Un bel po' di anni fa (44 per l'esattezza), si celebrava (altre epoche) il centenario della costituzione del Comune di Rio Marina, ed io mi trovavo alle dipendenze della Comunità Montana ad occuparmi degli aspetti logistico-organizzativi delle manifestazioni, e spettacoli, connessi a quell'evento.
Una mattina sorse il problema di trasferire, dal capoluogo alla Piaggia, una serie di pannelli di legno e tela che dovevano fare da scenografia per lo spettacolo programmato per la stessa sera: una sola trentina di chili di roba, anche se ingombrante al punto di non poterla caricare sull'auto che quel giorno era l'unico mezzo della C.M. disponibile.
Telefonai a quel punto al Comune destinatario, rappresentando la necessità che loro mandassero giù a Feraja, un veicolo adatto:
"... basta che trovate un "apino", che i pannelli ce li legamo sul cassoncino...".
Poco dopo venni richiamato: "... mi dicono che l'apino non c'è... va bene un furgoncino col cassone?"
"... eensomma, mi pare un po' sprecato per porta' quei du' chiozzeri, ma se 'un avete altro..."
Passarono due ore durante le quali, a mia insaputa e per il passaparola interno piaggese, il mezzo originariamente richiesto prese a lievitare per dimensioni: da apino a furgoncino, da furgoncino a camioncino, da camioncino a camion.
E fu così che, sbalordito, vidi arrivare e posteggiare in Viale Manzoni un mostruoso camion da miniera dal quale scesero due robusti operai, uno dei quali mi chiese:
"O ndove d'è la robba da garigà?"
Sconsolato indicai il misero mucchietto di legni e tela che avevo già trasferito fuori del palazzo.
"Ah - commentò sarcasticamente il mio interlocutore - st'artra vorta venimo coll'Oglasa!"
Ora, visto il titolo, qualcuno dei pazienti lettori si chiederà cosa ci incastri questa storia di una disavventura logistica col referendum costituzionale, in cui la signora Poponi&C. hanno rimorchiato l'Italia intera, e invece un parallelo lo si può agevolmente tracciare.
Non entro nel merito delle vendette poponiane verso le toghe che diventano rosse - ma solo quando emettono sentenze sgradite alla Capa Indiscussa e a quella specie di Corte dei Miracoli che le sta intorno-, e neanche parlo del retropensiero (o pensiero retrò) di chi coltiva, partendo da questa picciola cosa, lo smaccato sogno di avviare l'Italia sul viale di una bella democratura razzista, modello Orban o modello il Tromba a stelle e strisce, col riporto e il cappellino da fava ingrata.
Oltre a dichiarare (per quel poco che vale) il mio personale augurio di bocciatura del quesito, mi limito ad osservare - come hanno fatto altri - che comunque si è perso un mare di tempo del Parlamento (in epoca di crisi) e speso un bel mucchio di quadrini (nostri).
Infatti si scomoderanno milioni di cittadini per far loro esprimere un parere su una nuova norma che potrebbe incidere sulla carriera di 30 (trenta) magistrati su 7.000 (settemila) - e qui siamo al ridicolo.
Come non vedere la similitudine tra quel viaggio, a misero "carico" del camioncione, e questa forzata quanto comunque infruttuosa mobilitazione nazionale?
sergio rossi






