Narra un vecchio aneddoto ferajese - leggenda o verità mi è ignoto - che un locale agricoltore, dopo aver giustiziato un maiale all'uopo ingrassato, ne avesse tra l'altro ricavato dei presciutti, che aveva messo a stagionare appesi al soffitto della cantina, ben in alto, e là stavano da qualche mese.
Il di lui figlio - che era più "studiato" del babbo - incominciò però ad insinuargli il dubbio che lassù dove erano, ci fosse poca circolazione d'aria e troppa umidità, fattori ambientali che potevano impedire una perfetta stagionatura, e insisté finché il vecchio non si convinse, e i preziosi salumi furono riposti su una mensola molto più in basso.
Là i presciutti erano decisamente più a portata di mano, specie di una mano lesta, come quella del birbante giovinotto, che nottetempo ne sottrasse uno, destinandolo ad una bisboccia con dei suoi gaudenti compari.
Il padre il mattino seguente si rese conto del presciuttiero ammanco, e si mise a cercare il presunto reo, il quale però, sapendo di rischiare più del normale peda-gogico "Carcio e Pattone", si era dato all'agreste temporanea latitanza.
Fu allora, che ritornando in cantina il derubato, amareggiato e frustrato, pronunciò una frase destinata a restare nel lessico del volgo ferajese, ed essa suonava:
"Steveno bene come steveno, pendiconi come d'ereno!", un'allocuzione che per i foresti traduco in: "La loro (alludendo ai presciutti) collocazione più giusta era là, appesi, dove in precedenza si stavano!".
Orbene, chissà perché, ma ogni volta che c'è da votare per una modifica di qualcosa di decente tipo - per dirne una a caso - la Costituzione (che mi è sempre piaciuta così come è), mi viene in mente:
"Steveno bene come steveno, pendiconi come d'ereno!"
Si vede che ho come la sensazione che qualche marpione, imbriacandoci di bugie, seminando paure insensate, promettendo miracoli, ci voglia "mardolare" (cioè sottrarre furtivamente) un bel presciutto, o anche quello, e poi tutto il resto del maiale.
Eh NO eh! NO, NO, NO!






