edifico per motivi meramente speculativi: siamo agli inizi degli anni ‘60.
Il tempo passa inesorabilmente e i duchi diventano sempre più vecchi e difficili da gestire. Mantengono ancora un certo livello di vita, anche mondana, ma nel 1970 Edoardo si ammala di un cancro alla gola che lo porterà presto alla morte, nel 1972. I funerali si svolgono a Londra e la morte del duca segna l’arrivo nella vita degli Windsor di Maître Blum che giocherà un ruolo strategico nell’evolversi dell’esistenza di Wallis e indirettamente di Ofelia. Il lavoro di quest’ultima e di Georges è infatti cambiato, reso più difficile dall’invecchiamento e dalla solitudine di Wallis e dalle sempre più pressanti interferenze di Maître Blum che si arroga il diritto di tutrice di Wallis, spesso con scelte che non trovano d’accordo i due dipendenti. Wallis viene spesso ricoverata in ospedale, Ofelia e Georges fanno fatica a comunicare con lei, mentre la loro unione si rinsalda sempre più e riescono anche a fare qualche trasferta all’Elba dove stanno ristrutturano completamente la casa di famiglia, arredata con buon gusto, senz’altro mutuato dagli anni di servizio a Parigi, e dove sperano di ritirarsi presto, una volta andati in pensione.
Qui però le fonti storiche divergono perché se nel libro di Catuogno essi sono descritti sempre positivamente, anche in questi ultimi, difficilissimi anni, nel saggio di Caroline Blackwood, approfondito e ben documentato, la coppia viene però a mala pena tratteggiata e non si evince l’importante ruolo avuto nel rapporto dei due con la duchessa.
È il 1986: Ofelia compirà a breve 72 anni, anche se ne dimostra almeno 10 di meno. In quell’anno Wallis Simpson muore il 24 Aprile, a 90 anni, viene sepolta in Inghilterra, accanto ad Edoardo. Ofelia e Georges rientrano all’Elba, e in quell’anno vengono insigniti dalla regina Elisabetta II di un’importante onorificenza: la medaglia d’argento dell’Ordine Reale di Vittoria e Alberto, solitamente concessa a principi e personalità estere ritenute degne dai sovrani.
Tre anni dopo, quando ormai si trovano all’Elba, Georges muore il 13 Agosto 1989, a 71 anni: viene sepolto nel piccolo cimitero di Cavo dove tuttora riposa. Undici anni dopo, il 3 marzo 2000, a Piombino muore anche Ofelia che viene successivamente tumulata nel cimitero di Cavo, a pochi passi dal mare accanto al marito.
La storia di Ofelia, nel paese di Cavo, ha spesso acquisito caratteri leggendari, perché mescolava mondi socialmente distanti, come avviene nelle favole e forse in tempi lontani. Una testimonianza orale spicca fra tutte, quella del nipote Roberto che alla veneranda età di 84 anni ricorda con lucidità e freschezza sua zia, che fu il tramite di un lungo soggiorno a Parigi, impiegato anche lui presso i duchi con diverse e sempre più importanti mansioni:
Mia zia è stata una donna straordinaria, a cui devo tutto perché, mentre vivevo un’esistenza grigia a Piombino, con l’unica prospettiva di lavorare in fabbrica, mi propose di andare a Parigi, raccomandandomi presso i duchi. […] Quando sono arrivato a corte per me non è stato assolutamente facile inserirmi in quel tipo di vita, ma Ofelia ha fatto di tutto per facilitarmi il compito, per farmi capire quel mondo, riuscendoci alla perfezione perché sono diventato più sicuro e capace. Sono rimasto a Parigi 6 anni. La vita e il lavoro, grazie soprattutto all’interessamento dei duchi, mi hanno portato poi a cambiare ancora, ma sono sempre rimasto in contatto con Ofelia nei confronti della quale provo una grande riconoscenza.
Raimonda Lobina/Enciclopedia delle donne
L’Enciclopedia delle donne, fondata l’8 marzo 2010, annovera 2.393 voci e circa 927 autori e autrici oltre che molti gruppi di lavoro. Essa si prefigge di continuare il lavoro di ricerca sulle donne avviato da Centri di documentazione e Librerie, Associazioni, Biblioteche, Archivi, Università, siti. La Società per l’Enciclopedia delle donne è una APS (Associazione di Promozione Sociale), senza scopo di lucro e tutte le risorse raccolte vengono utilizzate per sostenere le attività previste dallo statuto.
Le curatrici Rossana Di Fazio e Margherita Marcheselli desiderano soltanto che venga riconosciuto il loro ruolo di fondatrici dell’iniziativa e che dovunque si parli dell’Enciclopedia delle donne, esse vengano citate come tali. L’ Enciclopedia delle donne inizialmente ha raccolto e pubblicato biografie femminili on line, ma con il tempo si è evoluta ed ora pubblica anche libri, promuove iniziative, incontri, convegni. Obiettivo: far conoscere alle giovani generazioni le protagoniste dimenticate quali stimolo perché a loro volta si impegnino nei campi più svariati.
Raimonda Lobina nasce a Lambrate, Milano, nell’Ottobre del 1955; dopo un soggiorno di 11 anni in Svizzera, dove ha studiato e lavorato, laureandosi a Zurigo con una tesi di Dottorato sulla “Medea” di Corrado Alvaro e dove è stata molto attiva nell’ambito dell’immigrazione italiana, trascorre 37 anni a Cremona, città in cui ha messo al mondo un figlio, ha accudito una mamma anziana e dove ha insegnato Lettere negli istituti superiori. Ha inoltre collaborato con riviste e siti locali ed è stata impegnata nel Terzo Settore, svolgendo vari incarichi e ricoprendo diverse cariche. Da sei anni vive felicemente all’Isola d’Elba, sempre attiva come volontaria.
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Qui di seguito l’introduzione al mio lavoro “Ofelia/Un’elbana alla corte dei Windsor”
Questo romanzo nasce dal desiderio di indagare più a fondo i contorni di una storia di cui avevo sentito parlare fin da bambina e che, per certi versi, contiene alcuni elementi fiabeschi, se non altro perché coinvolge personaggi di un reame importante, addirittura l’Impero Britannico. Si tratta della vicenda umana, oltre che professionale, di una giovane donna, Ofelia Baleni, nata all’inizio della Grande Guerra, a Cavo, il mio paese dell’anima, nell’Isola d’Elba: lei, nel suo piccolo laboratorio di ricamo, attorniata dalle bimbe cui faceva da maestra, sognava orizzonti lontani, perché lo Scoglio le stava troppo stretto, e, grazie alla sua volontà e intelligenza, riuscì a diventare la dama di compagnia della duchessa di Windsor, l’affascinante americana che riempiva del suo glamour i giornali dell’epoca, e per sposare la quale il re Edoardo VIII rinunciò al trono d’Inghilterra.
Il presente lavoro si compone dunque di tre parti: la prima, a partire dalla primavera del 1939, è incentrata sulla figura della protagonista, l’ambiente famigliare e paesano, le amicizie, gli affetti, gli interessi, i desideri, sullo sfondo delle tragiche vicende della seconda guerra mondiale sofferte in quel piccolo angolo di mondo, fino alla partenza di Ofelia, prima per Livorno, poi per l’Isola di Jersey, nel Canale della Manica, da dove spiccherà il volo per Parigi.
La seconda parte ha al centro la figura di Wallis Simpson: dal suo matrimonio, nel 1937, con Edoardo, alle vicissitudini che ne seguirono, e che vedono la strana coppia – invisa ai reali inglesi, anche per le simpatie filonaziste dei due – spostarsi dalla Francia, occupata dai tedeschi, alla Spagna di Francisco Franco, fino alle Bahamas, uno dei luoghi più remoti dell’Impero Britannico, dove il duca di Windsor viene di fatto confinato, con il titolo di Governatore dell’Arcipelago. Anche in questa tranche del romanzo, particolare cura è stata rivolta, oltre che alla vita e alla psicologia dei personaggi, alla ricostruzione dei drammatici eventi, che ne costituiscono il contesto storico, e che giungono fino all’agognata pace e al ritorno dei duchi a Parigi. Sarà proprio – e qui comincia la terza sezione – nella splendida villa ai margini del Bois de Boulogne, concessa per un affitto simbolico dalla municipalità parigina a Edoardo e Wallis, che Ofelia e la duchessa, nel 1953, si incontreranno: sarà l’inizio di un rapporto intenso, che si snoderà per decenni, e nel corso del quale, la dama di compagnia, pur tanto più giovane – diciotto anni – diventerà, con la sua saggia intelligenza, la confidente e la buona consigliera della difficile donna.
La vita di Ofelia cambierà totalmente: non solo imparerà a usare perfettamente sia il francese che l’inglese, ma vivrà in un ambiente privilegiato, sia per la condizione sociale dei suoi datori di lavoro, che per il tenore di vita da essi tenuto: soggiorni nei migliori alberghi e ristoranti; viaggi a New York, dove Wallis andava a fare shopping; a Washington, quando la coppia fu ricevuta da Nixon; a Madrid, dove venne messo a loro disposizione un treno e una banda musicale ad accoglierli; a Londra, finalmente ospiti della casa reale inglese, quando col tempo le ostilità reciproche si attenuarono. In tutte queste circostanze, Ofelia era presente, perché la duchessa si affidava totalmente a lei, non solo nella preparazione dell’incredibile numero di bauli che sempre l’accompagnavano in ogni spostamento, ma per ricevere un aiuto e un consiglio che Wallis sapeva disinteressati e sempre segnati dall’affetto nei suoi confronti.
Così Ofelia, che per la sua raffinata bellezza più d’una volta venne scambiata per l’attrice Ingrid Bergman, era preziosa nelle occasioni speciali ma anche nella routine quotidiana, in quella villa favolosa che i suoi stessi abitanti chiamavano chateau, castello. Fu lì, tra l’altro, che lei trovò l’uomo della sua vita: quel Georges Sanegre, maggiordomo e cameriere personale di Edoardo, che resterà per sempre al suo fianco.
Pur in un contesto così eccezionale, non di rado frivolo e appariscente, Ofelia riuscirà a restare una donna sobria, attenta, sensibile e generosa, dai saldi valori esistenziali, non dimenticando mai il suo paese d’origine, la sua gente, e soprattutto la sua famiglia, anzi chiamando a sé, per lavoro, nipoti e sorella, tanto che la duchessa pare commentasse di tanto in tanto: “Siete più numerosi voi Baleni in villa che noi Windsor!”.
Dopo la morte del duca e l’inizio del declino fisico di Wallis, che si protrarrà per molti anni, e che la vedrà quasi prigioniera della sua tutrice legale Suzanne Blum – un'altra storia nella storia che ho scelto di raccontare – Ofelia e Georges, in un contesto sicuramente difficile da gestire, resteranno vicino alla duchessa sino alla fine. Soltanto dopo, nel 1986, degni di un riposo tanto meritato quanto desiderato, ritorneranno nell’Isola da cui quasi quarant’anni prima era partita una ragazza coraggiosa, con la valigia piena di sogni e di progetti. Quello che ho scritto è un omaggio a lei e a tutte le creature intraprendenti, specialmente di sesso femminile, che scelgono di impegnarsi intensamente per la realizzazione dei loro desideri e, se necessario, di spiccare il volo verso nuovi orizzonti.
Maria Gisella Catuogno






