Ho letto con piena condivisione l’articolo “Continuità territoriale, questa sconosciuta (le coincidenze che non coincidono)” pubblicato su Elbareport, che descrive con lucidità una realtà quotidiana ben nota a chi vive sull’isola.
Come giustamente evidenziato, il problema non è tanto “raggiungere la costa”, ma riuscire a far coincidere in modo sensato nave, autobus e treno. Oggi, invece, chi si sposta è costretto a costruire itinerari al limite del paradosso, spesso con margini di errore di pochi minuti che possono compromettere l’intero viaggio.
Porto un esempio personale e attuale: domani sarò costretto a prendere la nave delle 5 del mattino da Portoferraio per riuscire a salire sul treno delle 7.57 che da Campiglia Marittima mi porterà a Roma. Questo, per chi come me vive a Rio, significa svegliarsi intorno poco prima delle 4 e due ore di sonno in meno.
Non si tratta di una scelta, ma dell’unica soluzione praticabile. L’alternativa teoricamente più comoda - il primo aliscafo in partenza da Cavo alle 7.10 - non consente infatti di arrivare in tempo utile per prendere l’autobus delle 7.30 da Piombino Porto verso Campiglia: una differenza tra arrivo dell'aliscafo e partenza dell'autobus di pochi minuti, sufficienti a rendere impossibile la coincidenza, cosa possibile anticipando anche dio soli 5 minuti la partenza dell'aliscafo.
È proprio questo il punto: non grandi inefficienze come quelle evidenziate in altri interventi su questo giornale, ma piccoli disallineamenti sistematici che, sommati, rendono i collegamenti di fatto inutilizzabili.
Non è neppure un caso isolato. Qualche tempo fa, rientrando a Rio Marina con un grosso bagaglio e senza aver lasciato l'auto in paese, mi sono trovato a perdere l’autobus diretto a Rio Elba, passato cinque minuti prima dell’arrivo della nave. Anche in quel caso, una coincidenza mancata per una manciata di minuti si è tradotta in un disagio concreto e del tutto evitabile: percorrere a piedi tutta la distanza da Rio Marina fino a Rio Elba con il bagaglio.
Situazioni come queste non sono eccezioni, ma la normalità. E fanno sorgere spontanea la domanda: cosa si intende davvero per “continuità territoriale”? Nei fatti, ciò che manca non è il collegamento in sé, ma la sua funzionalità.
In alcuni casi basterebbe davvero poco - come già sottolineato nell’articolo del Sig. Sartore - per migliorare sensibilmente la situazione: un minimo coordinamento degli orari, una logica di sistema che tenga conto delle coincidenze reali e non solo delle singole tratte considerate isolatamente.
Non si tratta di chiedere servizi straordinari, ma semplicemente servizi che funzionino.
Simone Benvenuti






