«Ci viene contestata una proposta, una impostazione di fondo, che il SAPPE non ha mai fatto. Non abbiamo chiesto di riaprire nostalgicamente le vecchie supercarceri di Pianosa e Asinara, non abbiamo invocato l'isolamento permanente dei detenuti e non abbiamo mai pensato di “buttare la chiave”. Abbiamo posto una domanda concreta: come deve reagire lo Stato davanti a quella minoranza di detenuti che aggredisce ripetutamente Poliziotti Penitenziari e altri reclusi, incendia celle, devasta sezioni e continua a seminare violenza, magari passando semplicemente da un carcere all'altro?». Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, replicando alle polemiche seguite alla proposta del SAPPE sulla gestione dei detenuti protagonisti di comportamenti gravemente e reiteratamente violenti, facendo esplicito riferimento all'impostazione ed ai contenuti di un nuovo articolo di Giovanni Battista de Blasis pubblicato sul blog “PoliziaPenitenziaria.it”, che è tornato sull’argomento con particolare riferimento alla necessità di superare la logica dei semplici trasferimenti e di valorizzare gli strumenti già previsti dall'ordinamento, a partire dagli articoli 14-bis e 32.
«Qualcuno – osserva il leader del SAPPE – ha preferito combattere contro uno spaventapasseri costruito ad arte piuttosto che confrontarsi con ciò che abbiamo realmente scritto. La nostra proposta è semplice: utilizzare concretamente gli strumenti già previsti dall'ordinamento, a partire dall'articolo 14-bis e dall'articolo 32 del D.P.R. 230 del 2000, realizzando una rete limitata di istituti o sezioni specializzate per quei soggetti che, per il loro comportamento concreto durante la detenzione, richiedono particolari cautele». Il SAPPE chiarisce che il riferimento a Pianosa e Asinara «non è una richiesta di restaurazione delle vecchie strutture penitenziarie». «Le supercarceri degli anni Ottanta e Novanta non devono tornare – precisa Capece –. Quello che merita di essere recuperato è il principio organizzativo della differenziazione. Non tutti i detenuti possono essere gestiti nello stesso modo e negli stessi luoghi. Abbiamo parlato di strutture del 2026, non di riaprire cancelli impolverati da trent'anni». La proposta del primo Sindacato del Corpo, sottolinea, non riguarda il 41-bis né esclusivamente la criminalità organizzata: «Parliamo della pericolosità operativa che si manifesta quotidianamente nelle sezioni ordinarie. Un detenuto può non appartenere alla mafia e tuttavia aggredire ripetutamente agenti e compagni, incendiare materassi, distruggere celle e impianti e destabilizzare un'intera sezione. Questa realtà esiste e negarla significa voltare le spalle a chi lavora ogni giorno nelle carceri». «Il criterio – aggiunge – non deve essere la diagnosi, la nazionalità, la tossicodipendenza o il reato commesso, ma esclusivamente il comportamento concretamente tenuto durante la detenzione. Comprendere le cause di un'aggressione non può significare ignorarne le conseguenze. Se una persona necessita di cure, lo Stato deve garantirle. Ma deve contemporaneamente proteggere Poliziotti Penitenziari, altri detenuti e operatori».
Il modello proposto dal SAPPE prevede piccoli numeri, organici adeguati, personale specializzato, formazione, tecniche di de-escalation, videosorveglianza, sistemi di allarme, assistenza sanitaria e psichiatrica permanente e verifiche periodiche. «Sicurezza e trattamento non sono nemici – conclude Capece –. La sicurezza è la condizione perché il trattamento possa esistere. Al Ministro Nordio e al Capo del DAP De Michele chiediamo una ricognizione nazionale sulle aggressioni e sull'applicazione degli articoli 14-bis e 32, un tavolo tecnico e un piano operativo per strutture specializzate. Potranno essere realtà insulari logisticamente compatibili oppure altri luoghi più idonei: non difendiamo una scelta geografica, ma un principio. Le vecchie supercarceri non devono tornare. Deve però tornare la capacità dello Stato di distinguere, organizzare, curare e, quando necessario, contenere».
SAPPE - Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria






