Dispiace dover tornare sulla mozione di sfiducia approvata nel consiglio comunale di giovedì 21 maggio nei confronti della presidente del consiglio comunale Lara Giusti, ma ce lo chiedono i cittadini, confusi dalle tendenziose interpretazioni della minoranza consiliare e di certi schieramenti, politici e non. Siamo costretti quindi a rifare la cronistoria dell' accaduto, per chiarire in maniera oggettiva ed incontestabile come stanno le cose.
Le nuove nomine decise del sindaco ed annunciate nel consiglio comunale del 29 aprile scorso erano state preannunciate dal sindaco ai consiglieri comunali in una riunione di pre-consiglio, alla quale la presidente del consiglio comunale era assente per motivi personali. Prima del consiglio, comunque, il sindaco aveva provveduto ad informarla di tutto, e la stessa Giusti non aveva effettuato alcuna osservazione riguardo alle decisioni prese. La scintilla è scattata all' inizio del consiglio comunale del 29 aprile, quando è stato dato all' assemblea l' annuncio dell' avvicendamento in Giunta fra Luca Eller Vainicher e Roberto Marini, con la stretta di mano fra l' assessore uscente e quello in pectore di fronte al sindaco, gesto che ha reso l' idea del normale, sereno e motivato avvicendamento in corso. Poche ore dopo la seduta Consiliare, il 30 aprile, Lara Giusti, firmandosi come presidente del consiglio comunale, ha mandato a tutte le testate giornalistiche del territorio un comunicato con cui contestava quanto avvenuto parlando di "nomine fatte con scelte non condivise" e di "squadra che non c'è più" riferendosi alla nostra amministrazione comunale.
Il sindaco ha contattato subito dopo la Giusti chiedendole spiegazioni su questa uscita pubblica, che avrebbe potuto essere evitata esponendo personalmente e non pubblicamente le questioni rilevate, ed invitandola ad un ulteriore colloquio che è puntualmente avvenuto nei giorni successivi. Nonostante le spiegazioni e i tentativi di riconciliazione, la Giusti è rimasta sulle sue posizioni, iniziando a sua volta una campagna social che ha avuto ripercussioni anche su tutti gli altri consiglieri comunali della maggioranza. Per questo motivo, e per altri episodi avvenuti in passato dove la presidente del consiglio comunale aveva prevaricato le proprie funzioni "super partes", l'amministrazione comunale ha deciso di presentare la mozione di sfiducia, che è stata sottoscritta dal sindaco e da tutti gli altri dieci consiglieri comunali di maggioranza. Dalla data della convocazione del successivo consiglio comunale in poi, firmata dalla stessa presidente del consiglio, si sono succeduti da parte della Giusti ulteriori messaggi social a tutti i consiglieri con toni intimidatori ed inopportuni, con parole non appartenenti al suo lessico abituale, che fanno pensare che la stessa possa essere stata ispirata da terzi, interessati per diversi motivi a mettere in difficoltà l'amministrazione comunale. Nonostante tutto questo, fino al giorno del consiglio comunale, si sono succeduti ulteriori tentativi di riconciliazione, tutti senza esito.
Tutto quanto sopra elencato, se fosse necessario, è ampiamente documentabile da parte del sindaco e dei consiglieri comunali di maggioranza.
Dispiace quindi, come detto, dover riportare tutto alla realtà dei fatti, ma leggere all'indomani del consiglio comunale di "sentenza", di "violenza", di “posto promesso a qualcun altro” e di "privazione della libertà di parola", oltre a quello che si è dovuto sentire in consiglio comunale, con il sindaco appellato come "mostro", "dittatore" ed altro che non stiamo qui a riportare, è davvero inaccettabile. Nessuno ha mai impedito al consigliere comunale Lara Giusti di espletare le sue funzioni, anche quando non avrebbe potuto occuparsene in quanto presidente del consiglio comunale. È proprio la sua soggettiva interpretazione di quel ruolo istituzionale che non è stata legittimamente condivisa, sia dal sindaco che dagli altri dieci consiglieri comunali di maggioranza. La mozione di sfiducia ne è la logica conseguenza , ed è stata approvata in maniera assolutamente legittima come ha attestato la segretaria comunale nell' ultimo consiglio.
La richiesta di sfiducia nei confronti del presidente del Consiglio comunale - è bene che sia chiaro - non nasce quindi da una “paura del dissenso”, ma dall’esigenza di tutelare il corretto funzionamento delle istituzioni. Il presidente del consiglio comunale deve garantire equilibrio, imparzialità e rispetto del ruolo super partes. Quando chi ricopre quella carica entra apertamente nello scontro politico contro la stessa maggioranza che governa il Comune, è inevitabile che si apra una valutazione politica e istituzionale.
Parlare di “crisi irreversibile” o di “maggioranza spaccata” appare una lettura forzata dell’opposizione, che cerca di trasformare un confronto interno in un caso politico più grande della realtà. In ogni amministrazione possono esserci discussioni, sensibilità diverse e confronti anche duri: questo non significa automaticamente paralisi amministrativa o caduta della maggioranza.
La maggioranza continua infatti a governare, ad assumersi responsabilità amministrative e a prendere decisioni nell’interesse della città. Le nomine e i rimpasti contestati rientrano nelle prerogative politiche del sindaco e della coalizione eletta dai cittadini.
Va anche ricordato che il Consiglio comunale è il luogo del confronto democratico: presentare una mozione di sfiducia è uno strumento previsto dalle regole, non un atto eversivo o antidemocratico. Sono i consiglieri, in aula – come è stato legittimamente fatto - a valutare serenamente se esistano ancora le condizioni di fiducia istituzionale nei confronti del presidente del Consiglio.
Infine, è utile evitare toni esasperati e personalizzazioni. Portoferraio ha bisogno di stabilità amministrativa, confronto serio e attenzione ai problemi concreti dei cittadini, non di polemiche permanenti costruite per ottenere visibilità politica.
Amministrazione Comunale di Portoferraio






