È da qualche giorno che mi torna in mente l'intervista della mia amica Alessandra Rando.
E più ci penso, più mi resta addosso una sensazione precisa: non era solo una protesta.
Io lì ci ho sentito un grido di dolore. Di quelli veri. Di quelli che non si possono più ignorare.
Perché qui non stiamo parlando di un muro scrostato o di un guasto “capitato per caso”.
Stiamo parlando di scuole.
Di luoghi che dovrebbero essere sicuri, dignitosi, curati.
Luoghi dove i nostri ragazzi crescono, studiano, imparano a diventare adulti.
E la cosa che fa più male è che quegli edifici non sono “di qualcuno”.
Sono della Provincia, sono del Comune… quindi sono nostri.
Sono proprietà pubbliche, cioè della comunità, di tutti noi che votiamo, che viviamo qui, che paghiamo, che mandiamo i figli a scuola.
Ma allora una domanda viene spontanea:
cosa è stato fatto davvero, in tutti questi anni, per i nostri figli?
Perché il punto non è solo “mancano i soldi”.
Quella frase ormai la conosciamo tutti.
Il punto è un altro: manca la programmazione, manca la manutenzione fatta con serietà, quella che si organizza prima che tutto cada a pezzi.
E invece no… si interviene solo quando diventa emergenza, solo quando il problema esplode, solo quando ormai non si può più nascondere.
E poi c’è un’altra cosa che mi fa rabbia.
La responsabilità non può essere sempre scaricata da una parte all’altra come fosse una palla avvelenata.
Da una parte ci sono i rappresentanti eletti, che passano, si alternano, cambiano…
dall’altra c’è chi lavora nelle amministrazioni, negli uffici, nelle strutture tecniche, e spesso resta lì per anni, al riparo dalle critiche.
E alla fine il risultato è sempre lo stesso:
nessuno risponde davvero.
Intanto però i nostri ragazzi stanno dentro “scatole” vecchie, rattoppate, con problemi nuovi e problemi vecchi che si trascinano da troppo tempo.
E questo non è normale. Non è accettabile.
Mi viene da pensare che la democrazia, quella vera, si sia un po’ consumata.
Figuriamoci la “partecipazione”.
Perché se la scuola non è una priorità, se non è un impegno pubblico, se non entra nemmeno nei programmi e nelle scelte di chi governa… allora cosa stiamo difendendo?
Mi dispiace solo per loro.
Per i nostri figli.
Perché meritano un mondo migliore di quello che gli stiamo lasciando.
E spero che almeno loro riescano davvero a “svoltare”, a pretendere un futuro più serio, più giusto, più pulito.
Un abbraccio ad Alessandra, che ancora una volta ha avuto il coraggio di lanciare il cuore al di là delle barricate.
E che ci ricorda che i problemi della scuola non sono problemi di una scuola soltanto.
Sono problemi di una comunità intera.
Massimiliano Pardi






