Oriana Fallaci era con il popolo ebraico. Ogni anno mi chiedo che cosa abbiamo fatto e che cosa facciamo il Giorno della Memoria che ricorda l'Olocausto?
Il Giorno della Memoria è stato istituito in Italia nel 2000, per ricordare la Shoah, le leggi razziali e la persecuzione degli ebrei e dei deportati, e si celebra ogni anno il 27 di gennaio, anniversario della liberazione di Auschwitz. A livello internazionale, è stato riconosciuto dalle Nazioni Unite nel 2005.
La Shoah è il punto più basso della civiltà europea e il Giorno della Memoria è il banco di prova della capacità di riconoscere il male prima che si faccia sistema, prima che sia legge o abitudine e silenzio.
Oriana Fallaci è nata a Firenze nel 1929, era figlia di un partigiano e lei stessa staffetta durante la Resistenza. Fu la prima giornalista donna in un fronte di guerra. Non scriveva per consolare. Scriveva per ferire. Amica degli ebrei, convinta che solo con una parola tagliente potesse svegliare le nostre coscienze addormentate. Cresciuta nell'Italia del fascismo e con la guerra, portava dentro di sé l'idea che la libertà non era un dato acquisito ma da conquistare giono dopo giorno con grande fatica.
Il Giorno della Memoria nasce per ricordare lo sterminio degli ebrei d'Europa, ma anche per ricordarci come sia stato possibile l'Olocausto: con la normalizzazione della forma di odio per gli ebrei, trasformando il pregiudizio in burocrazia, il razzismo in linguaggio popolare. Perché ci dobbiamo ricordare che Auschwitz non comincia con i forni crematori, ma con le parole. Con le parole che non uniscono ma separano, classificano, disumanizzano. E lei conosceva bene questo meccanismo. Ne aveva visto gli effetti nei totalitarismi del Novecento, nelle dittature mediorientali, nelle ideologie che promettono salvezza in cambio di obbedienza. Da qui il suo rifiuto di un pensiero unico, privo di critica e autonomia, di ogni ideologia che pretendeva di zittire il dubbio, il dissenso.
La Fallaci ci ricorda che la libertà non è mai garantita e che il sonno della ragione non produce solo mostri, ma produce abitudini, conformismi, cecità quotidiane, a non andare contro corrente, voltarsi dall'altra parte per quieto vivere, atomizzarsi nella società per il timore di essere giudicati o di sbagliare, senza potersi nascondere tra la massa acritica presa dalla quotidianità e dalle droghe di soap-opera mediatiche, oppio della gente e plasmate dal potente di turno con la complicità di tutti noi.
Nel Giorno della Memoria il rischio più grande è cercare di trasformare il ricordo in rituale. Una liturgia civile che non disturba, non interroga, non considera e non tiene conto delle nostre paure. La Memoria, dovrebbe, invece, costringerci a domandarci, oggi e nel tempo, quali sono i confini dell'umano.
La Fallaci non accettava la pacificazione delle coscienze e credeva che il compito del giornalista fosse di stare dalla parte della verità quando è impopolare, scomoda e solitaria. Una lezione che non coincide con l'infallibilità, ma con il coraggio.
Tuttavia, ricordare la Shoah significa difendere il diritto dell'umanità contro il potere mellifluo, amorfo, credere nel pensiero critico, nel dissentire e nel vigilare. Perché la memoria non è solo il passato, ma una responsabilità per il presente e il domani. Con la democrazia in apparente crisi, anche, da molti, considerata obsoleta, farraginosa, e che continua a perdere terreno a favore di autocrazie illiberali, considerate, a torto, sempre più in linea con la contemporaneità fatta di IA e decisioni veloci prese da uomini "forti" e non ragionate nei parlamenti eletti dalla gente, purtroppo sempre più orientata al non voto, ma ad astenersi, prodromo della fine delle libertà democratiche.
Quello che ci insegna la Shoah, ci ricorda: quale è il limite tra la libertà e essere controllati dal potente di turno. Una lezione per le giovani generazioni, che per loro fortuna non hanno conosciuto la guerra e danno per scontato, quasi fosse naturale, che la libertà conquistata dai loro nonni con il sacrificio del sangue, sia la normalità e non rendendosi conto che invece dobbiamo proteggerla ogni giono e lottare per difenderla, una volta persa diventa difficile riconquistarla.
Viviamo tempi bui e incerti con l'uomo forte sempre più reclamato da molti per il timore di pensare e decidere in maniera autonoma e indipendente. Ci stiamo sempre più chiudendo in noi stessi per timore del cambiamento e del nuovo. Con un domani triste, fatto di conflitti, guerre, paure e distruzioni.
Dobbiamo prendere esempio dalla Shoah e tornare alla ragione, al diritto internazionale e al multilateralismo. E quanto avvenuto con la Rivoluzione francese deve essere da monito per i nuovi autocrati che vogliono plasmate un nuovo ordine internazionale, che è basato sulle armi e di una società dove il più forte dominava sul più debole.
Tuttavia, la Shoah ci ricorda che l'uomo è capace di ogni cosa con la scusa di interessi nazionali, delle ideologie e di crudeltà e nefandezze animalesche. Oggi ricordiamo il Giorno della Memoria per non dimenticare, per dare luce e speranza per un domani migliore, fatto di libertà critica e di benessere. Un giorno in cui ci fermiamo a pensare. La Shoah come l'urlo di Munch, la speranza che non si ripeta il passato, e l'icona suprema dell'angoscia, della disperazione e del dramma esistenziale moderno.
Enzo Sossi






