Oggi mi sono svegliato con un motivo in più per essere orgoglioso di essere italiano.
Ho sempre pensato che i "nuovitaliani" quelli arrivati sui barconi (anzi quelli sfuggiti alla morte sui barconi) siano una risorsa vitale, che dà ragion d'essere al popolo di vecchi al quale appartengo, così e soprattutto come lo sono i loro figli e nipoti cresciuti e istruiti, tra noi "visi pallidi".
Badate che non mi riferisco a quelli che hanno conquistato fama e allori, a quelli che si chiamano Egonu, Battocletti, Iapichino, Jacobs, Silla, Ndour e infiniti etc.
Non penso a quanti da emozionati hanno cantato da vittoriosi Fratelli d'Italia da "abbronzati" come diceva la buonanima.
Troppo facile…
No, il mio italo-orgoglio quotidiano nasce dall'aver appreso dell'asilo politico concesso ad un povero esule fuggiasco ed ai suoi cari che, con jet privato, è volato tra le amorevoli braccia di Donaldo Tromba, che gli troverà sicuramente un abituro, tipo quelli degli utilissimi raccoglitori di pomodori del foggiano.
Fatti americani - direte - eh no l'Italia c'entra e può menarne vanto.
L'espatrio di questo povero perseguitato verso la terra della libertà (dove si può ammazzare democraticamente per strada chi è antipatico al capobanda col riporto) ha potuto allontanarsi dal natio Brasile grazie ad un PASSAPORTO ITALIANO.
Eh si perché un TRISAVOLO del Signor Bolsonaro, era un italiano emigrato, più di un secolo fa, in Brasile, e per quell'altra schifezza vigente, denominata "ius sanguinis" - anche se per misurare quanto "sangue italiano" egli ancora può vantare, basterebbe un ditale da sarta - quel passaporto è legittimo.
Eh si, dura lex sed lex, in pratica egli è un italiano come voi e me, non avrà bisogno di pietire per anni e anni una cittadinanza come tanti "abbronzati" che magari vanno in fabbrica e parlano bergamasco.
Peccato che, dopo la trombatura carioca, Bolsonaro non abbia deciso di scegliere il nostro paese, così accogliente con i migranti, per il suo esilio.
Nessuno gli avrebbe urlato "remigrazione" sul muso, anzi poteva addirittura ricostruirsi una carriera politica, rappresentare una interessante novità, magari andando a rinforzare quella governativa "corte dei miracoli" in auge, che tanto tifava per il suo trionfo.
E non uscitevene con il solito ".. di troiai ce ne abbiamo già abbastanza!"
sergio






