Tempo di proteste e di violenze. Va bene a metà perché, in democrazia, le proteste sono pane quotidiano e assieme alle contestazioni mosse da chi è eletto in Parlamento per rappresentare la gente, ci sono - e ci devono essere - le manifestazioni di chi esprime il disagio della propria categoria (esempio gli autotrasportatori) e di chi contesta, in generale, le mille problematiche del vivere quotidiano.
Va bene così. Chi governa deve sapere che c'è e ci sarà, spesso e volentieri, il dissenso di chi si sente leso e di chi dice, ad esempio, che il caro vita è insopportabile. Le proteste sono funzionali alla democrazia anche perché qualcosa, qualche problematica può essere poco conosciuta o magari sottovalutata. Bisogna conoscere le cifre, i dati numerici, quanto costa agire per risolvere questo o quel determinato problema. Molti giovani dicono che “non viene loro offerto un futuro dignitoso” e che non si può andare avanti così. Mi viene spontaneo fare, in merito, qualche considerazione.
La prima considerazione si basa sul fatto che il numero degli occupati negli ultimi anni è aumentato, E' vero che si arriva al calcolo del numero degli occupati basandosi sui dati di quanti lavorano per poche ore alla settimana e di chi lavora “a tempo determinato” (quelli che lavorano a tempo determinato ci saranno sempre, perché le economie che si basano sul turismo richiedono dei lavori che vanno avanti solo per qualche mese) ma è anche vero che il sistema di calcolo è sempre quello, da anni, e quindi l'aumento numerico degli occupati è un dato positivo.
Positivo, certo ma non basta. Serve ben altro. Serve in generale stare al passo con l'aumento del costo della vita, serve inoltre tanta giustizia in più nei tanti settori dove c'è arretratezza.
E allora? Ci sono tanti cartelli di ricerca personale ed è vero che, a volte, il personale non si trova. Si deve fare una riflessione: forse perché, se è che moltissimi imprenditori sono persone serie, c'è anche chi, il personale dipendente lo sfrutta più o meno. E quindi, intanto deve essere chiara una cosa: occorrono più ispettori del lavoro, occorrono molto più controlli, si deve fare il massimo perché il personale sia giustamente pagato e il lavoro sia sempre regolare. D'altra, bisogna dire che molti giovani cambiano lavoro, e cioè trovano un lavoro più appagante, che consente maggiori guadagni.
Ma voglio aggiungere un'altra considerazione. In tutte le epoche ed in ogni periodo, poiché “i soldi non si stampano”, i soldi da distribuire tra il popolo saranno sempre insufficienti. Vanno individuate le priorità e tra le priorità, quelle che lo sono ancor di più. Cosa difficile. Le varie maggioranze di Governo, nel tempo, avranno visione diversa delle priorità, ma certo bisogna combattere il caro vita, dare giuste pensioni, permettere cure sanitarie in tempi rapidi, etc. Il solo elenco è lungo. Vorrei aumentare i posti nelle carceri, poiché l'ammassamento non va bene. Diminuire i tempi lunghi nell'amministrare la giustizia, servono più giudici. Non se ne assume, male.
E c'è tanta gente che dorme all'aperto, 60.000 italiani a tanti altri., Non si può non dare un tetto a chi non lo ha, è una forma di tortura. Perché non si fa in modo che, dei 60,000 citati, ogni anno, almeno a 3 o 4.000 persone (quelli più anziani, quelli più sofferenti), si possa dare un tetto?
Ci sono altre situazioni in cui, invece, si può legiferare senza costi, con vantaggi generali. La casa nel bosco, esempio negativo. Sono tanti i bimbi allontanati dalle famiglie, da genitori che vogliono loro bene. Non si può capire.
Posso indicate tante altre situazioni di estremo disagio e sofferenza, lo farò in un prossimo intervento.
Guido Retali






